Il tempo pieno da Bussetti a Di Maio

tuttoscuola_logo14Tuttoscuola, 20.11.2018

– Poco più di un mese fa il ministro dell’istruzione Bussetti stipulava a Palermo un accordo con il governatore di Sicilia, Musumeci, per il potenziamento del tempo pieno nella scuola primaria dell’Isola.

Dopo l’annuncio, però, non erano ancora seguiti i fatti: di quella previsione non c’era traccia nemmeno all’interno della legge di bilancio 2019 in discussione alla Camera in questi giorni.

Ora però hanno provveduto alcuni parlamentari della maggioranza (in particolare del M5S) della Commissione cultura della Camera che hanno presentato in proposito un emendamento che, secondo quanto riferito dal vice-premier Di Maio, sarebbe stato già approvato in sede referente, ma che dovrà attendere il voto dell’Aula unitamente a tanti altri emendamenti sfrondati dagli oltre 3.700 presentati su tematiche diverse da deputati dell’opposizione e dalla maggioranza.

Nel suo messaggio su Facebook sull’emendamento alla Legge di Bilancio per il tempo pieno il vice-premier Luigi Di Maio ha anche prospettato una soluzione alla questione dello squilibrio tra numero di docenti di origine meridionale e numero di studenti sul territorio nazionale. Ecco le sue parole: “Il tempo pieno a scuola è prima di tutto una misura che arricchisce i programmi di formazione e istruzione. Una misura di welfare sociale ed è una misura importante per gli insegnanti, perché si sbloccano 2.000 nuovi posti di lavoro nella scuola e di questi circa il 30% sarà in mobilità. Ovvero quella parte di insegnanti che per colpa della Buona Scuola sono stati “deportati” al nord con un algoritmo che non abbiamo mai capito, e che adesso, per esempio, potranno tornare verso il sud. Ma non perché il tempo pieno ci sia soltanto al nord, ma perché molte scuole del sud non hanno il tempo pieno, come diverse scuole del nord, e gli effetti della Buona Scuola sugli insegnanti (li abbiamo visti negli ultimi anni) sono stati quelli di “deportare” verso nord molti insegnanti che al sud non trovavano cattedre. Poi ci sono molti insegnanti precari al sud, che hanno scelto di non aderire alla follia di quell’algoritmo e anche per quelli ci sarà la gran parte dei posti che diventano stabili grazie al tempo pieno”.

Eppure come dimostrò per prima Tuttoscuola con uno studio nell’agosto del 2016, da anni è in atto uno spostamento del baricentro della scuola italiana: più studenti e più posti al nord, sempre meno al sud, dove però risiedono circa i tre quarti di coloro che vogliono insegnare (almeno nella scuola primaria). Nessun algoritmo, anche considerando l’imperizia con la quale può essere stato gestito, potrebbe mai capovolgere questa realtà. Ora si lascia intendere al “popolo di Facebook” (in genere di bocca buona visto che per informarsi si accontenta sempre più di slogan e di notizie di poche righe) che con 2 mila assunzioni, di cui 600 al Sud si risolva anche il problema dell’eccesso di offerta di insegnanti nel meridione, costretti non tanto ad emigrare, ma ad essere “deportati”.

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Il tempo pieno da Bussetti a Di Maio ultima modifica: 2018-11-20T16:22:22+00:00 da Gilda Venezia

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