La scuola, nient’altro che la scuola

di Antonio PreitiHuffington Post, 19.5.2020

– Possiamo parlare seriamente di scuola? Possiamo parlarne come si parla di un bene primario, indispensabile, vitale? Possiamo parlarne non per carità di patria, ma per severità di patria, perché la scuola è davvero il fondamento di tutto. Possiamo essere coerenti, per favore?

Da qualche giorno il lockdown è finito e nel giro di due settimane sarà praticamente tutto libero, sebbene con delle regole. L’unica cosa che rimane chiusa è la scuola. Solo la scuola. Nient’altro che la scuola. E ci si interroga persino a quali condizioni aprire a settembre. È incredibile che il sistema educativo sia immobilizzato, senza neppure una chiara, esplicita e appropriata motivazione.

Al momento in cui scrivo in nessun documento è spiegato esattamente perché qualunque scuola, di qualunque ordine e grado, e in ogni situazione territoriale è rimasta chiusa finora e continuerà a esserlo. Ufficialmente non lo sappiamo; sappiamo che c’è il covid-19, ma questo c’è dovunque, anche se, per fortuna, è sempre meno diffuso. Basta riferirsi genericamente all’epidemia? Certo che non basta, se per qualunque, ripetiamo qualunque, altro ambito della vita sociale c’è un’apertura già definita. Non basta davvero.

C’è la grande ipocrisia della scuola a distanza. Ipocrisia perché si dice che ne sarebbe, se non la sostituzione, almeno un surrogato. Non lo è. Qualche dato oggettivo (Istat); il 40% delle famiglie italiane non ha la banda larga, perciò, al massimo, hanno i giga del telefono, limitati e costosi, oltre che a banda stretta; il 25,4% delle famiglie italiane non ha nemmeno un computer a casa (ne servirebbero più di uno, ma nemmeno uno), perciò devono seguire le lezioni su tablet o telefono; addirittura il 16,3% delle famiglie italiane non ha alcun tipo di accesso a internet né via banda larga né via telefono. il 90% delle famiglie non ha un e-reader, l’unico mezzo che permette davvero lunghe letture.

Questa è la situazione oggettiva. Una situazione che penalizza (c’è bisogno di dirlo?) proprio le famiglie meno abbienti, più povere, proprio quelle che per mezzo della scuola hanno il desiderio di migliorare la propria posizione sociale. Sono i primi a pagare.

Sul piano didattico e cognitivo la situazione è ancora peggiore. Pensare di replicare le lezioni frontali a distanza è una follia, sia perché l’attenzione dopo 15 minuti cede (lo sanno bene le serie televisive che ogni 5 minuti devono inventarsi una scena nuova), sia perché non c’è la possibilità di percepire la reazione e l’apprendimento degli studenti. Se poi lo schermo è spento, l’insegnante parla al vuoto, all’etere, a entità senza volto. Immaginiamo di peggio?

La scuola non è un distributore automatico di competenze. A scuola si cresce insieme. La scuola è formazione della persona in mille modi. Questo non significa che materiali digitali non siano utili o preziosi, come rivedere le lezioni, guardare documentari, audiolibri e quant’altro. Utili, ma non sostituiscono il cuore dell’insegnamento.

Perché l’apprendimento – direbbe Massimo Recalcati – è erotismo, è un innamorarsi della materia tramite l’insegnante, il quale per primo dev’essere appassionato e innamorato delle cose che insegna. Questo erotismo dove va a finire? E poi c’è il rapporto tra i ragazzi stessi: crescono tra loro domandandosi le cose; chiedendo l’uno cosa ha capito l’altro. Stiamo sostituendo alla pedagogia la meccanica.

Ma c’è il Covid. Bene, o meglio, male; ma possiamo parlarne? La scuola finora è stata considerata come un tutt’uno, senza distinzione. È giusto? È stato giusto? Eppure ci sono due variabili che in questa circostanza devono essere valutati in senso analitico e non generico. C’è la variabile del tipo di scuola: aprire l’università di Roma significa immettere 20mila persone o più in uno spazio concluso, ma aprire una scuola materna significa mettere 15/20 persone in uno spazio concluso.

