I giovani e la voglia di futuro: non solo Neet

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di Maria Francesca Amodeo, Il Sole 24 Ore, 20.6.2018

– Italia ancora bandiera nera europea per il numero di Neet, ma nel nostro Paese aumentano anche i giovani che – a dispetto della crisi – riescono a trovare la propria strada. Studiano, si impegnano, cercano lavoro e lo trovano, oppure – spesso e volentieri – lo creano. Sfortunatamente i numeri parlano chiaro: oggi l’Italia, secondo l’indagine Eurostat pubblicata qualche giorno fa è il Paese con il più alto numero di Neet (Not in education, employment or training)all’interno dell’Unione europea. Il 25,7% di giovani di età compresa tra i tra i 15 e i 24 anni residenti nel Belpaese non studia e non lavora.

Anche la nostra classe politica ha spesso definito questi giovani come “bamboccioni” o “choosy”, schizzinosi, non inclini al cambiamento; non disposti a cogliere opportunità lavorative (che spesso riguardano occupazioni part time rifiutate non per spocchiosa superiorità ma perché sottopagate e lontane dalle proprie ambizioni). Nel nostro Paese la mancanza d’impiego tra i giovani è raddoppiata rispetto ai livelli precedenti alla crisi globale e la disoccupazione media ha raggiunto il 12,6%, oltre due punti più alta del valore medio europeo. Numeri che hanno destato l’interesse del vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio che ha definito la crisi dell’occupazione giovanile una vera e propria emergenza nazionale.

Ma non si parla degli Eet
Ci sono però anche tante cifre positive di cui si discute poco. È la stessa indagine Eurostat a stabilire che rispetto allo scorso anno il numero di giovani inoccupati in Italia è diminuito (seppure solo dello 0,3%). Inoltre un’indagine condotta alla fine del 2016 da Censis per conto di Confcooperative ha evidenziato che nel Belpaese sono ben 175mila i giovani che “ce la fanno”. Sono gli Eet, l’esatto opposto dei Neet: Employed-Educated and trained. Si tratta di ragazzi qualunque che non si arrendono all’idea di un futuro scadente, magari disegnato da altri sulla loro pelle, e si rimboccano le maniche di fronte alle piccole e grandi difficoltà quotidiane che la vita può riservare.

Si svegliano presto al mattino per aprire i libri di diritto o restano in piedi tutta la notte in guardia medica; fanno lavoretti part time per mantenersi gli studi o “inventano” nuovi business. Scrivono, leggono, studiano, si impegnano, e lavorano: gli Eet rappresentano la parte bella del nostro bistrattato Paese. Sono ricercatori, cuochi, avvocati, imprenditori, estetiste, scrittori o manager che hanno il coraggio di credere nei propri sogni.

La voglia di fare impresa
A trainare la scalata occupazionale dei ragazzi negli ultimi anni è stata soprattutto la voglia di fare impresa: secondo i dati di Unioncamere e Infocamere il 30,4% delle aziende nate tra gennaio e giugno 2017 è guidata da un under 35, un dato che è cresciuto del 6,1% rispetto all’anno precedente. In tutto in Italia le aziende registrate con giovanissimi come titolari sono ben 566.268 e si dividono nei settori più disparati. Sono soprattutto le moderne tecnologie, per natura più congeniali e vicine alle nuove generazioni, a creare lavoro per i ragazzi: nel settore delle telecomunicazioni il 48,2% delle imprese è guidato da giovani che hanno meno di 35 anni ma anche nelle attività di servizi finanziari gli imprenditori giovani sono il 47,5% di quelli totali.

Nel nostro Paese il 2017 è stato inoltre un anno da record per quanto riguarda le attività a conduzione femminile e la tendenza sembra mantenersi nei primi mesi del 2018. Nel primo trimestre dell’anno – dati Unioncamere – le aziende “rosa” con la percentuale di giovani che hanno meno di 35 anni alla guida di un’impresa è arrivata all’11,57%. In Italia oggi sono quindi in totale 154mila le giovani donne a capo di una impresa. Le start-up, grazie alle agevolazioni e agli incentivi fiscali che le caratterizzano, sono state negli ultimi anni un importante stimolo e sostegno per la classe lavorativa più giovane. La nuova forma di impresa, che diventa un incubatore di idee e tecnologia, ha avvicinato moltissimo gli under 35 alla vita aziendale. Secondo l’ultimo rapporto I-Com (Istituto per la Competitività) sull’economia delle regioni, il 20% delle start-up italiane oggi è caratterizzato dalla prevalenza giovanile all’interno dell’assetto societario. Nel meridione il dato sale addirittura al 23% con un 10% di imprese che vanta la presenza esclusiva di lavoratori che hanno meno di 35 anni.

