La scuola a cinque stelle: al centro la didattica “avanzata”

tuttoscuola_logo14TuttoscuolaNews, n. 770 del  27.6.2016 

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Cambiare la scuola dal di dentro, attraverso una “rivoluzione” che sia prima di tutto didattica e pedagogica. Non un cambio degli ordinamenti, come ad esempio fu il passaggio, comunque storico, dai programmi alle indicazioni, né un cambiamento tecnico o semplicemente organizzativo. La proposta di legge del Movimento 5 Stelle sulla scuola, primo firmatario il deputato Luigi Gallo, intende rivedere completamente il modello scolastico attuale, da lui definito “anacronistico” con l’intenzione non solo di svecchiare la scuola, ma anche di migliorare la proposta formativa e didattica, rendendola più attuale e concreta.

La proposta di legge del M5S propone la creazione “presso ogni regione, (di) articolazioni territoriali, denominate nuclei per la didattica avanzata (NDA). L’assegnazione delle sedi per gli NDA, con le relative infrastrutture, è individuata d’intesa con le amministrazioni e gli enti locali interessati, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. I nuclei hanno lo scopo di esercitare autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo tenendo conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali”. L’obiettivo è creare una task force di esperti in grado di accompagnare i docenti verso una nuova idea di scuola che sia in rete con il territorio e con la società stessa, ma soprattutto che possa rispondere alle richieste e ai bisogni degli alunni e delle loro famiglie. Per fare questo la proposta del Movimento cinque stelle apre le porte a una nuova organizzazione spazio temporale, quella delle scuole aperte (di sabato, d’estate, nel pomeriggio, ecc) e delle scuole diffuse (lezioni all’aperto, possibilmente nei parchi, ma anche nei musei e nelle biblioteche, anche per  promuovere la dimensione della didattica esperienziale).

In questo modo la scuola “apre al tessuto cittadino, accogliendo la popolazione e diventando uno snodo cruciale di aggregazione sociale; si offre alla funzione di realizzazione di percorsi di integrazione per le comunità straniere e per gli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali e di contrasto alla dispersione scolastica; ridona centralità alla figura dei genitori, che possono unirsi e confrontarsi in network aperti, e delle associazioni presenti sul territorio che, come comunità, sperimentano nuove forme di relazione improntate alla responsabilizzazione, alla fiducia reciproca e allo sviluppo di nuovi strumenti educativi, di nuove tecnologie e di una didattica innovativa”.

Per realizzare tutto questo si prevede di stanziare un fondo di 300 milioni l’anno, al fine anche di sostenere la formazione dei docenti e trasformare questa proposta di cambiamento in realtà concreta, attraverso la creazione dei Nuclei per la Didattica Avanzata.

Sono molte le spinte, anche all’interno della classe docente stessa, che vorrebbero un cambiamento del fare scuola, attraverso una rivisitazione della didattica e dell’idea stessa di istituzione scolastica. Cambiare il tempo e gli spazi della scuola può costituire una risposta a questa domanda di cambiamento, così come una formazione in grado di sostenere e accompagnare i docenti appare inevitabile. C’è da chiedersi se i fondi impiegati siano sufficienti, se l’innovazione proposta abbia basi organizzative, strutturali e didattiche adeguate e se il cambiamento che la scuola richiede sia legato agli aspetti proposti. Ma soprattutto ci chiediamo se la scuola sia pronta a mettere da parte un modus operandi, che anche se criticato e considerato da molti come vecchio, sembra veramente difficile da superare.

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La scuola a cinque stelle: al centro la didattica “avanzata” ultima modifica: 2016-06-27T04:51:19+02:00 da Gilda Venezia
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