Possibile che sia la stessa cosa? La seconda variabile è il territorio e la diffusione del virus: è possibile trattare la Lombardia, con un numero di morti pesantissimo, allo stesso modo di intere regioni dove i morti complessivi del 2020, riportati allo stesso periodo dell’anno scorso, sono addirittura diminuiti? Sempre dati Istat. Intrecciamo le due variabili: ha senso tenere chiuse le scuole materne, elementari e fors’anche quelle superiori in territori dove il tasso di contagio è vicinissimo allo zero, e addirittura tenere chiuse le materne e le elementari in comuni dove non c’è neppure un caso di coronavirus?

Qualcuno può dirci se questi tentativi sono stati almeno studiati? E se studiati perché scartati? Perché non è stato possibile far frequentare solo gli studenti della maturità e della terza media? Perché gli è stata sottratta la notte prima degli esami? Siamo sicuri che non fosse possibile, con prudenza, farlo? Possibile che un centro commerciale sia meno pericoloso, per la diffusione del virus, delle scuole?

Secondo i dati dell’Istituto di Sanità nessuna persona al di sotto dei 40 anni è morta di o per il coronavirus e l’età media dei positivi o deceduti per l’epidemia è di 80 anni e la mediana (il dato che divide in due parti uguali una popolazione) è di 81 anni. Si risponde che l’età media di bidelli e insegnanti è alta. Non è più alta però di quella dei medici, degli infermieri, delle cassiere dei supermercati, degli addetti alle pulizie negli ospedali, dei professionisti. L’età media nella scuola è in linea con le altre occupazioni a tempo indeterminato del nostro paese.

Veniamo a settembre. Non sappiamo quale sarà la situazione epidemica a settembre, però possiamo usare lo stesso criterio che si sta usando in tutti, proprio tutti, gli altri settori della vita sociale ed economica: si apre con prudenza, se poi ci saranno recrudescenze, si chiudono le situazioni dove queste si dovessero manifestare. Perché non può valere anche per la scuola?

Esclusa la improponibile, assurda, ipocrita divisione mezzo scuola/mezzo tablet, si sta discutendo dei metri indispensabile tra alunno e alunno. Forse non si conoscono i bambini, perché potete metterli distanti anche cento metri, ma c’è una forza naturale, possente, incoercibile, che li fa avvicinare. Non c’è la lobby dei bambini, perciò non possono lottare, qui e ora, come hanno fatto tutte le categorie, per abbassare la metratura della distanza sociale. Non può essere questo criterio astratto a vincere, dev’essere altro.

Stiamo facendo tutto questo perché c’è il Covid, perciò il driver dev’essere l’andamento reale del virus. Se in una regione la diffusione è zero, o vicina allo zero, che senso hanno i discorsi sulla metratura? È ovvio che avere scuole con classi meno piene è auspicabile, ma in Italia non sono più piene che nel resto dell’Europa, perciò è un argomento inattuale. Bisogna lavorare in maniera analitica, non uniforme e astratta. Nelle situazioni specifiche dove c’è il pericolo del contagio, effettivo, misurato, la scuola va chiusa; dove questo non c’è, va aperta, con prudenza, con gli accorgimenti necessari, ma va aperta al di là della metratura. I bambini e i ragazzi non sono soprammobili, per cui se hanno due metri di distanza non si muoveranno da quelle posizioni. Se c’è un pericolo effettivo la singola scuola va chiusa, se non c’è pericolo, la metratura è una pura inutilità, o un’inutile tortura.

Abbiamo un disperato bisogno di scuola. Abbiamo bisogno della scuola come non mai. Abbiamo bisogno di una scuola che faccia crescere persone adeguate alle sfide di oggi, fondate su contenuti cognitivi. Sappiamo che il modo che si sta approntando è un mondo che escluderà chi non ha capacità cognitive di standard elevato, o comunque di quelle necessarie.

Non possiamo permetterci una scuola scadente o chiusa. In una società in cui la mobilità sociale è bloccata; in cui la ricchezza segue le vie familiari e non quelle della libera competizione tra i migliori; in cui i titoli di studi sono svalutati e inflazionati abbiamo, furiosamente, bisogno di una scuola potente, convincente, autorevole.

Qualcuno pensa che ci sia un modo migliore?

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La scuola, nient’altro che la scuola ultima modifica: 2020-05-19T13:28:35+02:00 da Gilda Venezia
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