La Cgil vuole fondere la protesta di Scuola e PA. Ma a docenti e Ata conviene?

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Alessandro Giuliani,  La Tecnica della scuola  24.10.2015.  

tavolo_domanda2“Estendere la mobilitazione della scuola a tutto il pubblico impiego”: l’intenzione è stata espressa da Mimmo Pantaleo, segretario generale Fl bc-Cgil.

“Dalle tante manifestazioni unitarie dei sindacati scuola che si sono svolte oggi (24 ottobre ndr), è venuta forte la richiesta di cambiare la pessima legge sulla scuola e di rinnovare il contratto nazionale. Le scelte del governo vanno in senso opposto”, ha sottolineato il sindacalista. Che in questo modo sembra aprire la porta allo sciopero unitario con tutta la PA del 20 novembre.

Perché, sempre secondo Pantaleo, “la legge di stabilità non stanzia le risorse per i contratti, non prevede interventi per superare le iniquità della legge sulle pensioni, non risolve le tante ingiustizie contro il personale Ata, colpisce il lavoro pubblico e il welfare a partire dalla sanità”.

E “nelle scuole la legge 107 del 2015 peggiora la qualità dell`offerta formativa, determina un clima di autoritarismo e messa in discussione dei contratti e delle leggi. Per queste ragioni” – ha concluso Pantaleo – la mobilitazione unitaria continuerà, generalizzando le lotte nella scuola e in tutto il pubblico impiego”.

Viene da chiedersi se ai lavoratori della scuola converrà unirsi a quelli del pubblico impiego: prima di tutto perché docenti, Ata, Dsga e dirigenti scolastici costituiscono il comparto più grande della PA, quindi anche quello potenzialmente con più potere. Quindi, probabilmente, dovrebbe essere interesse dei comparti minori avere l’appoggio della scuola. E non viceversa.

In secondo luogo, vale la pena ricordare che la scuola è il settore statale decisamente più danneggiato: il blocco del contratto è stato avviato con un anno di anticipo, tanto che oggi la media degli stipendi di chi opera nella scuola è sotto il 30mila euro lordi annui, la più bassa della Pubblica amministrazione.

Poi, lo scorso luglio è arrivata la Legge 107, che applicando il merito previsto dal decreto legislativo 150/09 farà naufragare con ogni probabilità gli scatti di anzianità automatici. Che sono l’unica forma di carriera del personale scolastico. Poi ci sono i problemi delle assunzioni limitate a una nicchia di personale, con gli Ata totalmente esclusi, del merito “ristretto” a pochi lavoratori e deciso dal dirigente, delle tante deleghe concesse al Governo su temi centrali. Tutte prospettive che a maggio hanno portato a scioperare tre docenti e Ata su quattro.

Insomma, per chi opera nella scuola il problema non è solo quello di ottenere un aumento di 40 euro lordi al mese anziché 10. E magari cantar pure vittoria…

La Cgil vuole fondere la protesta di Scuola e PA. Ma a docenti e Ata conviene? ultima modifica: 2015-10-24T22:38:45+00:00 da Gilda Venezia

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