Educazione civica obbligatoria a scuola per legge: ma serve davvero?

di C.C. Today, 7.1.2019

La Lega ha presentato un progetto di legge per renderla materia obbligatoria dalla materna fino alla Maturità e l’Anci ha depositato 75mila firme per una proposta di legge simile, ma nella scuola c’è chi è contrario a quella che sembra una riforma condivisa: ecco perché.

Educazione civica obbligatoria a scuola per legge: ma serve davvero?

Sulla carta sembra una di quelle cose fatte per mettere d’accordo tutti: l’educazione civica a scuola obbligatoria per legge. Da quando fu istituita nel 1958 dall’allora ministro della Pubblica Istruzione Aldo Moro, nel corso degli anni la materia ha visto cambiare nome e “peso” all’interno della scuola, rimanendo comunque un po’ una “cenerentola” e non c’è stato governo o politico che non abbia espresso l’intenzione di potenziarla, riformarla, aggiornarla, adattarla e così via.

Le proposte di legge per l’educazione civica obbligatoria a scuola

Appena qualche giorno fa una delegazione dell’Anci, guidata dal sindaco di Firenze Dario Nardella e composta dalla vicesindaca di Bologna Marilena Pillati e dall’assessore del Comune di Firenze Massimo Fratini, ha depositato in Parlamento le oltre 75mila firme raccolte nel corso di questi ultimi cinque mesi per la proposta di legge di iniziativa popolare “per l’introduzione dell’insegnamento di educazione alla cittadianza come materia con voto autonomo, nei curricula scolastici di ogni ordine e grado. “Se non l’aveste proposta voi, l’avrei fatto sicuramente io in Senato cercando un consenso trasversale”, aveva detto la senatrice Liliana Segre firmando la proposta di legge dell’Anci (lei come tanti altri personaggi della cultura, dello sport e dello spettacolo). Giusto un mese fa alla Camera i ministri leghisti Salvini, Bussetti e Fontana hanno presentato un progetto di legge per rendere la materia “obbligatoria in tutte le scuole italiane”.  L’idea è quella di inserire nelle scuole d’infanzia “progetti di Educazione civica” e nella scuola primaria 33 ore annuali con una valutazione sulle conoscenze dal terzo anno delle elementari. In più sono previste anche certificazioni di “soft skills” alla fine del triennio delle medie e del biennio delle superiori e l’educazione civica sarà materia di colloquio sia all’esame di terza media sia all’orale della Maturità. Ma c’era stata anche un’altra proposta, depositata dal PD, per far restare l’educazione civica “trasversale” e con un voto autonomo espresso dal consiglio di classe.

“La politica impone ciò che non sa offrire con l’esempio”

Conoscenza della Costituzione, contrasto al bullismo, educazione alla legalità, all’ambiente, all’utilizzo della rete, sicurezza stradale, rispetto reciproco: c’è un po’ di tutto tra gli obiettivi delle varie iniziative. Come si può essere contrari o non approvare quelle che sembrano principi di buon senso? Eppure nella scuola c’è chi non sembra aspettare quest’ennesima riforma (quale che sia e da qualsiasi parte venga) come una manna dal cielo. Pier Paolo Eramo, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Jacopo Sanvitale – Fra Salimbene di Parma, ha scritto un post fiume su Facebook per replicare a questo rinnovato interesse per l’educazione civica da parte della politica. “Finché era L’Anci a proporla, un po’ la scusavamo… i sindaci vedono il degrado dei comportamenti e pensano che la scuola debba fare di più (come sempre, come tutti). Ora però ci si è messo pure il ministro a promettere la reintroduzione di 33 ore annuali di educazione civica”, esordisce Eramo, che vede in tutto ciò “una poverissima foglia di fico d un ceto politico incapace esso stesso di rispettare le istituzioni e la persona umana, che vorebbe imporre ai giovani con le parole quelo che non sa fare con l’esempio”.

