La scuola ritorni il nostro luogo di lavoro. L’emergenza non annulla i diritti

di Rino Di Meglio, Professione Docente, anno XXXI, numero 1, gennaio 2021.

Nella scuola vigono sempre – e ancora – la libertà di insegnamento, tutelata dall’art. 33 della Costituzione; le prerogative degli organi collegiali, previste dalla legge; i diritti lavorativi garantiti dal CCNL. Operiamo quindi tutti affinché, cessata l’epidemia, il nostro luogo di lavoro sia la nostra scuola e non la nostra abitazione privata.

Gilda Venezia

Questa lunghissima fase di emergenza che stiamo vivendo, unica nella storia della nostra democrazia, pur avendo portato alla sospensione temporanea di alcune libertà per tutelare il diritto alla salute, non ha fatto venir meno gli altri diritti dei cittadini.
Per esempio, nella scuola, vigono sempre- e ancora- la libertà di insegnamento, tutelata dall’art. 33 della Costituzione, le prerogative degli organi collegiali, pre- viste dalla legge, ed i diritti lavorativi garantiti dal CCNL.

Con la chiusura delle scuole, i docenti si sono prodigati, spesso superando i limiti orari previsti dal contratto, con sacrifici non riconosciuti, per mantenere, attraverso gli strumenti informatici, il rapporto educativo con i propri alunni.

Si tratta di una situazione assodata, sotto gli occhi di chi voglia vedere con onestà. Per questo, ci hanno particolarmente irritato le uscite estemporanee di alcuni politici, di vari schieramenti, che hanno avuto il co- raggio di parlare di “recupero del tempo perso”, quasi che gli insegnanti impegnati nell’insegnamento a distanza fossero in vacanza.

In realtà, cosa che i politici non dovrebbero ignorare, la preparazione e l’esecuzione di una lezione a distanza richiedono un dispendio di tempo e di energia superiore all’attività ordinaria.

Va ribadito a chiare lettere che la di- dattica a distanza è una didattica emer- genziale e che non può in nessun modo sostituire il normale rapporto diretto tra in- segnanti ed alunni, lo stesso discorso vale per il ruolo degli organi collegiali.

La pratica dell’insegnamento e delle riunioni on line ha fatto emergere una serie di pro- blematiche che non hanno trovato ad oggi soluzione e, in alcune circostanze, ha visto la lesione di normali diritti.

E’ il primo caso nella storia del diritto del lavoro italiano nel quale i dipendenti sono stati obbligati a svolgere il lavoro con i propri strumenti ed a proprie spese, addirittura si è detto che queste potevano essere finan- ziate con la “card” che, è bene ricordarlo, era stata istituita per le spese relative all’ag- giornamento professionale, per non dire poi che un quarto dei docenti, i precari, proprio quelli con lo stipendio più basso, non possono accedere neppure a questo modesto finan- ziamento.

L’altro grande attacco, coinciso con la pandemia, è stato quello all’orario di lavoro degli insegnanti.
Il Governo non ha voluto o non è stato capace di investire sui due elementi necessari per la sicurezza: spazi ed organici ed allora, fin dal principio, l’idea “geniale” è stata quella della riduzione delle ore di lezione, sia in presenza che a distanza, con l’obiettivo

di moltiplicare a costo zero il numero delle lezioni da svolgere, spesso queste riduzioni sono state imposte senza la delibera degli organi collegiali, con brutali violazioni del contratto di lavoro.

La didattica a distanza comporta inoltre dei problemi difficili da risolvere sul piano della riservatezza dei dati personali, quelli collegati all’uso di piattaforme gestite da società private che possono appropriarsi dei dati personali, ma anche sul piano della libertà di insegnamento che è soggetta ad evidenti interferenze da parte delle famiglie ed anche del Dirigente scolastico.

Anche le riunioni degli organi collegiali a di- stanza si sono spesso trasformate in banali conferenze di servizio, non consentendo l’esercizio di una reale democrazia e, nei casi in cui si è votato, neppure garantendo la riservatezza del voto, che nel nostro ordinamento soprattutto quando vo- tano persone è segreto.

Oggi più che mai occorre che i colleghi siano professionalmente consapevoli per evitare che la professione docente cada in un’ulteriore pericolosa deriva di carattere impiegatizio: il cosiddetto “smart working” tipico del lavoro d’ufficio.

Operiamo quindi tutti affinché, cessata l’epidemia, il nostro luogo di lavoro sia la nostra scuola e non la nostra abitazione privata.

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La scuola ritorni il nostro luogo di lavoro. L’emergenza non annulla i diritti ultima modifica: 2021-01-01T09:12:17+01:00 da Gilda Venezia
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