Elementari, chi paga la ginnastica coi tutor?

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di Paolo Romano, Il Corriere Scuola di vita, 15.10.2017

– Andiamo con ordine. Nonostante la Buona Scuola prevedesse il reclutamento di laureati in scienze motorie per l’insegnamento relativo nella scuola primaria, allo stato la materia (curricolare) è ancora affidata ai maestri e alle maestre.

Però, il ragionamento dalle parti del Miur, del Parlamento e del Coni è stato pressappoco questo: l’educazione motoria è fondamentale nell’età che va dai 6 ai 10 anni, fatta così non serve a nulla, aumentano i numeri dell’obesità infantile, aumenta pure la cultura sedentaria. E’ ora di fare sul serio. Mica assumendo, per carità, ma  col progetto “Sport in classe”, finanziato dal ministero, in gran parte facendo leva sul Fondo per l’infanzia e l’adolescenza.

Come funziona? Viene spedito un “tutor”, esperto della materia, che affianca l’insegnante durante il tempo dedicato alle scienze motorie, e, in buona sostanza, fa fare ginnastica ai bambini. Che contribuiscono a pagare   il servizio. Già, perché con una sussidiarietà verticale la palla passa dallo Stato, alle Regioni, ai Comuni e ai Municipi che scelgono cooperative che scelgono i tutor. Le cooperative, a loro volta, chiedono un piccolo contributo a ogni famiglia, una media di 15-20 euro all’anno, per correre in palestra. L’anno scorso, per dire, hanno aderito in tutta Italia quasi 7 mila plessi e 1.171.880 bambini, quindi le entrate si aggirano intorno ai 20 milioni di euro.

Beninteso, non si tratta di un obbligo, ma di una possibilità (caldissimamente caldeggiata dalle scuole, tuttavia) e basta un solo alunno contrario al progetto perché la classe non aderisca al progetto. La filosofia di fondo, invece, è piuttosto surreale: hai una materia obbligatoria, se vuoi farla bene paghi, se vuoi farla male è gratis.

Ma tornando ai finanziamenti, è curioso che si debba attingere al Fondo per l’infanzia che è ripartito tra le regioni (e il 30 per cento nei 15 comuni maggiori) seguendo i seguenti criteri: carenza di strutture per la prima infanzia; numero di minori presenti in presidi residenziali socio-assistenziali; percentuale di dispersione scolastica; percentuali di famiglie con figli minori che vivono sotto la soglia della povertà; percentuale del coinvolgimento di minori in attività criminose.

Cosa c’entri il finanziamento della ginnastica a scuola, quindi, non è ben chiaro, specie in zone centrali di città come Roma o Torino, dove la quota di disagio è nettamente inferiore alle periferie. Pare, piuttosto, rispondere alla necessità di sopperire ad una oggettiva lacuna, il mancato arruolamento di insegnanti ad hoc.

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Elementari, chi paga la ginnastica coi tutor? ultima modifica: 2017-10-15T09:41:05+01:00 da Gilda Venezia
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