La scuola riparte senza prof

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di Andrea Gavosto,  La Stampa 3.9.2018

– La scuola al via senza prof ma la soluzione non è una sanatoria.

L’anno scolastico non parte sotto i migliori auspici. Diffìcilmente, alla prima campanella, gli studenti vedranno tutti gli insegnanti al loro posto e destinati a rimanere sulla cattedra per tutto l’anno.

Questo perché, in primo luogo, mancheranno decine di migliaia di insegnanti, nonostante le massicce assunzioni di questi anni. In molte regioni – soprattutto al Nord – e per molte materie – specie quelle matematiche e scientifiche, ma non solo – non si trovano insegnanti con le qualifiche adatte. Lo testimonia il fatto che le 57 mila assunzioni previste per quest’anno sono state effettuate solo in parte: al Nord gli assunti pare non superino il 20% dei posti disponibili.

La forbice fra i bisogni delle scuole e le caratteristiche dei docenti disponibili non è nuova, ma si è allargata nell’ultimo decennio: anziché stimolare i giovani laureati nelle discipline scientifiche a rivolgersi all’insegnamento, i governi, da ultimo Renzi con la Buona Scuola, hanno preferito assumere indiscriminatamente chi era presente nelle graduatorie. Così, anche quest’anno, si dovrà fare ricorso a un numero stratosferico di supplenti, vicino ai 100.000. In definitiva, anche quest’anno in molte situazioni la continuità didattica resterà l’araba fenice: tutti la invocano, governi in testa, incluso quello M5S-Lega, quasi mai la si ottiene. E il danno ricade sui ragazzi.

Questi problemi nascono da lontano, da almeno vent’anni di scriteriate politiche di reclutamento, di cui la Buona Scuola è stata solo l’ultimo significativo capitolo: non sono quindi direttamente imputabili all’attuale governo. Eppure, le prime azioni fanno temere che il nuovo esecutivo possa incamminarsi sulla stessa strada dei precedenti, pur dichiarando il contrario: lasciare in secondo piano il miglioramento della qualità dell’insegnamento, dando priorità a misure per placare le insoddisfazioni dei precari. Correndo infine il rischio del governo Renzi: l’insoddisfazione generale, di studenti e famiglie, ma anche degli stessi insegnanti.

Un esempio è il noto caso dei diplomati magistrali: maestre senza la laurea, 50 mila delle quali erano state ammesse nelle graduatorie e poco meno di 7 mila assunte. Il Consiglio di Stato aveva poi affermato che non ne avevano titolo e avrebbero dovuto essere licenziate, avendo preso il posto di chi aveva più merito di loro. La soluzione del Decreto Dignità del governo giallo-verde è un concorso straordinario, al quale tutti i 50 mila diplomati magistrali potranno iscriversi (ma potrebbero essere ben di più). Peggio ancora, la prova non sarà selettiva: tutti i partecipanti, quindi, alla fine entreranno nelle graduatorie per un posto in ruolo. Nella sanatoria, però, potrebbe esserci un doppio inganno: alla luce dei posti disponibili e del previsto calo della popolazione studentesca (un milione in dieci anni), prima di arrivare davvero tutti in cattedra passerebbe non meno di un decennio. Nel frattempo, verrebbero penalizzate le chances dei giovani neolaureati di scienze della formazione, il percorso oggi ritenuto necessario per essere qualificati a fare i maestri.

Vorremmo sbagliarci, ma abbiamo una sensazione di déjà vu.

 

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La scuola riparte senza prof ultima modifica: 2018-09-04T04:28:48+01:00 da Gilda Venezia
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