“Le competenze sociali e civiche – di questo si parla – non possono essere confinate a una materia, ma sono le condizioni di ogni apprendimento significativo”, chiarisce il preside, secondo il quale “confinare l’educazione alla cittadinanza a un solo docente con un’ora settimanale significa in primo luogo deresponsabilizzare gli altri; in secondo luogo minare tutto il lavoro fatto da dieci anni a questa parte sulle competenze, che sono appunto un insieme di conoscenze e abilità che vanno ben oltre le singole materie e che devono dimostrarsi in comportamenti concreti nei confronti dei compagni, degli adulti, dell’ambiente di vita”.

L’intera scuola deve essere impegnata in questa battaglia di civiltà, e prima della scuola la famiglia, e, fuori dalla famiglia e dalla scuola, gli adulti di questo paese gli uomini delle istituzioni, che devono ricordarsi tutti i giorni di essere esempio per i ragazzi ed esercitare costantemente il loro ruolo educativo. Ma, soprattutto, le competenze sociali e civiche si imparano facendo, ricoprendo ruoli e responsabilità fin dalla scuola elementare, non studiando l’ennesimo libro sulle regole e sulla Costituzione (temi già presenti in tutti i libri di testo).

Come costruire i cittadini di domani?

Anziché “farcire di nozioni i ragazzi”, secondo il preside per formare i cittadini di domani servono tante altre attività “che non hanno a che fare con una materia”, piccole azioni quotidiane che li mettano in condizioni di capire “il senso della raccolta differenziata, il rispetto del turno di parola, l’empatia verso chi ha bisogno, l’ascolto di un compagno che sta parlando, l’importanza dell’onestà e dell’impegno personale, l’importanza di spegnere la luce o di lasciare in ordine un’aula”. Come? Ad esempio “i bambini e i ragazzi devono apparecchiare e sparecchiare la tavola a mensa, lavorare nell’orto della scuola, prendersi cura dell’ordine e della pulizia, partecipare alla gestione della vita di classe e alla soluzione dei conflitti, scrivere e riscrivere le regole negoziandole con gli adulti, esprimere loro rappresentanti, essere chiamati a rispondere dei loro comportamenti, a riflettere sui loro errori e sui loro progressi, come si fa con gli adulti”, ma anche “fare fin da subito attività di volontariato, viaggiare all’estero, fare scambi di classe, scoprire esperienzialmente la solidarietà, la povertà, l’impegno per gli altri. Organizzare una raccolta fondi, una merenda solidale, un ballo della scuola, un servizio d’ordine, una mostra, un concorso”.

“E’ inaccettabile che vengano messe in discussione la serietà e la onorabilità di chi sta dietro la cattedra. Ho letto di quel ragazzino che ha preso 3 e ha fatto causa all’insegnante, ma quando accadeva a me io dovevo preoccuparmi di mio padre. Sono cose fuori dal mondo e bisogna imparare il rispetto“, aveva detto il ministro dell’Interno Salvini presentando alla Camera il progetto di legge sull’educazione civica. Parole che ancora una volta sembrano fatte per far scattare subito il collo avanti e indietro per esprimere approvazione e incoraggiamento. Come negare infatti che i professori siano oggi sotto attacco, oggetto di bullismo e mobbing? Eppure, conclude Eramo, “in questa proposta c’è un po’ lo scandalo del quaranta/cinquantenne che non si capacita del fatto che un undicenne lo mandi a quel paese e dica parolacce inaudite, le stesse peraltro che ogni giorno sente per strada, in televisione e sulla rete. Rassicuriamo il nostro ministro, e pure l’Anci: quell’undicenne continuerà a mandare a quel paese anche la sua prof di educazione alla cittadinanza“.

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Educazione civica obbligatoria a scuola per legge: ma serve davvero? ultima modifica: 2019-01-07T17:25:18+01:00 da Gilda Venezia
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