Questione mascherine, la conferma di una scuola “brutta”

dal blog di Gianfranco Scialpi, 14.11.2020

Gilda Venezia

Questione mascherine, l’mergenza impone una stretta sul dispositivo di protezione. La conferma di una scuola limitata e “brutta” sostenuta la Ministra Azzolina e il Comitato “Priorità alla scuola”

Questione delle mascherine, la nota di M.Bruschi

Questione mascherine. L’ultimo DPCM (3 novembre) e la comunicazione di M. Bruschi certificano ulteriormente che la situazione sanitaria è peggiorata. La scuola, ovviamente non può essere considerata un’isola felice. Vive dentro un contesto sociale dal quale dipende. E non poteva essere diversamente. Il recente studio di A. Viola certifica che l’andamento dei contagi nelle scuole è direttamente proporzionale a quello che si ha fuori dai suoi cancelli.
Pertanto la decisione sulle mascherine, implicitamente sconfessa quanto dichiara continuamente la Ministra sulla sicurezza nelle scuole.
Detto questo si legge nella comunicazione di M. Bruschi:”A partire dalla scuola primaria, dunque, la mascherina dovrà essere indossata sempre, da chiunque sia presente a scuola, durante la permanenza nei locali scolastici e nelle pertinenze, anche quando gli alunni
sono seduti al banco e indipendentemente dalle condizioni di distanza (1 metro tra le rime buccali) previste dai precedenti protocolli, “salvo che per i bambini di età inferiore ai sei anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina”, le cui specifiche situazioni sono dettagliate nella sezione 2.9 del DPCM.”

Il ripensamento sulle mascherine e la scuola “brutta”

Quindi si torna indietro, sconfessando quanto aveva scritto il 2 settembre  il Cts” Per favorire l’apprendimento e lo sviluppo relazionale la mascherina può essere rimossa in condizione di staticità (bambini seduti al banco) con il rispetto della distanza di almeno un metro e l’assenza di situazioni che prevedano la possibilità di aerosolizzazione (come il canto)”.
Se ne deduce che l’uso permanente delle mascherine a copertura della bocca e del naso compromette drasticamente la prospettiva pedagogica e didattica dello stare in classe. Una presenza prevalentemente fisica allegerita dell’apporto della parola, dell’interazione verbale, che non è mai stata eliminata con l’introduzione di strategie finalizzate a superare la lezione frontale. Se l’interscambio costruttivo attraverso il linguaggio è compromesso, cosa resta di pedagogico in questo anno di didattico? Se aggiungiamo il fatto che i bambini e gli allievi devono stare fermi e seduti davanti al loro banco singolo, allora è chiaro che quest’anno sperimenteremo una scuola brutta. Questa si presenta leggera perchè priva della prospettiva che porta alle competenze. Nello stesso tempo pesante perché verranno privilegiate le conoscenze (tante) che, mancando dell’apporto collettivo, saranno fortemente parcellizzate e parziali.
Sarà una scuola aperta per rispondere all’esigenza dei genitori. Punto.
Chiedo: questa è la scuola che attua il diritto allo studio sostanziale, come sostenuto dalla Ministra e dal Comitato “Priorità alla scuola”?

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Questione mascherine, la conferma di una scuola “brutta” ultima modifica: 2020-11-15T03:04:19+01:00 da Gilda Venezia
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