Occhio alla riforma: con i costi standard c’è il rischio di produrre solo tagli

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Angela Iuliano,  ItaliaOggi  10.5.2016

 –  I consigli dell’Isfol in vista dell’attuazione della delega.

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Rafforzare i finanziamenti alle strutture in grado di erogare formazione di qualità e pinvestire in docenti preparati e laboratori moderni. È la prima direttrice di lavoro indicata dall’Isfol nel XIV Rapporto «Istruzione e Formazione Professionale» (IeFp) per rispondere alle attuali esigenze del sistema IeFp. Un contributo in vista della delega della Buona Scuola sull’istruzione professionale e dell’attuazione della riforma costituzionale che metterà mano a questi percorsi. Per l’Isfol riallocare le risorse finanziarie, riducendo i divari territoriali, non deve tradursi in tagli. «Il rischio», spiegano, «è che si verifichi un impoverimento dell’offerta con il conseguente abbassamento della qualità, che ridurrebbe a sua volta la professionalità e le prospettive occupazionali degli allievi, con una conseguente crescita dei costi sociali della dispersione e della mancata professionalizzazione».

Altra direttrice, l’avvio della valutazione delle politiche formative messe in atto. Se l’intento è dotare il segmento di Iefp delle istituzioni formative di un modello analogo a quello utilizzato per le scuole, «va rappresentata l’esigenza di tenere pienamente conto delle specificità (finanziarie, organizzative, metodologiche) dei centri di formazione». Si pensi ai finanziamenti stabili per le scuole rispetto alla precarietà della dipendenza dai bandi annuali o, solo in alcuni casi, triennali per i centri. Oppure allo scarto nel numero di ore di formazione in azienda. La valutazione delle competenze degli allievi e delle attività delle strutture formative deve, allora, «affiancarsi una valutazione dell’intero sistema IeFp delle politiche formative». Ma per questo scopo serve «soprattutto la capacità di effettuare analisi ragionate sulle politiche formative basate sulla conoscenza non solo dei dati ma anche delle dinamiche del territorio e delle specificità regionali». L’analisi Isfol della curvatura regionale delle figure del Repertorio nazionale IeFp, inoltre, conferma l’esistenza di una varietà di approcci nella declinazione, da parte delle amministrazioni regionali, degli standard nazionali delle figure professionali, in corrispondenza con i fabbisogni del mercato locale. Occorre, allora, «rafforzare il rapporto tra sistema formativo e fabbisogni territoriali».

Non si può, poi, «prescindere da un’ottica integrata che veda i percorsi IeFp, Ifts, Its come segmenti della filiera lunga della formazione tecnico-professionale», sebbene fatichi a costituirsi per la scarsa diffusione nazionale sia del IV anno di Iefp sia dei percorsi Ifts. Opportuno, quindi, lavorare alla messa in coerenza dei rispettivi tre repertori. Infatti, «anche se per molti giovani che accedono alla IeFp l’interesse principale è costituito dall’inserimento lavorativo, «è un dato di fatto che ad una larga parte» dei giovani del’IeFp «risulta negata la possibilità di proseguire il proprio percorso di specializzazione». Infine, per l’Isfol, è opportuno promuovere una strategia istituzionale di comunicazione pubblica, nazionale e locale, sull’IeFp.

Occhio alla riforma: con i costi standard c’è il rischio di produrre solo tagli ultima modifica: 2016-05-10T07:31:40+02:00 da Gilda Venezia
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