La scuola alle prese con la Buona Scuola. Con mille dubbi

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di Salvo Intravaia    la Repubblica,   2.11.2015.  

Alternanza con il lavoro, Comitato di valutazione dei docenti, organico di potenziamento. I problemi maggiori con cui si stanno confrontando presidi ne prof dopo circa due mesi dall’inizio del nuovo anno con la riforma

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Presidi e docenti alle prese con le prime novità della Buona scuola. E con i mille dubbi relativi ad una riforma che sta dispiegando in queste settimane iniziali dell’anno scolastico tutte le sue novità. In un mese e mezzo di Buona scuola i diretti interessati hanno raccolto più dubbi che altro. Tra alternanza scuola-lavoro da fare partire, Comitato di valutazione da formare e ultima fase del Piano di assunzioni da concludere, le scuole cercano punti di riferimento certi che non sempre esistono. Vediamo con quali problemi si stanno confrontando docenti e dirigenti scolastici.

Alternanza scuola-lavoro. La riforma della scuola Renzi/Giannini introduce in tutti gli indirizzi della scuola superiore l’alternanza scuola-lavoro. Tuttavia, per i dirigenti scolastici avviare i percorsi si sta dimostrando una operazione in salita. E’ stato il ministro Giuliano Poletti a sollevare in tempi non sospetti  –  prima ancora che la riforma diventasse legge  –  mille polemiche sulla necessità di interrompere le lunghe vacanze estive degli studenti italiani con un periodo di lavoro. E adesso che il contatto con la realtà lavorativa per gli studenti è diventato un obbligo le polemiche sembrano sopite. Ma come fare, soprattutto al liceo? Da quest’anno, le terze classi di tutti gli ordini di scuola dovranno avviare i percorsi di alternanza scuola-lavoro, per un totale di 67 ore almeno. In tre anni, infatti, occorrerà raggranellarne almeno 200 ore al liceo e addirittura 400 negli istituti tecnici e professionali. Le scuole però stanno incontrando mille difficoltà. A riportare la teoria descritta nell’articolato di legge alla dura realtà scolastica una interrogazione parlamentare rivolta da un gruppo di deputati del Pd  –  tra i quali Maria Coscia, Simona Malpezzi e Manuela Ghizzoni – che informano il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, delle tante difficoltà incontrate dalle scuole sull’argomento. “Attualmente –  spiegano i parlamentari – si ravvisano molteplici difficoltà che le scuole superiori stanno incontrando nel rivolgersi agli enti pubblici e privati per avviare questa parte della riforma molto importante per la formazione completa degli studenti, difficoltà, il più delle volte, motivate da una scarsa conoscenza della normativa e da una certa diffidenza nell’aprire certe istituzioni al mondo della scuola”. In altre parole, il mondo del lavoro non sembra entusiasta di aprire le porte di imprese e aziende ai primi 500mila studenti. Ma le scuole devono garantire a tutti quello che è ormai un obbligo.

Comitato di Valutazione. Tra mal di pancia degli insegnanti e pressioni dei capi d’istituto, le scuole italiane stanno faticosamente mettendo assieme i pezzi del Comitato di valutazione uscito dal restyling della Buona scuola: composto da tre docenti  –  uno designato dal Consiglio d’istituto e due dal Collegio dei docenti  –  due genitori  –  un genitore e uno studente, alla scuola superiore  –  e un componente esterno nominato dall’Ufficio scolastico regionale. E guidato dal dirigente scolastico. I sindacati di base hanno chiesto ai propri iscritti di boicottare l’organismo che valuterà il servizio dei docenti neoassunti e che stilerà i criteri per la ripartizione del fondo per il merito previsto dalla riforma. Decisione assunta anche da alcuni comitati locali di insegnanti. E le singole scuole, in vista dei prossimi impegni, stanno completando la composizione di un organismo che ha visto pochissime candidature  –  e in alcuni casi nessuna  –  da parte dei docenti. Intanto, per chiarire i mille dubbi di capi d’istituto e docenti, il ministero ha pubblicato le prime 13 faq.

Organico di potenziamento. E’ uno dei rebus più oscuri della buona scuola. Tra un paio di settimane  –  nella seconda settimana di novembre, ha precisato il MIur  –  i precari delle graduatorie ad esaurimento che hanno fatto domanda di assunzione entro lo scorso 14 agosto e gli idonei al concorso a cattedre del 2012 vivranno un’altra notte al cardiopalma, con la proposta di assunzione che arriverà online. Per accettare i 55mila fortunati avranno dieci giorni di tempo e poi si procederà all’assegnazione della scuola. Ma non è detto che l’organico di Potenziamento  –  di 55mila cattedre  –  servirà davvero a potenziare qualcosa. Perché non è detto che i primi di dicembre le scuole vedranno arrivare le figure professionali che auspicavano per rilanciare la propria azione educativa. Le indicazioni che le scuole hanno inserito al sistema informatico del ministero lo scorso 15 ottobre si limitavano all’area disciplinare e non alla singola disciplina. Per questa ragione un liceo artistico che aspetta un docente di Figura disegnata potrebbe vedersi arrivare un docente di musica, una scuola che spera in un docente di inglese potrebbe essere accontentata con uno di tedesco, mentre una scuola media che sperava in un insegnante di Matematica resterà delusa. Perché, nonostante le cattive performance dei quindicenni italiani nel test internazionali, saranno soltanto 9 le cattedre disponibili di Matematica alla media. Dove invece abbonderanno i prof di Educazione fisica e di Musica.

Il Pof triennale. E’ uno dei tasselli più importanti della Buona scuola, che ancora presidi e insegnanti non riescono a decifrare. Per questa ragione il ministero dell’Istruzione ha deciso di posticiparne l’approvazione al 15 gennaio 2016 e non ad ottobre del 2015, come previsto dalla legge. Il Ptof aggiunge ai tanti della burocrazia scolastica italiana l’ennesimo acronimo, ma questa volta impronunciabile. Il Piano triennale dell’offerta formativa dovrà indicare la mission della scuola e l’azione educativa per il prossimo triennio  –  dal 2016/2017 al 2018/2019  –  con tanto di risorse economiche e di personale necessarie per realizzarlo. Ed è proprio questo l’ennesimo busillis. Visto che la fase C – da 55mila posti – del piano straordinario di assunzioni porterà nelle scuole i docenti che si ritrovano nelle graduatorie dei precari a prescindere delle reali esigenze delle stesse, sarà il prossimo concorso da 65mila posti a trovare la quadra fra richieste delle istituzioni scolastiche e posti messi a concorso per realizzare i Ptof. Ma come farà viale Trastevere a conoscere le richieste delle scuole, che si dovranno concretizzare entro il prossimo 15 gennaio, se il bando del concorso – con i posti per ogni singola disciplina  –  verrà pubblicato entro il primo dicembre di quest’anno.

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