Perché una scuola “affettuosa” potrebbe essere rivoluzionaria

tuttoscuola_logo14TuttoscuolaNews, n. 988 del 29.3.2021.

Gilda Venezia

Alla domanda di Fabio Fazio, conduttore di “Il tempo che fa”, il talk show di Rai 3, su quale fosse la sua “idea di scuola”, il ministro Patrizio Bianchi ha risposto senza esitazioni “una scuola affettuosa”, capace di ricostruire la dimensione relazionale e cooperativa, la “socialità”, dopo anni di individualismo spinto.

Se non si è trattato solo di un auspicio, ma dell’anticipazione di un programma (come è naturale attendersi da un ministro), potremmo essere alla vigilia di una vera discontinuità con la scuola tradizionale, che certamente non è stata affettuosa con i milioni di giovani (3 milioni e mezzo in vent’anni) che ha perso per strada e che è piuttosto una “scuola colabrodo“, come l’ha definita Tuttoscuola in un dossier del 2018.

All’ordine del giorno del dibattito di questi giorni, ripreso nell’intervista di Fazio, c’è in primo luogo il recupero del learning loss, la perdita di apprendimento provocata dalla sospensione della didattica in presenza, decisa nel marzo 2020 a seguito della rapida diffusione della pandemia di Covid-19. Le dimensioni di questa perdita non sono ancora chiare, ma si cominciano a delineare i contorni, e fanno paura: la relazione del Cnel al Parlamento – come riporta l’Ansa – rivela che per oltre 10,8 milioni tra bambini e studenti dal livello pre-primario all’università si registra una perdita di giorni/scuola pari a quasi un quarto di anno scolastico e che la perdita di apprendimenti è stimata per gli studenti italiani in oltre il 30%. L’impatto del ‘learning loss’ è stato a sua volta stimato in una perdita di PIL dell’1,5% annuo per il resto del secolo.

Ma se l’obiettivo restasse solo quello del “recupero”, nella migliore delle ipotesi si ripristinerebbe lo status quo, cioè una scuola selettiva, gerarchizzata, fortemente influenzata dalla provenienza socio-culturale degli studenti, disciplinarista nei contenuti e nel modello organizzativo (classi, orari scanditi per materie), con studenti e docenti poco motivati e una didattica, come è stata spesso quella esplicatasi solo ‘in presenza’, frontale e libro-centrica. Lo stesso Bianchi nel recente volume Nello specchio della scuola (il Mulino), uscito poco prima della sua nomina a ministro, ha affermato che “non possiamo accontentarci di tornare alla situazione precedente, ma diviene ormai indifferibile avviare una vera fase costituente per la scuola, (…) che divenga il motore di una crescita del paese”.

Per essere davvero “affettuosa” la scuola dovrebbe occuparsi di tutti i suoi alunni, e soprattutto dei più fragili, rimuovendo le cause principali della loro fragilità: la rigidità dei programmi e degli standard di apprendimento, le ripetenze, la scarsa attenzione alla dimensione emotiva e al benessere di tutti gli studenti. Bianchi non è entrato in dettagli, ma in altre occasioni, e nel suo libro ha spiegato che “La scuola deve essere il luogo in cui far crescere capacità critiche, visioni del mondo oltre il presente, il luogo in cui – issandosi sulle spalle dei giganti del passato – imparare ad affrontare un futuro che oggi appare come non mai incerto e fragile”.

Una scuola, dunque, molto diversa da quella che abbiamo conosciuto, che ha prodotto risultati insufficienti, come dimostrano ormai tantissimi indicatori.

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Perché una scuola “affettuosa” potrebbe essere rivoluzionaria ultima modifica: 2021-03-29T06:16:51+02:00 da Gilda Venezia
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