Genitori da educare

inviata da Sergio Torcinovich, 17.8.2017

– E’ stato presentato alla Camera dei deputati una proposta di legge “per la formazione della genitorialità e per il sostegno della responsabilità educativa dei genitori”. La proposta porta la firma di 49 deputati, tutti del PD. Prima firmataria è la pedagogista Vanna Iori, docente di pedagogia della famiglia presso l’Università cattolica.

La discussione è già iniziata nella Commissione Affari Sociali. L’articolato è assai limitato: tre soli articoli, di cui il terzo recita l’ormai usuale formula “senza nuovi o maggiori oneri per lo Stato”.

Nella presentazione, dall’incerta sintassi, viene dipinta a tinte fosche la piaga del disagio adolescenziale, la cui causa prima viene individuata nell’assenza e nel silenzio dei genitori. Una prima domanda sorge spontanea: e se anche i genitori fossero stati, ai loro tempi, adolescenti disagiati e, oggi, adulti confusi?

Venendo all’articolato, l’art. 1 a mo’ di preambolo descrive le finalità della legge: “il sostegno della responsabilità genitoriale”. E’ il secondo articolo che entra nel merito. Il primo comma dispone che, nell’ambito dei corsi di preparazione al parto, metà delle ore vengano dedicate “all’accesso al ruolo genitoriale”.

Il comma due riguarda nello specifico la scuola, disponendo che “all’interno degli organismi collegiali (sic) dovranno essere svolte attività formative “a sostegno della responsabilità educativa genitoriale”. Tali attività potranno essere realizzate in collaborazione con Enti e associazioni private, in ossequio al principio di sussidiarietà. Saranno anche i Comuni a dover promuovere servizi socio-educativi per le famiglie fragili, “coinvolgendo il mondo sportivo e la Chiesa” che si suppone essere quella cattolica, vista l’iniziale maiuscola (quindi niente per ebrei e musulmani?). E naturalmente, anche la scuola.

Che dire? Una legge si giudica anche dai suoi effetti derivanti dall’applicazione e, a parere di chi scrive, tale proposta ha scarse possibilità di essere approvata in questa fine legislatura che si prevede irta di insidie e colpi bassi elettoralistici. La filosofia di fondo che ha ispirato i proponenti è però evidente: delinea un intervento educativo da Stato etico che però stride con l’appartenenza politica dei parlamentari, posto che il PD ormai da anni ha abbracciato il dogma liberal-conservatore dello Stato minimo (quando non si tratti di preservare gli interessi delle grandi famiglie capitaliste, beninteso).

Eppure nella Costituzione la famiglia è considerata, pur in modo non del tutto corretto, “società naturale”; da qui discende la ritrosia del legislatore ordinario nell’intervenire a regolamentare l’ambito della vita familiare, a differenza di quanto accadeva nello Stato etico per antonomasia, quello fascista, che invece disponeva che i figli dovevano essere educati secondo la morale affidando tale compito al padre.

Ma forse il nodo da sciogliere sta da un’altra parte. Veniamo indottrinati da quarant’anni con l’ideologia dell’essere competitivi, cioè tutti contro tutti nel lavoro e nella vita; il successo, non importa come raggiunto, è l’unico valore e la vita è un’attività produttiva, mentre non esistono diritti ma solo merci da acquistare nel mercato. Poi ci si rammarica se le famiglie sono impazzite, si sfaldano e non sanno tirar su i figli. Allora, si tira in ballo la scuola-azienda, ormai priva di risorse, delegittimata, ridotta a diplomificio dal diritto al successo formativo, gestita da dirigenti padroncini; la scuola deve intervenire a supplire la genitorialità, magari con un anno in meno di tempo così si risparmia. E come potrebbe essere diversamente, visto che ormai da decenni si considera l’istituzione scolastica un contenitore privo di contenuti, da riempire con tutte le trovate socio – psico – pedagogiche di moda?

Si devono poi creare spazi artificiali di socializzazione laddove si è lavorato da anni per demolire la socialità. Rendiamo confuse le nuove generazioni per abituarle allo stress, senza fornir loro alcuna prospettiva se non la precarietà e l’insicurezza; le riempiamo di contenuti effimeri per ovviare alla loro solitudine esistenziale programmata. Non dovremmo invece porci il problema di rivedere l’ideologia di base della nostra società e agire di conseguenza nelle istituzioni deputate?

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Genitori da educare ultima modifica: 2017-08-17T18:47:12+01:00 da Gilda Venezia
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