La vita agra di un giovane insegnante

Invece Concita, 2.12.2018

– Grazie a Vincenzo Fatigati, Napoli –

“Leggere su questo giornale (titolo: ‘La Costituzione all’orale della Maturità’) le nuove disposizioni sull’esame di Stato da parte del ministro Bussetti, è stato comico. Si parla, di accertare le conoscenze e competenze ‘maturate nell’ambito delle attività di Cittadinanza e Costituzione’, senza preoccuparsi, naturalmente, di istituire tale insegnamento in maniera più organica nella didattica (lo slogan critpo-sovranista conta più del reale insegnamento civico). Poi, si parlava di introdurre nella prova orale un elaborato multimediale sulle esperienze di alternanza scuola-lavoro svolte nel triennio finale: sono pur sempre un governo del fare, no?”.

“Ci si dimenticava di sottolineare, magari a margine, che è stata abolita la prova di storia (circolare MIUR n. 3050 del 4 ottobre 2018), suscitando peraltro la preoccupazione degli esperti del settore: un bel comunicato del Cirse (Centro Italiano per la Ricerca Storico-Educativa), illustra come tale scelta entra a far parte di un percorso  già avviato di marginalizzazione degli studi storici, e come tale scelta sia stata presa senza consultare minimamente né il mondo dei ricercatori, né quello dei docenti o studenti. Eppure, il comunicato si trova cercando su Google: ma forse, essendo stato scritto da professoroni, col piglio non troppo da testimonial, non è sufficiente a mettere in azione la macchina dell’indignazione in prima pagina”.

“Se fossi un professore, allora, magari potrei approfittarne per consigliare l’illuminante intervista di uno storico (sempre su Google: ‘Andrea Giardina: La storia è sempre civile e la geografia (della paura) è fantastica’) che potrebbe farci capire meglio in senso identitario nella chiosa finale dell’articolo: ‘evoluzione’ della civiltà artistica e letteraria italiana dall’Unità ad oggi.  Ma non sono un professore, anche perché, non si sa se e quando uscirà un nuovo concorso per docenti, non si sa quali percorsi abilitativi ci saranno (se ci saranno); e anche perché più della metà delle scuole private nella provincia di Napoli non pagano i docenti. Esatto: vengono pagati nulla o quasi”.

“Ho amici che guadagnano 80 euro al mese in scuole degradate, fatiscenti e  marginalizzate in periferia.  Basterebbe scoperchiare il sottobosco dei precari, dei diplomicifici, dei ricorsisti per rendersi conto della drammatica situazione sociale, economica, di prospettive e culturale, appunto. Come ha sottolineato Marc Fumaroli (lo Stato Culturale),  quanto più la  parola magica ‘Cultura’ viene osannata –  nei talk show,  mentre si invoca l’intercessione di un nuovo Pasolini – o nelle interviste e nei dispositivi ministeriali, più si sente una puzza: quella parola ha una funzione da feticcio, serve ritualisticamente e paternalisticamente a rassicurare: dopotutto il buon padre di famiglia Salvini pensa all’educazione e sicurezza anche dei suoi bimbi”.

“Nascondendo quel sottobosco, sotto al tappeto delle dirette Facebook. In questo senso predicare in quel modo la Costituzione-feticcio è il modo migliore per non farla praticare. Ma, forse, anche per questo ci vorrebbe una lezione di storia”.

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La vita agra di un giovane insegnante ultima modifica: 2018-12-03T09:46:11+00:00 da Gilda Venezia

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