IL BIDONE DELLA MADIA E DI RENZI SUI PROSSIMI CONTRATTI DEL PUBBLICO IMPIEGO

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dalla Gilda degli insegnanti di Venezia, 16.6.2016

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– Le notizie giornalistiche circa la volontà del governo di riaprire i contratti del pubblico impiego mantenendo gli stanziamenti già fissati dalla legge di stabilità (300 milioni per tutto il pubblico impiego) e premiando in particolare i redditi più bassi mettono in risalto la malafede del governo e della Ministra Madia circa i veri effetti della manovra.

Abbiamo già calcolato che, a stanziamenti immutati, il nuovo contratto sul pubblico impiego potrebbero essere corrisposti al massimo aumenti di circa 8 euro mensili dopo 7 anni di blocco salariale. Se si intende premiare il livello di reddito più basso gli scenari potrebbero definire aumenti fino a 30 euro per i redditi fino a 26 mila euro annui e 2-3 euro per quelli “più alti”. Tutte le cifre al lordo.

Ma nessuno ha messo in rilievo un semplice fatto: aumentando i redditi più bassi il governo non corrisponde più i mitici 80 euro. Si tratta a livello di bilancio di una partita di giro in cui chi viene penalizzato alla fine rischia di essere proprio il percettore di un reddito più basso. Il risultato nella sostanza è quello di un contratto del pubblico impiego in gran parte autofinanziato fingendo di aiutare i più bisognosi.

Una vera vergogna!!

Nella confusione della propaganda governativa si continua inoltre a proporre un modello teorizzato che prevede un contratto quadro nazionale a maglie larghe e una miriade di contratti di sede, comparto, subcomparto, istituzione scolastica, ufficio territoriale, ecc. in cui il rischio altissimo è che si dia un potere discrezionale immenso nelle mani della dirigenza provocando inaccettabili disparità di trattamento tra chi svolge le stesse mansioni e funzioni. In tale contesto il ruolo del sindacato e dei lavoratori organizzati appare del tutto marginale.

La legge 107/2015 (Buona? Scuola) è stato il primo vero tentativo di limitare la contrattazione nazionale nel pubblico impiego esplicitando la prevalenza della legge sulla contrattazione e prevedendo una serie di erogazioni top down a favore di specifiche categorie di soggetti con scelte dettate da criteri puramente discrezionali. Si pensi ad esempio al bonus per i meritevoli deciso unilateralmente dal dirigente scolastico su criteri generali stabiliti da un comitato di valutazione in cui fanno parte anche componenti esterni alla pubblica amministrazione. Si pensi ai 500 euro concessi, ottriati ai docenti per spese di formazione con criteri definiti dalla legge e da fantasiose interpretazioni del MIUR. Si pensi agli stanziamenti inerenti l’alternanza scuola-lavoro che possono trasformarsi in integrazioni stipendiali concesse discrezionalmente dal dirigente scolastico ai docenti coinvolti senza che vi siano modalità e criteri di erogazione e controllo nazionali.

Per questo crediamo che si debba procedere all’apertura del contratto del pubblico impiego e nello specifico della scuola con  grande cautela. Il contratto non può e deve essere il grimaldello in mano al governo per limitare ulteriormente i diritti dei lavoratori in cambio di semplici promesse elettoralistiche e di una mancia propagandistica. Per il sindacato di tratta di aprire un vero fronte di mobilitazione per migliorare le condizioni economiche e normative per i lavoratori del pubblico impiego. Non può certo essere definita una vittoria sindacale sedersi ad un tavolo di contrattazione senza poi ottenere reali risultati.

Nel caso della scuola significa soprattutto rivendicare il ruolo centrale della contrattazione nazionale limitando fortemente i poteri discrezionali della dirigenza e imponendo modificazioni alle parti della legge 107/2015 che risultano oggettivamente fonti di disparità di trattamento e di fatto incostituzionali.

 

FGU-Gilda degli Insegnanti della Provincia di Venezia

 

 

IL BIDONE DELLA MADIA E DI RENZI SUI PROSSIMI CONTRATTI DEL PUBBLICO IMPIEGO ultima modifica: 2016-06-16T22:03:06+02:00 da Gilda Venezia
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