Pensioni quota 100 non è nella manovra di bilancio

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Orizzonte Scuola, 2.12.2018

– Nei giorni scorsi, il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, aveva avanzato l’ipotesi di un emendamento alla legge di bilancio per disciplinare  quota 100, invece che far ricorso ad un successivo decreto legge, come annunciato da Di Maio.

Pensioni quota 100: nessun emendamento

I termini, per la presentazione di emendamenti alla manovra alla Camera, sono ormai scaduti, per cui l’eventuale disciplina di quota 100, tramite un apposito emendamento, potrà realizzarsi in Senato.

Così, come riferisce l’Ansa, afferma il Presidente della Commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi (Lega):

“A questo punto se ne parla all’arrivo della manovra in Senato perché alla Camera i termini sono scaduti”. 

Resterebbe comunque sempre valida l’ipotesi di un decreto legge ad hoc che Di Maio aveva annunciato per Natale.

No quota 100, no reddito di cittadinanza, no accordo con l’UE

Anche i deputati del PD, Luigi Marattin e Maria Elena Boschi, evidenziano quanto detto sopra e il fatto che non ci sono riosrse per la scuola e per la sanità.

I due deputati del PD, inoltre, ironizzano sui provvedimenti previsti dalla legge di bilancio. Queste le loro parole, come riferite dall’Ansa:

“Oggi 2 dicembre, con 13 ore di ritardo, sono arrivati finalmente gli emendamenti del governo alla manovra”, esordisce Marattin in un video pubblicato sui social. “Dunque, Mari, ci sarà l’accordo con l’Europa?”, domanda ironico alla Boschi. E la deputata replica: “No”. “Ci sarà il reddito di cittadinanza?”. “No”. “Ci sarà la spiegazione di “quota 100″?”. “Ma no…”, risponde l’ex ministro. “Ma allora cosa c’è?”, insiste Marattin. “Sono 56 emendamenti tra governo e relatori, tutte norme micro-settoriali che non cambiano la manovra e non la correggono”.

Quota 100

Sintetizziamo quanto, sino ad ora, è nota relativamente alla misura che dovrebbe rendere flessibile l’uscita dal mondo del lavoro, alleviando gli effetti della legge Fornero.

Requisti
Il perfezionamento della quota 100 per smettere di lavorare si ottiene tramite la somma dell’età anagrafica, fissata a 62 anni, e il montante contributivo di 38 anni. Nessuno dei due requisiti può essere inferiore quindi, se a 62 anni non si vantano 38 anni di versamenti, si tratterà più propriamente di un’uscita a quota 101, 102 e così a salire.

Tempistica
Per contenere i costi della riforma quota 100, è stato ipotizzato un sistema basato sul ripristino delle vecchie finestre mobili. La prima possibilità di uscita sarà ad aprile 2019 e poi a seguire a luglio, ottobre e poi gennaio 2020.

Regole speciali per la pensione anticipata insegnanti
La quota 100 riguarda dipendenti privati e pubblici. Tra i secondi rientrano anche docenti e personale scuola sebbene con alcune regole speciali.
Ai dipendenti pubblici che intendano accedere alla quota 100, sarà richiesto un preavviso (di sei mesi secondo gli ultimi aggiornamenti ma questo dato potrebbe subire variazione con la Legge di Bilancio 2019). Questo servirà non solo a contenere i costi ma anche a regolare senza buchi dovuti a carenza del personale il flusso in uscita e quello in entrata.

Salta la quota 100 insegnanti per il 2019?
L’incognita riguarda anche i tempi: in particolare si teme che i docenti non possano andare in pensione a settembre 2019. Questa sarebbe idealmente la prima finestra utile, tenendo conto dell’esigenza di adeguarsi all’anno scolastico; tuttavia i tempi potrebbero essere troppo stretti vista la richiesta del preavviso minimo. Un’applicazione rigida di questo iter quindi non darebbe modo ai docenti e personale ATA di accedere alla quota 100 prima di settembre 2020, il che potrebbe rappresentare una discriminazione rispetto ad altre professioni (come già accaduto con la quota 96 ai tempi della riforma Fornero).

Per approfondire questo aspetto leggi anche:
Quota 100 e rischio penalizzazione insegnanti con le attuali finestre di uscita

Da un lato esiste la concreta esigenza di contenere la spesa posto che, solo nel settore Scuola, si stima una richiesta di adesioni di circa 80 mila lavoratori, tra docenti e personale ATA; dall’altro però si attendono risposte dal Governo per non penalizzare questo comparto professionale con regole troppo rigide e meccanismi che di fatto rendano impossibile, o eccessivamente onerosa, la quota 100 insegnanti. E questo ultimo aspetto riguarda anche l’eventualità di applicare penalizzazioni all’assegno della pensione anticipata (anche se il Governo continua a smontare le voci che vanno in questa direzione).

Misura ponte
Il Governo, come dichiarato dal Viceministro all’Economia Garavaglia, starebbe vagliando un’altra ipotesi, secondo la quale la quota 100 sarebbe una misura ponte sino al 2021.
Dal 2022-23, poi, dovrebbe essere introdotta la quota 41, ossia l’uscita dal mondo del lavoro al raggiungimento del predetti 41 anni a prescindere dall’età anagrafica
Quanto detto sopra, naturalmente, potrebbe essere oggetto di variazione, considerato che l’Esecutivo ha lasciato trapelare poco sulla misura e che nella legge di bilancio sono stanziati soltanto i fondi.

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Pensioni quota 100 non è nella manovra di bilancio ultima modifica: 2018-12-02T17:58:33+00:00 da Gilda Venezia

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