Dell’alternanza… colta!

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di Maurizio Tiriticco, Educazione & Scuola, 29.8.2017

– Ormai l’alternanza è, o dovrebbe essere, la costante di ogni attività di insegnamento/apprendimento, e non perché lo dice la Ministra! Anni fa girava l’adagio “fare con la testa, pensare con le mani”, a significare che in effetti non c’è frattura tra il lavoro intellettuale e quello manuale, fatta esclusione di tutta la storia dell’uomo, in cui, però, “pochi” hanno pensato bene solo di “pensare”, appunto, costringendo, invece, “i più” a “fare con le mani”… e con i piedi, anche! Ed era un adagio derivato anche dal pensiero di Edgar Morin. E’ opportuno ricordare almeno due dei suoi famosi “sette saperi” (Les sept savoirs nécessaires à l’éducation du futur, Unesco-Paris, 2002), che così recitano: “Insegnare a cogliere le relazioni che corrono tra le parti e il tutto in un mondo complesso” e “Insegnare a navigare in un oceano di incertezze attraverso arcipelaghi di certezze”.

Com’è noto, Morin è stato uno degli ispiratori delle “Indicazioni per il curricolo per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione”, varati nel lontano 2007. E la svolta che assumeva il “fare” nelle attività di insegnamento nella scuola del primo ciclo di istruzione, ha via via assunto una grande validità, anche e soprattutto per l’istruzione del secondo ciclo, là dove gli studenti si avviano alla maggiore età. Ed è un’età in cui il “fare” non può non realizzarsi solo all’interno delle aule scolastiche o degli stessi laboratori. Occorre “uscire dalla scuola” e trovare nel “mondo del lavoro” quelle occasioni esperienziali che la scuola può rappresentare, ma che non è in grado di offrire.

Nel caso degli istituti professionali e degli istituti tecnici il problema non si pone in modo assoluto, perché le esperienze della cosiddetta “terza area” per i professionali e della “didattica per progetti” per i tecnici hanno fatto storia e costituiscono attività consolidate, anche perché, quando si parla di “mondo del lavoro”, il primo pensiero va sempre a quello manuale, come se il lavoro non fosse anche quello degli avvocati, dei giudici e di tutti i professionisti in genere. Comunque, a parte le divagazioni del caso, resta sempre il fatto che, quando si parla di licei, il discorso si complica. Dei sei licei del nostro sistema di istruzione, il discorso non si pone tanto per il “musicale” o l’“artistico”, ma per gli altri sì! Alludo al “classico”, al “linguistico”, allo “scientifico” e al liceo “delle scienze umane”.

Accedere a un fabbrica è relativamente “semplice” per uno studente di istituto tecnico o professionale, ma uno studente di liceo classico – detto in soldoni – dove lo mandiamo ad “alternare”? L’interrogativo, però, vale solo se pensiamo al mondo del lavoro in cui la funzione manuale sia dominante – salvo il fatto che, oggi, con tecnologie sempre più avanzate, le tute blu è difficile trovarle! Ed è un dato che gli operai della Fca di Melfi lavorano con tute bianche! Anche se, soprattutto le operaie, lamentano il fatto che si devono lavare lo stesso e più spesso che le tute blu: di fatto, anche in una fabbrica avanzata, la manualità non è mai cancellata del tutto.

Comunque, a parte queste divagazioni, dove possiamo mandare in alternanza gli studenti di un liceo classico? Le occasioni non mancano, se pensiamo che le condizioni del lavoro, e le stesse occasioni, oggi sono profondamente cambiate! Dei tre settori, di un tempo, la campagna, la fabbrica, i servizi, sembra che questi ultimi abbiano fagocitato i primi! Trattori e robot hanno sostituito falci e martelli! E la testa sembra che l’abbia vinta sulle mani!

Tra le tante occasioni per l’alternanza “liceale”, possiamo citarne alcune: un museo; una libreria; la redazione di un giornale o di una rivista; una stazione televisiva. Quante occasioni per “accedere” ad avvenimenti civici e culturali e poterci riflettere! Ma pensiamo anche a un briko, ordinatissimo e pulitissimo, quello che una volta era un negozio di ferramenta, sempre un po’ puzzolente e disordinato! Ebbene, uno studente di liceo scientifico ci si divertirebbe un mondo! E che dire di un’agenzia di viaggi? Treni ed aerei, per non dire di quelle navi da crociera grosse così… vere e proprie città naviganti! Sono tutte occasioni per visitare virtualmente il mondo intero. Fare il commesso in un negozio di Armani o di Versace costituirebbe una grande occasione per riflettere sulla moda che, oggi, sembra più un fatto d’arte che il lavoro di un sarto. E un’occasione per riflettere sul corpo, sulla sua salute! Una commessa dice alla cliente un po’ in carne, che prova abiti su abiti senza mai poter prendere una decisione: “Signora mia! Come può pretendere di indossare quest’abito, se non va mai in palestra”?

Un’altra grossa occasione è la redazione di un quotidiano! Notizie a iosa! Articoli di fondo! Foto, disegni, grafici… e tutto deve entrare in una pagina… ma no… impostiamo un paginone! L’artefatto che acquistiamo al mattino all’edicola è nato in poche ore, ma.. con quanta fatica!Il Per non dire di una casa editrice: laddove giungono manoscritti a iosa di tanti autori che si sentono scrittori in erba, in attesa di “essere scoperti”. Avere a che fare con dei manoscritti di racconti o romanzi, presentati da “illustri” sconosciuti che già si sentono Jack London o Garcia Marquez, è una grossa occasione per leggere tanto e di tutto e “sentirsi un po’ insegnanti”! Una sorta di “autoeducazione linguistica”. Del resto, quante volte il Manzoni, lombardo doc, ha dovuto sciacquare i panni in Arno, sperando di raggiungere almeno 25 lettori? Avrà mai pensato che il suo romanzo, così di rottura per i suoi tempi, sarebbe stato oggetto di tante sofferenze per i nostri ragazzi? Mah! Così va il mondo! Direbbe!

Per concludere, oggi il lavoro non è solo manuale, anzi, solo occasionalmente lo è: forse, più per riparare manufatti che per progettarli, fabbricarli, venderli! Alternare la scuola al lavoro, quindi, di fatto sembra che sia più facile rispetto a tanti anni fa, quando la divisione del lavoro tra mani e cervello era più netta. Anzi, l’alternanza non dovrebbe costituire una cosa “altra” rispetto all’insegnamento di sempre, aula, banchi, cattedra, lezione, cattedratica o meno che sia, interrogazione! Potremmo definirli “relitti” di una scuola che fu… ma che forse c’è ancora? Non so! Comunque, nessun insegnante di liceo, classico naturalmente, può venirmi a dire che per i suoi studenti l’alternanza è una cosa… che non s’ha da fare!

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Dell’alternanza… colta! ultima modifica: 2017-08-31T07:52:38+01:00 da Gilda Venezia
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