Pascoli, Angela e gli Its, ovvero quali competenze per i nostri studenti?

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Astolfo sulla luna, 5.9.2022.

Gilda Venezia

In questi giorni di avvio del nuovo anno scolastico, continua a rimbalzare fra le testate online la pagella di Piero Angela, il famoso giornalista televisivo recentemente scomparso: si scopre, dagli archivi del suo liceo, che al penultimo anno collezionò ben 5 materie da riparare, pur sfoggiando un bel 9 in ginnastica. Si era nell’estate del 1946, l’anno del referendum che fece nascere la Repubblica italiana, altri tempi: naturalmente però, non viene sottolineata l’abissale differenza fra la scuola di allora e quella di oggi, bensì solo la clamorosa divaricazione fra i giudizi dei professori – sottinteso ora per allora – ed i talenti espressi da questo eccellente divulgatore scientifico nel corso della sua carriera professionale.

Apparirà chiaro ad un certo punto il perché di questa mia introduzione, visto che voglio concentrare l’attenzione sull’atto finale dell’anno scolastico appena terminato, ossia l’esame di Stato del giugno 2022: in tale occasione il ministro Bianchi ed i suoi consiglieri si sono indubbiamente sforzati di dare tracce suscettibili di sviluppo originale e prossimale ai giovani maturandi che si accingevano dopo due anni di esame soft ad affrontare di nuovo una prima prova scritta confezionata dal ministero e valevole su tutto il territorio nazionale.

Organi di stampa e siti online, all’indomani della pubblicazione delle tracce d’esame, hanno sondato molto meglio di me le fonti di tali tracce e fornito abbondanti esempi di possibile svolgimento: mi soffermo solo su un piccolo incidente di percorso nel quale parrebbe essere incappato il funzionario ministeriale che ha redatto la traccia della tipologia A che chiedeva l’analisi della poesia “La via ferrata” di Giovanni Pascoli[1]. Ora, è successo – come ha segnalato un solerte prof della provincia di Brescia – che in una nota dell’apparato critico posto in calce alla poesia, il “femminil lamento” della quartina finale venisse attribuito ai fili del telegrafo anziché al passaggio del treno.

E come si è difeso il ministero di fronte a tale osservazione? Ma scaricando sul poeta e critico Maurizio Cucchi, che ha curato per Garzanti nel 1994 un’edizione delle “Poesie” del Pascoli, la responsabilità del lamentato errore, visto che quella è stata la fonte bibliografica da cui l’anonimo funzionario ha tratto la suddetta traccia.

Ovviamente non ho alcuna intenzione, né sarei in grado di prendere posizione riguardo all’esistenza o meno dell’errore segnalato, anche se leggiucchiando qua e là ho capito che sul grande autore del primo novecento non è che tutti fossero d’accordo, se anche Benedetto Croce non lo vedeva tanto di buon occhio. E mi perdonino gli addetti ai lavori il linguaggio da osteria, dal momento che sono piuttosto ignorante in materia. Una cosa però da insegnante di altre materie la vorrei chiedere: è proprio così necessario fornire – a quei nemmeno 15.000 ragazzi italiani a cui la poesia dice qualcosa – consegne così precise e stringenti riguardo all’analisi di un testo sul significato del quale i critici di professione divergono sostanzialmente?

E già che ci siamo, vorrei anche chiedere se più in generale – riguardo alle consegne sulle tracce di tipologia A [2] – sia necessario ricordare minuziosamente ai giovani candidati a cui piace la letteratura cosa devono fare di un testo: per valutare maturandi che, prendendo alla leggera l’arduo compito di sezionare un brano di letteratura o poesia, buttassero lì analisi ed interpretazioni strampalate, non basterebbe un voto molto basso accompagnato magari dalla classica motivazione: “sei andato fuori tema”?

A questo punto, entrando in campi a me un po’ più congeniali, visto che la tipologia B – Analisi e produzione di un testo argomentativo – propone tracce che spesso hanno a che fare direttamente o indirettamente con le scienze sociali, chiedo: ha senso fornire consegne così precise da lasciare ben poco spazio all’autonoma capacità di comprensione di un testo e di formulazione di una tesi?

Sì dirà, l’abbandono della vecchia formula “saggio breve/articolo di giornale” evita al giovane di partire dalle “conoscenze pregresse”, in modo che si possa concentrare sulla tecnica del puro argomentare, il che significa dire al candidato: ti valuterò per le tue capacità di discutere tesi, individuare esempi controfattuali, confutare eccezioni, scoprire fallacie logiche e via elencando sulle ripide e incerte strade dell’arte di ottenere ragione.

