Ocse: la condizione dei docenti secondo il rapporto Talis18

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di Flavia Foradini, Il Sole 24 Ore, 28.3.2020

– L’emergenza è occasione per cercare di colmare il divario tra le condizioni di lavoro e studio dei nostri insegnanti con quelli degli altri paesi.

Quando pubblica un nuovo studio, da diversi anni l’Ocse fornisce schede riassuntive per i vari Paesi. Per il volume 2 del Rapporto Talis 18 sulla condizione di lavoro dei docenti appena rilasciato (TALIS 2018 – Results. Teachers and School Leaders as valued Professionals. Vol 2), benché secondo fonti Ocse il MIUR abbia chiesto di procrastinare la presentazione dell’informativa sull’Italia, i dati contenuti nelle 250 pagine forniscono comunquevalidi spunti di riflessione.

Per quanto riguarda la percezione della considerazione della professione di docente nella propria società, in particolare nella scuola secondaria inferiore, in Italia si sente valorizzato il 12,1%, con poche variazioni tra città e campagna, tra pubblico e privato e tra il 2013 (anno del precedente TALIS) e il 2018. La media Ocse è del 25%, con un arco che va dal 72% di Singapore al 58,2% della Finlandia, dal 40,9% della Romania al 9,1% del Portogallo.
Rilevante è il fatto che i prèsidi italici paiano ancora più pessimisti rispetto al riconoscimento sociale dei docenti: nel 2013 ci credeva l’8,1%, nel 2018 il 10,2%.

Solo il 7% degli insegnanti della penisola ritiene inoltre che i governanti ascoltino le istanze della categoria. L’80% dei nostri docenti accusa vari gradi di stress e solo il 20% non lo avverte.

Dell’annoso problema della bassa remunerazione del corpo docente italiano si è detto e scritto ovunque per anni, senza che venisse mai davvero messo mano seriamente al problema, e preferendo piccole pezze, quali gli intrinsecamente arbitrari bonus al merito; gli 80 euro escogitati dal governo Renzi; o ancora gli arretrati di un decennio di contratto fermo, distillati in pillole forfettarie di poche centinaia di euro; oppure il mai tolto congelamento dell’anno 2013 dalla progressione di carriera e quindi di stipendio e pensione. Non a caso si dice soddisfatto del salario appena il 21% dei nostri insegnanti – in Canada è il 76%.

In Italia i docenti guadagnano inoltre in media il 30% in meno di altri laureati del Paese, a fronte di un carico di responsabilità nei processi organizzativo-formativi dentro le scuole, che in base a 6 parametri la nuova analisi Ocse certifica come il più alto.

L’emergenza corona virus ha prodotto il trasferimento delle scuole di ogni ordine e grado nella dimensione digitale e virtuale (Rete e attrezzature e infrastrutture e formazione di docenti e alunni permettendo): un massivo superlavoro, la cui entità probabilmente solo gli insegnanti sanno percepire appieno e che viene svolto come meglio possibile da una categoria che per DNA è poco incline al lamento e molto propensa alla ragionevolezza, e forse proprio per questo è così poco considerata da mondo politico e opinione pubblica.
Anche sulla base di questi dati Ocse, l’auspicio è che non solo il MIUR, ma anche il governo tutto, una volta finita questa contingenza voglia finalmente colmare il divario tra le condizioni di lavoro e studio dei docenti e dei discenti italiani, e quelle dei Paesi con cui ci vogliamo sedere ad un tavolo alla pari; che riscatti la scuola italiana dal suo perenne ruolo di cenerentola, valorizzando il suo grande potenziale, e smettendo di pretendere abnegazione dando in cambio continue mortificazioni. Come per la vituperata sanità, le risorse per ridare meritata dignità alla scuola, ai suoi lavoratori e ai suoi utenti, in Italia ci sono. Basta voler pescare finalmente nelle voragini della gigantesca, tracotante, incivile evasione fiscale che da decenni depreda il nostro Paese.

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Ocse: la condizione dei docenti secondo il rapporto Talis18 ultima modifica: 2020-03-29T04:21:29+02:00 da Gilda Venezia
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