La spesa per l’istruzione preoccupanti segnali fin al 2035, poi…

 

dal blog di Gianfranco Scialpi, 15.1.2020

– La spesa per l’istruzione, fino al 2035 sarà critica. Il confronto con gli altri paesi europei, purtroppo conferma il dato. Per il nuovo Ministro Azzolina l’impegno è in salita.

In Italia si spende e si spenderà meno per l’istruzione

Siamo un Paese che da diverso tempo spende poco nel sistema formativo. In altri termini, abbiamo deciso che il futuro è una prospettiva priva di senso! Siamo chiusi in un individualismo impastato di narcisismo che non sa andare oltre il presente, impermeabile ad ogni sollecitazione che porti alla definizione di una prospettiva.  Si legge nel Rapporto Censis 2018 ” Siamo un Paese invecchiato che fatica ad affacciarsi sullo stesso mare di un continente di giovani; impotente di fronte a cambiamenti climatici e a eventi catastrofici che chiedono grandi risorse e grande impegno collettivo…Il futuro si è incollato al presente. Ma proprio lo spazio che separa il presente dal futuro è il luogo della crescita. Il prezzo che abbiamo pagato a questo decennio di progresso sottotraccia è proprio il consumo, senza sostituzione, di quella passione per il futuro che esorta, sospinge, sprona ad affrettarsi, senza volgersi indietro”
Lo scenario delineato dal Censis si traduce nella scarsa volontà di spendere in quell’anticipo di futuro che è la scuola.
La tabella proposta di seguito presenta la spesa per il sistema formativo fino al 2070.

 

La previsione di spesa (2020) per l’istruzione sostanzialmente è stata confermata, pur registrando nella legge di Bilancio (160/2019) una variazione al ribasso (3,4%, invece del 3,5%). Sconcerta però la tendenza, ovviamente tutta da confermare, tenendo presente il lungo periodo: fino al 2040 si spenderà sempre meno nella scuola! Nei successivi trent’anni (2040-2070) la situazione dovrebbe migliorare di qualche decimo di percentuale (+0,4), che sicuramente non risolverà le criticità del sistema scolastico.

Il confronto con L’Europa e l’impegno del Ministro Azzolina

Difficile comprendere la scelta di spendere poco in istruzione, rispetto alla media europea che si attesta intorno al 5% rispetto al PIL. In sostanza si spende l’1,5% ca in meno.
La tabella proposta di seguito è eloquente. Risale al 2017, ma estremamente attuale.

 

Colloca il nostro Paese al quart’ultimo posto in Europa. Ha il merito di definire il valore della spesa italiana in rapporto ai paesi europei. Qualche esempio: spendiamo intorno al 3% in meno rispetto alla Svezia e alla Danimarca e il Belgio. La spesa in Estonia, Lettonia, Finlandia e Cipro è mediamente superiore di due punti. Solo Bulgaria, Irlanda e Romania spende meno di noi.
Questa è la situazione che i freddi valori aritmetici ci propongono.
Al nuovo Ministro L. Azzolina, ancora in pectore, spetterà l’impresa di far risalire la scuola, portandola, quanto meno a un livello di galleggiamento (L. Fioramonti). Riuscirà nell’impresa, facendo intraprendere alla scuola un percorso europeo dove l’istruzione è considerata una risorsa?

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La spesa per l’istruzione preoccupanti segnali fin al 2035, poi… ultima modifica: 2020-01-16T06:21:15+01:00 da Gilda Venezia
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