La scomparsa della scuola dell’infanzia

Gilda Venezia

di Mario Maviglia, Giunti Scuola, 5.1.2021.

Gli insegnanti di scuola dell’infanzia si stanno preparando a rientrare a scuola e ad accogliere i bambini che non vedono l’ora di ritornare. Questo nonostante le difficoltà e le incertezze dovute alla situazione attuale. Ma come e quale attenzione c’è verso l’infanzia e la sua scuola?

Gilda Venezia

Negli anni ’80 Neil Postman aveva pubblicato un importante e fortunato libro, La scomparsa dell’infanzia, in cui asseriva in sostanza che i bambini sono scomparsi in quanto privati della loro infanzia a causa del livellamento generazionale effettuato dai massa media, e soprattutto dalla TV. 

Parafrasando Postman, possiamo affermare che oggi è scomparsa non solo l’infanzia ma anche la scuola dell’infanzia, irrimediabilmente svanita nel dibattito pubblico. Basta vedere come è trattata questa scuola dai mezzi di comunicazione in relazione alla vicenda di apertura/chiusura delle scuole a causa della pandemia: la scuola dell’infanzia semplicemente non c’è, non esiste, scomparsa dai radar della comunicazione. 

Difficile trovare un telegiornale o un giornale, sia cartaceo che on line, che citi la scuola dell’infanzia, come se questo grado scolastico fosse stato inserito nell’Index librorum prohibitorum, l’elenco delle pubblicazioni proibite creato nel 1559 da papa Paolo IV. 

A pochi giorni dalla riapertura delle scuole, non si sa se i bambini della scuola dell’infanzia potranno recarsi regolarmente a scuola o se seguiranno la sorte dei loro compagni più grandi. 

O meglio, navigando in rete sembra che la scuola dell’infanzia riaprirà regolarmente già il 7 gennaio, salvo la Campania che sembra abbia stabilito la riapertura a decorrere dall’11 gennaio, come pure la Liguria; mentre la Puglia sembra che dia la possibilità alle scuole di riaprire o meno. 

Insomma un quadro ancora quanto mai confuso. Il nuovo Dpcm dovrebbe forse chiarire questi dubbi. La nostra ipotesi è che verrà confermata la riapertura delle scuole dell’infanzia il 7 gennaio, salvo per quelle regioni che adotteranno misure più restrittive in relazione all’andamento della pandemia.

Quello che qui si vuole stigmatizzare è però un atteggiamento di fondo che contraddistingue questo nostro Paese riguardo ai temi dell’infanzia e alle sue istituzioni educative, un atteggiamento di disattenzione, incuria e disinteresse, come se la vecchiezza che caratterizza l’età media della popolazione italiana impedisse di scommettere sul futuro, di puntare sull’infanzia e sui giovani. 

Questa disattenzione la si coglie in campo politico, sociale e ovviamente anche nel campo della comunicazione. La stessa denominazione di scuola dell’infanzia va incontro a varie deformazioni quando ha il privilegio di assurgere agli onori della cronaca (ovviamente solo quando qualche insegnante maltratta i bambini): di volta in volta viene chiamata asilo o scuola materna, quasi mai scuola dell’infanzia. Anche il nome appare sfocato, confuso, incerto, una sorta di entità sfumata e incomprensibile, come i piccoli che la frequentano. 

No, decisamente, l’Italia non è un Paese per bambini.

 
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La scomparsa della scuola dell’infanzia ultima modifica: 2021-01-06T06:58:31+01:00 da Gilda Venezia
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