Giovani, sempre più girano video e diffondono sui social: farlo a scuola di nascosto è reato

di Dino Galuppi,  La Tecnica della scuola, 3.3.2019

Fornire alle famiglie gli strumenti idonei per fronteggiare il fenomeno del cyberbullismo, promuovendo tra i minori una maggiore consapevolezza dei rischi provocati e supportarli nell’acquisizione di competenze che gli consentono una migliore gestione dei conflitti interpersonali. Sono gli ambiziosi obiettivi della campagna “Giovani ambasciatori contro il cyberbullismo per un web sicuro”, promossa dal Moige ((Movimento Italiano Genitori Onlus) presentato qualche giorno fa in un Istituto superiore di Napoli.

Un centro mobile in “difesa dei più giovani”, una sorta di ufficio in movimento a sostegno delle famiglie che farà il giro d’Italia nelle scuole che ne richiederanno l’intervento.

La ricerca

Riguardo al fenomeno, da una ricerca condotta dallo stesso Moige nel 2018, che ha coinvolto 2.778 ragazzi, emerge una generazione non solo tecnologica ma soprattutto “iperconnessa”.

L’81% afferma infatti, che tutti i dispositivi presenti a casa sono connessi ad internet.

Fa invece un certo scalpore sapere che il 21% del campione intervistato abitualmente gira video e li diffonde tramite i social. Con tutto il chiacchiericcio e i commenti che ne conseguono.

Rischia grosso chi lo fa a scuola

Una pratica, quest’ultima, che se attuata con immagini riprese all’interno della scuola, ad iniziare dalle lezioni in classe, può portare a conseguenze molto pesanti: soprattutto quando la registrazione della lezione di un docente è stata fatta senza autorizzazione, e poi si ‘posta’ con commenti di vario genere. In questi casi si commette un atto perseguito dalla legge.

Con l’avvio di indagini e di conseguenti processi di carattere penale, qualora l’insegnante ripreso o la scuola ne chiedano conto attraverso formale denuncia per lesione della privacy.

On line pure video per prendere in giro i compagni

Sempre dalla ricerca del Moige, il 31% del campione ha dichiarato, inoltre, di essere stato un “cyberbullo”, facendo girare on line video imbarazzanti per prendere in giro i compagni e uno su due condivide immagini personali.

Con conseguenze psicologiche per la vittima talvolta anche molto gravi, come la perdita di fiducia in se stessi, gli stati di ansia, la depressione, conseguenti al subentrato stato di rabbia e di ingiustizia.

Servono prevenzione e sensibilizzazione

Per questi motivi, il progetto prevede anche azioni di prevenzione e sensibilizzazione sul tema, con interventi di formazione agli studenti, genitori e insegnanti per circa 100 scuole selezionate.

Elemento distintivo del progetto è il fatto che ciascuna scuola potrà selezionare 5 studenti che diventeranno “Ambasciatori della lotta al Cyberbullismo”, cioè “punto di riferimento” per gli altri ragazzi che avranno bisogno di aiuto. Parlarne con il proprio compagno di classe risulta sicuramente più facile per la vittima del cyberbullismo che farlo con un adulto.

Gli ambasciatori della lotta al Cyberbullismo

Gli ambasciatori si formeranno con il supporto di materiale digitale e degli insegnanti, diventando a loro volta punto di riferimento didattico per i propri compagni.

Saranno supportati da dispositivi Notebook messi a disposizione da Lenovo, partner dell’iniziativa così da poter diffondere loro una cultura digitale sui pericoli connessi all’uso improprio delle tecnologie.

Anche i genitori riceveranno consigli utili per “riconoscere i primi segnali “di questo fenomeno: anche perché se i figli sono minorenni, devono rispondere per le loro azioni on line non regolari.

La campagna: cosa si vuole ottenere

La campagna “Giovani ambasciatori contro il cyberbullismo per un web sicuro” ha l’obiettivo di raggiungere 80 mila genitori e di formare 500 nuovi giovani ambasciatori, che si aggiungeranno a 50 mila studenti e più di 100 mila tra docenti e genitori già attivi sul territorio nazionale: per saperne di più è possibile consultare il sito internet.

Il network di formatori e di informati sarà in grado di diffondere sempre più la cultura del fenomeno, sistemi e metodi per intervenire in tempo su ogni singolo caso.

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Giovani, sempre più girano video e diffondono sui social: farlo a scuola di nascosto è reato ultima modifica: 2019-03-04T05:08:00+01:00 da Gilda Venezia
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