Fondamentale studiare
Fondamentale per la condizione occupazionale è però anche l’istruzione. Chi consegue titoli di studio superiore riesce più facilmente a trovare lavoro. AlmaLaurea ha pubblicato lo scorso 11 giugno il suo rapporto annuale sul profilo dei laureati: a un anno dalla laurea risulta occupato il 71,1% dei laureati triennali e il 73,9% tra i magistrali biennali. Il tasso occupazionale rispetto all’anno precedente è aumentato di 5,4 punti percentuali per i laureati di primo livello e di 3,8 punti per i magistrali biennali. L’attività autonoma (liberi professionisti, lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) riguarda il 12,9% dei laureati di primo livello e il 7,3% dei laureati magistrali biennali occupati; il 23,5% dei laureati triennali e il 26,9% di quelli magistrali hanno invece un contratto a tempo indeterminato. A cinque anni dalla laurea risultano occupati l’87,8% dei laureati di primo livello e l’87,3% dei laureati magistrali. Rispetto allo scorso anno l’incremento occupazionale è dello 0,7% per quanto riguarda i laureati triennali e e di 3,0 punti percentuali per quelli magistrali. Un’indagine Istat ha inoltre verificato che il tasso di impiego per chi consegue un titolo di studio secondario inferiore è pari al 51,2% e addirittura chi arriva ad un livello di istruzione specializzato (laurea o master) nel 79,8% dei casi ha un impiego.

PRESENZA DI START-UP A PREVALENZA GIOVANILE
Dati in percentuale (Fonte: elaborazione I-Com su dati InfoCamere aggiornati a dicembre 2017)

Centinaia di volti e di storie
Queste percentuali positive racchiudono centinaia di volti, centinaia di storie di ragazzi sparsi per l’Italia che hanno deciso di crederci e che costruiscono il proprio futuro un mattoncino dopo l’altro.

C’è Leo Criaco, nato a Nocera Superiore. Dopo un diploma al liceo scientifico della sua città si è iscritto – senza troppo entusiasmo – alla facoltà di Conservazione dei beni culturali. Durante il suo percorso di studi ha deciso di vivere un’esperienza all’estero, a Londra, per perfezionare l’inglese. Ha iniziato con qualche lavoro part time nella capitale della Gran Bretagna fino a diventare tuttofare e poi venditore per una delle gioellerie che serve la casa reale. Oggi è un esperto di diamanti e lavora per Christie’s. Federico Panci invece vive a Roma, dopo aver frequentato per due anni la facoltà di Architettura – convinto che quella strada potesse offrirgli una prospettiva lavorativa maggiore – ha deciso di cambiare vita e inseguire un sogno che aveva sin da ragazzino: volare.

Oggi frequenta l’ultimo anno della scuola UrbeAero nella Capitale e per mantenersi gli studi fa qualche lavoretto part time. Poi Carmine Brutto, che si è diplomato presso l’istituto alberghiero e poi ha conseguito una laurea in scienze dell’educazione. Oggi è un tecnico di laboratorio di un istituto alberghiero a Piacenza e lavora part time come chef per un servizio di catering nella stessa città. Ilaria Magurno ha studiato come estetista risultando la migliore tra le allieve del suo corso. Oggi, insieme a un’amica e collega, è la proprietaria un centro estetico a Diamante, la sua città natale in Calabria, e partecipa a diversi corsi di aggiornamento e concorsi per make-up artists. Luigi Cianni sognava da sempre di inseguire le orme di suo padre e diventare un medico. Oggi è laureato in Medicina e abilitato alla professione medica. Come medico segue alcune gare sportive e copre alcuni turni di continuità assistenziale. Fedele Casella ha studiato Economia aziendale e conseguito un master in Corporate Finance Managment. Oggi si occupa di controllo di gestione nell’amministrazione di un’azienda automobilistica con sede a Roma.

La formazione, il tirocinio e poi l’inserimento nel mondo del lavoro. Tanti giovani hanno intrapreso percorsi di vita diversi ma tutti accomunati dalla voglia di reagire ad un’Italia troppo poco interessata al futuro dei suoi figli. Si formano, studiano, si impegnano e poi iniziano la loro carriera cercando la grande occasione: l’importante è avere idea e controllo del proprio futuro e correre per riuscire a raggiungerlo.
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  • Maria Francesca Amodeo: Allieva dell’ottava edizione del Master in Giornalismo Politico-economico e informazione multimediale della 24Ore Business School del Sole 24 Ore – Lavoro nell’ambito del Laboratorio di tecniche narrative per lo storytelling digitale

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I giovani e la voglia di futuro: non solo Neet ultima modifica: 2018-06-20T06:10:43+00:00 da Gilda Venezia

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