E a Berlino si guarda all’Italia delle ‘classi aperte’

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 Oggiscuola  9.2.2017

– Renate Puhl Magnani è la coordinatrice del team di pedagogisti in una scuola primaria di Berlino. Lo scorso anno ha trascorso un periodo alla primaria Giordani di Bologna per studiare da vicino il modello dell’integrazione scolastica, rimanendone colpitissima. Ha portato nella sua scuola i risultati dello studio sul campo, perché  nell’area di Berlino si è avviato un percorso di allontanamento dalle scuole speciali verso il modello  dell’inclusione.

Professoressa Magnani, qual è la sua esperienza?
Il sistema scolastico tedesco non è centralizzato, ma federale: c’è una grande distanza, ad esempio, tra Berlino e la Baviera. Io lavoro a Berlino in una scuola primaria a tempo pieno e il team è composto da metà insegnanti e metà da pedagogisti. Abbiamo 18 classi dalla I alla VI: le prime due classi lavorano insieme in modo eterogeneo, nell’ottica del supporto verso i piccoli. Il sistema scolastico in Germani, in generale, è molto selettivo . E soprattutto le famiglie svantaggiate hanno poche possibilità di migliorare la loro conduzione attraverso l’istruzione. A Berlino però è in corso un programma per supportare le scuole come la nostra, specialmente nelle aree dove vivono famiglie socialmente deboli che solitamente hanno poche possibilità di avere un’istruzione che li faccia davvero crescere. Questo tipo di scuole è ritenuto capace di diminuire il divario sociale.

Come funziona l’integrazione scolastica?
Il sistema scolastico tedesco, come dicevo, è molto diverso a seconda della regione di appartenenza. A Berlino dal 2013 è in vigore un programma di inclusione e tutte le scuole sono obbligate a integrare ragazzi con handicap e a formare gli staff ad hoc.

In Germania ci sono ancora classi differenziali?
Le scuole speciali sono quasi tutte chiuse: restano  sono quelle per ciechi, sordi e per bambini con gravissimi handicap mentali. Nella nostra scuola invece abbiamo ragazzi disabili mentali e fisici, ad un livello tale da essere seguiti in classi regolari.Hanno un supporto specifico di insegnanti ed educatori, ma siamo ancora molto lontani dal livello trovato a bologna. Si sta lavorando per capire come muoversi. Sono stati stanziati 50mila euro extra per l’inclusione da usare per ciò che a noi sembra importante: risorse umane o attrezzature. Ogni scuola, poi, a Berlino riceve circa 130 euro a bimbo e ulteriori 11mila per attrezzature. Si è sostituito un network  per l’inclusione che si incontra quattro volte all’anno. Credo che la direzione sia quella giusta ma c’è ancora tanto da fare. E bisogna investire di più, anche per lo staff. Al momento a Berlino mancano insegnanti ed educatori specializzati o sono lontani da ciò che alla scuola Giordani di Bologna è alla base dell’integrazione: la collegialità, l’unione del team verso lo stesso obiettivo. In molte scuole, anche nella nostra, certi insegnanti sono impauriti: vogliono che gli specializzati si occupino di questi bambini senza essere troppo coinvolti.

Cosa l’ha più colpita del sistema italiano?
Il coinvolgimento del team alla Giordani è incredibile e poi gli insegnanti sono più formati. Si tenta ogni strada per coinvolgere i ragazzi più gravi: è stupefacente. Li ho visti mangiare insieme in mensa. Bello vedere i ragazzi in una ‘sorta di normalità’ perché gli altri sono abituati a viverci insieme: questa cosa mi ha colpito davvero. Era tutto così naturale, l’accettazione è elevata. C’è esattamente la concezione di ciò di cui hanno bisogno questi bambini: li si porta nelle aule speciali per fare alcuni servizi e poi tornano in classe. Da noi le attrezzature delle scuole sono di alta qualità, le classi in Italia non sono così belle, ma tutto sommato cosa importa se gli armadietti sono rotti? Più importante l’obiettivo finale, l’inclusione. Lo stesso vale per la palestra, così semplice, la mensa rumorosa, ma l’atmosfera è sempre più focalizzata sui bisogni dei bambini, anche quelli più elementari.

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E a Berlino si guarda all’Italia delle ‘classi aperte’ ultima modifica: 2017-02-09T22:15:17+01:00 da Gilda Venezia
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