Insegnare ad amare la storia

di Roberto Rivello, Contro Corrente, 19.6.2019

Tra le novità riguardanti l’esame di maturità, quest’anno ce n’è una per me molto spiacevole: l’abolizione della traccia di storia nella prova di lingua italiana.

Dice il ministro dell’Istruzione Bussetti: negli ultimi anni soltanto l’un per cento degli studenti la sceglieva, e quindi l’abbiamo tolta. Il che equivale, come ragionamento, a sostenere che, per risolvere la crisi delle nascite in Italia, bisogna importare immigrati stranieri, anziché fare delle politiche a favore delle giovani coppie.

Io, invece, vorrei chiedere al Ministro perché secondo lui gli studenti delle superiori non sceglievano di fare un tema storico e, magari, di ragionare su questo.

Uno dei motivi della loro disaffezione, secondo il mio parere e gli anni di esperienza nell’insegnamento, va ricercato nel fatto che i docenti di storia alle superiori sono quasi tutti laureati in filosofia, e quindi considerano la storia la sorella minore (e un po’ scema) della filosofia; o in letteratura, e per loro la storia è come una medicina: si prende perché te lo ordina il medico.

Pochissimi si sono laureati in storia antica, medievale, moderna o contemporanea; al massimo hanno fatto uno o due esami durante l’università, ma quasi mai hanno realizzato una vera e propria ricerca su documenti, in archivi o carteggi; quasi mai si sono impegnati a trovare le cause complesse degli avvenimenti; quasi mai, dunque, si sono veramente appassionati a questa disciplina. E come ci insegna Platone, se non c’è Eros, non si possono trasmettere le conoscenze in modo autentico e degno di tale nome.

Ad insegnare la storia ai nostri ragazzi ci vorrebbero – perdonate l’ovvietà – dei laureati in storia che abbiano fatto un percorso di studi serio, concluso con una tesi di laurea avente le caratteristiche di una ricerca corretta almeno sotto l’aspetto del metodo e del linguaggio.

E questo perché la storia è una disciplina fondamentale, che fa capire ai giovani di essere il frutto di un lungo processo, dove si incrociano culture, tradizioni, avvenimenti importanti, religioni, scoperte scientifiche, guerre, rivoluzioni; ma anche semplici abitudini alimentari, moda, sport, strumenti di comunicazione di massa.

Soprattutto per i giovani di oggi, che vivono quasi schiacciati in un eterno presente dalle continue innovazioni della tecnologia e fanno fatica ad orientarsi in un mondo che procede in velocissima trasformazione, studiare la storia (e studiarla bene, non come si fa troppo spesso) permetterebbe loro di guardare oltre il presente; in modo che la loro “siepe” – come la chiama Leopardi – non diventi il muro di una prigione.

E’, infatti, proprio il giovane Leopardi che, a Recanati, scriveva: ” e mi sovvien l’eterno,/ E le morte stagioni, e la presente / E viva, e il suon di lei.”

L’ascolto delle voci che provengono dal nostro passato remoto, la comprensione di quelle vite e delle loro scelte, talvolta felici ma spesso sbagliate e perfino tragiche (come sono state quelle che hanno caratterizzato la prima metà del Novecento) è salutare per tutti; specialmente per degli adolescenti che si aprono alla vita reale, che cercano di orientarsi nel loro presente e vorrebbero gettare uno sguardo oltre la siepe, sul loro futuro.

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Insegnare ad amare la storia ultima modifica: 2019-06-25T14:22:04+02:00 da Gilda Venezia
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