Guarda caso però quella classica motivazione di un voto insufficiente trova spesso in questa tipologia di consegne frequente applicazione; delle due l’una: o lo studente non ha capito il significato del testo e di conseguenza ne ha ricavato una tesi errata, oppure non è in grado di argomentare correttamente la tesi sostenuta dall’autore del medesimo. Ma allora l’“andare fuori tema” sarebbe originato dalla scarsa capacità di comprensione di un brano, nonostante la prima parte della consegna serva a guidare il candidato alla lettura del testo argomentativo (a dire il vero la traccia storica di quest’anno era tipicamente narrativa).

Completando la rassegna con la tipologia C, si dice che sia affine al tema di ordine generale, dal momento che tratta problematiche vicine all’orizzonte giovanile, richiedendo lo sviluppo graduale del punto di vista del candidato. In realtà la parte finale delle consegne riconduce alla ex tipologia B, per quanto appaia solo come un suggerimento a quei candidati che, disorientati forse dalle minuziose consegne, volessero seguire un formato tipicamente argomentativo.

Non mi sembra di andare molto lontano dalla realtà se a questo punto affermo che l’impostazione data alla prima prova dopo l’ultimo sostanziale restyling del 2018[3], indirizzi i giovani maturandi verso il pensiero convergente.

Poi, usciti da scuola finalmente maturi, questi giovani – se vorranno trovare un lavoro – dovranno improvvisamente aver fatto esperienze maturate sul campo, possedere competenze trasversali, creatività ed intraprendenza, ossia proprio le qualità di cui era in possesso Piero Angela e molti altri “geni incompresi”. Tuttavia, proprio coloro che fanno notare l’incapacità della scuola di stare al passo coi tempi, sono molto spesso gli stessi che insistono sulla necessità che le prove conclusive degli studi secondari prevedano consegne dettagliate minuziosamente: da quale oscuro motivo saranno indotti ad avere tale atteggiamento vagamente contraddittorio?

A dirla tutta, è vero che anche quest’anno per il colloquio è stato riproposto il “materiale stimolo” che dovrebbe favorire le capacità di collegamento e la riflessione critica dell’esaminato, ma in questo caso – a differenza delle prove scritte per le quali sono state somministrate abbondanti simulazioni – ben poco si è fatto per allenare gli studenti ad affrontare consapevolmente l’avvio dell’orale. In altre parole, spesso gli studenti, dopo anni in cui si è chiesto un apprendimento puramente mnemonico, sono stati mandati allo sbaraglio davanti ad un’immagine, un breve brano, una infografica e così via. Minimo si saranno chiesti: e adesso questi qui cosa vogliono da me? Come farò ad indovinare cosa passa per la testa al prof di storia davanti ad un quadro di Picasso? O cosa penserà il prof di matematica del grafico dell’andamento dei prezzi del gas?

Di fronte a questa forte disfunzionalità degli attuali esami di Stato rispetto alle competenze richieste dal mondo del lavoro (e dall’università), temo dobbiamo aspettarci l’ennesima riforma dell’esame, o più probabilmente la sua abolizione in vista della messa a regime degli Its.

E se provassimo a chiederci, riconosciute le responsabilità della scuola nel mismatch con il percorso formativo e lavorativo postdiploma, cosa andrebbe fatto dalle altre agenzie formative per non distruggere completamente il patrimonio culturale che nonostante tutto siamo finora riusciti a salvaguardare nell’era dei social?

Non pare purtroppo che i decisori politici se ne curino, affaccendati come sono – previo “adattamento” degli istituti tecnici e professionali – a dare il via agli Its, il nuovo cuscinetto che allontanerà nel tempo la prospettiva di una sottoccupazione a vita.

Note

[1]    Scelta peraltro – come segnala il Ministero – da nemmeno il 3% degli oltre 500.000 maturandi italiani;

[2]    Intitolata “Analisi ed interpretazione di un testo di letterario italiano”: quest’anno, la traccia tratta dalla novella Nedda del Verga è stata scelta da circa 1 maturando su 6 su base nazionale, 1 su 5 considerando solo i licei. Casualmente sono andato a spulciare la traccia proposta alla maturità 2004/05, sul celebre dialogo fra Dante e l’avo Cacciaguida: altri tempi si dirà, ma consegne del tutto analoghe;

[3]    Il decreto del novembre 2018 conferma che le finalità della prima prova sono di “accertare la padronanza della lingua italiana, nonché le capacità espressive, logico-linguistiche e critiche del candidato”.

5 settembre 2022                                                                                                                          Astolfo sulla Luna


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Pascoli, Angela e gli Its, ovvero quali competenze per i nostri studenti? ultima modifica: 2022-09-06T06:21:04+02:00 da
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