Lode all’insegnante di sostegno: i motivi per cui senza di loro non ce la faremmo

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di Enrico Galiano, Il Libraio, 18.7.2019

– “Hanno qualcosa che, a volte, noi dimenticano a casa: l’umiltà di non porsi dall’alto di una cattedra…”. Enrico Galiano, prof e scrittore, individua una serie di motivi per cui gli insegnanti di sostegno svolgono un ruolo fondamentale a scuola.

Alla fine non si capisce se questi tagli ci saranno, forse sì forse no, alcuni dicono che non sono tagli ma diminuzione della spesa (poi magari qualcuno mi spieghi la differenza), altri dicono che non si sa, vediamo, boh.

Nel frattempo, visto che questa diminuzione-della-spesa pare debba riguardare soprattutto il sostegno, vorrei scrivere qui due cose che non vengono dette quasi mai, ma che andrebbero invece ripetute tutti i giorni.

La prima è che il semplice fatto che esista una cosa come il sostegno non è una regola, ma un’eccezione che solo i sistemi scolastici migliori hanno. Insomma: qualcosa di cui vantarci, e tanto.

La seconda è che molti dei nostri insegnanti di sostegno sono qualcosa di meraviglioso: senza di loro non è come perdere un giocatore, ma come la Juve senza Ronaldo. E dovremmo farglielo sentire molto di più.

Sì: l’insegnante di sostegno. Quel tizio o quella tizia che sono lì in classe e che molto spesso sono considerati poco più di un soprammobile. Quello lì che anche se nessuno lo dice viene generalmente inquadrato come un insegnante di serie b. Quello. Ebbene, oggi vorrei dire una volta per tutte che a lui dovremmo guardare con tanta, tanta gratitudine.

Sembra una ruffianata, ma è esattamente quello che penso.

Perché?

  1. Perché l’insegnante di sostegno è quello che entra più in comunicazione con ragazzi che spesso hanno una sensibilità diversa, alternativa, più profonda, e quindi ci possono permettere di tradurre ciò che hanno da dire, e farlo sentire a tutti. Dando voce a chi spesso non ce l’ha, dando orecchie a chi spesso non le vuole o non le sa usare.
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  2. Perché loro riescono a vedere i ragazzi “dall’alto”, come la città dalla montagna. Noi, al massimo, riusciamo a salire un paio di piani.
    Lo sappiamo tutti, dai, i nostri studenti tendono a cambiare in base all’insegnante che hanno davanti: a volte addirittura con mutamenti della personalità che farebbero pensare a Norman Bates come a un tipo stabile. Abbiamo bisogno di quello sguardo, se non altro per sapere se il ragazzo che con noi gioca a fare Tarzan usando le tende come liane fa così anche con gli altri, o se noi siamo come dire i suoi “prediletti”
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  3. Perché l’insegnante di sostegno ha un compito delicatissimo: far capire che lo studente che gli è stato assegnato non è “speciale”, non è “anormale”, non è uno “sfigato”, ma un ragazzo come tutti gli altri che ha solo bisogno di un aiuto in più, esattamente come chi è miope ha bisogno degli occhiali. Ecco, il sostegno è come gli occhiali: qualcosa che ti fa vedere meglio. Se ci riesce, in un mondo così crudele come l’adolescenza, è un dio. E la maggior parte delle volte ci riesce.
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  4. Perché la lezione frontale, ormai, ha i giorni contati: o almeno è qualcosa che va benissimo finché usata nelle giuste – ridottissime – dosi. E poiché fare attività non-frontali da soli è una faticaccia e/o è impraticabile per la logistica delle nostre sempre attrezzatissime scuole, senza il sostegno diventerebbero autentiche mission impossible.
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  5. l’Ijirashii.
    Ijirashii è una parola giapponese che significa, più o meno: la gioia immensa che si prova quando vediamo tagliare il traguardo qualcuno che non aveva alcuna chance di vincere. Gli insegnanti di sostegno hanno sempre vivo questo sentimento, che noi invece spesso accantoniamo, dimenticandoci a volte quanto grandi sono i piccoli traguardi raggiunti dai nostri ragazzi.
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    Ma soprattutto
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  6. Perché l’insegnante di sostegno, quello bravo dico, ha qualcosa che a volte gli altri insegnanti dimenticano a casa: l’umiltà di non porsi dall’alto di una cattedra. La coscienza che siamo lì per insegnare ma, prima ancora, per imparare.

L’AUTORE – Enrico Galiano sa come parlare ai ragazzi. In classe come sui social, dove è molto seguito. Insegnante e scrittore classe ’77, Galiano, dopo il successo di Eppure cadiamo felici Tutta la vita che vuoi, torna in libreria, sempre per Garzanti, con Più forte di ogni addio, un romanzo che mostra perché ogni momento è importante. Soprattutto quello in cui dire alle persone che amiamo cosa significano per noi.

Qui tutti gli articoli scritti da Galiano per ilLibraio.it.

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Lode all’insegnante di sostegno: i motivi per cui senza di loro non ce la faremmo ultima modifica: 2019-07-21T19:05:38+02:00 da Gilda Venezia
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