Ma come si fa a rientrare al lavoro con scuole e asili chiusi (e i nonni in quarantena)?

di Gianna Fregonara,  Il Corriere della sera, 16.4.2020

– La «fase 2» immaginata da governo e Regioni non sembra ipotizzare una ripresa delle scuole prima di settembre. Ma come è possibile conciliare il rientro al lavoro (anche in smart working), i nonni «in quarantena» e la chiusura di scuole e asili?

Lo aveva anticipato qualche giorno fa il premier Giuseppe Conte: prima le aziende e poi i cittadini. Una sintesi per dire che la strada scelta dal governo è quella di cominciare con la riapertura molto graduale delle attività produttive e di lasciare il resto dopo: a partire dalle scuole fino alla altre attività come lo sport e le attività ludiche non individuali.

Per la scuola in particolare, chiuse le incombenze di fine anno con il decreto che oggi comincia il suo percorso in Parlamento, da una settimana si parla di come ricominciare a settembre. L’anno scolastico in corso è dato per chiuso: tutti promossi, per i recuperi ci si penserà alla ripresa, niente esami per la terza media mentre per la Maturità è previsto il solo orale, addirittura online se fosse rischioso far arrivare i ragazzi a scuola.

La questione della sicurezza

Ma settembre è molto lontano per i genitori che sono chiamati a ritornare a lavorare nelle prossime settimane. La gestione, specie per chi ha bambini più piccoli, rischia di diventare un problema da togliere il sonno. Ma — ha ripetuto in questi giorni la ministra Lucia Azzolina — «non riaprirò le scuole finché gli esperti non mi diranno che i ragazzi ci possono andare in sicurezza». E finora, ultimo il presidente del consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli, gli esperti hanno consigliato di non immaginare ritorni in classe prima di settembre. Anche perché la linea scelta dal governo all’inizio di questa emergenza è stata quella di considerare la scuola come un monolite e non pensare, come sta invece facendo la Francia di Emmanuel Macron, a riaperture a scacchiera nelle zone di maggior precarietà sociale e di maggior bisogno che spesso sono lasciati indietro dalla didattica a distanza o a riaperture per «scaglioni» di età come ha deciso di fare Angela Merkel con i governatori dei Laender: andranno a scuola gli studenti della maturità e quelli di quinta elementare (anno conclusivo del primo ciclo, dopo il quale i bambini scelgono e le famiglie l’indirizzo dei loro studi). Da noi invece persino la modalità di svolgimento della maturità è sottoposta alla condizione che si riaprano tutte le classi, cioè che si muovano 10 milioni di studenti e professori.

La retorica di settembre

Tutti gli annunci di riapertura fatti fin qui però scontano una gran dose di retorica: quando il governatore della Lombardia Attilio Fontana dice che apre prima le attività economiche della regione (gradualmente) dal 4 maggio e poi le scuole, ha come orizzonte per l’istruzione settembre. Va detto inoltre che il governatore può chiudere le scuole per motivi di pubblica sicurezza ma non le può riaprire se il governo ha deciso diversamente, tutt’al più può modificare il calendario, della riapertura, ma solo di qualche giorno. Anche la ripresa di settembre non metterà al riparo i genitori dalla gestione dei figli: se davvero non potranno tornare in classe tutti insieme e dovranno fare dei turni, chi organizzerà il lavoro delle mamme e dei papà per fare in modo che la vita quotidiana sia sostenibile? Peraltro senza poter contare sulla presenza dei nonni. Al ministero dell’Istruzione stanno creando un tavolo di lavoro per immaginare scenari possibili. Ma per asili nido e materne i problemi riguardanti il «distanziamento sociale», se non verrà cambiato, sembrano insormontabili. L’idea fin qui seguita dal governo è quella di favorire congedi parentali, opportunità di smart working dove possibile, e bonus per babysitter e colf: ma certamente sarebbe utile, per organizzarsi, sapere in tempi brevi come e quando si riprenderà l’attività scolastica. Ma in molte situazioni non basta.

Il nodo dell’estate

C’è anche un non detto nella questione riaprire o no le scuole a maggio. È la questione dell’estate. Poiché l’anno scolastico finirà nella seconda settimana di giugno e non sono previste per ora proroghe, se le scuole dovessero davvero riaprire solo a settembre, sono escluse anche tutte quelle attività ricreative come i centri estivi che di solito vengono ospitati nelle strutture pubbliche. Un «buco» di altri due mesi per genitori e famiglie che dovranno organizzarsi diversamente.

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Ma come si fa a rientrare al lavoro con scuole e asili chiusi (e i nonni in quarantena)? ultima modifica: 2020-04-17T05:22:22+02:00 da Gilda Venezia
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