Scuola: con la protesta si dialoga, anzi no. E i presidi si dividono

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di Laura Montanari,  la Repubblica di Firenze, 20.10.2015.  

Ottobre, tempo di occupazioni e autogestioni. Sedici dirigenti scolastici firmano
un documento per favorire il confronto con i ragazzi, altri chiedono regole più rigide  

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L concetto di partenza è condiviso da professori e dirigenti scolastici e suona più o meno così: non se ne può più di queste occupazioni stagionali che spezzano la didattica e che vengono declinate da molti studenti come un rituale. Ogni anno, più o meno in questi mesi, c’è un motivo per occupare.
I prof dicono che «bisogna intervenire». Ma come? Qui si incontra il bivio: chi sostiene che è necessario dialogare di più con i ragazzi e chi dice che servono nuove regole per gli istituti. Nel primo gruppo ci sono i sedici dirigenti scolastici di «area progressista» che hanno firmato il documento dal titolo: «La scuola di tutti». Si tratta di una piattaforma dagli orizzonti ampi, ma che a proposito delle proteste autunnali sostiene: «tutti riteniamo che le occupazioni siano un modo non adeguato per esprimere il proprio punto di vista e tutti siamo convinti che la legalità sia un principio da salvaguardare. Dobbiamo anche riflettere con gli studenti sul fatto che, tranne poche eccezioni, ha prevalso un carattere di ritualità, senza apprezzabili sviluppi nella continuità dell’attività del movimento (…). Ma non crediamo che le occupazioni siano il principale problema della scuola né che si possa basare su questo tema l’identità di un gruppo di operatori scolastici».
Inoltre su come la scuola dovrebbe reagire il documento prosegue: «La risposta a una violazione delle regole deve essere innanzitutto educativa e non repressiva». Tema già affrontato mesi fa quando esplose la questione dei cani antidroga, «che ha portato alcuni a chiedere continui interventi della polizia nelle scuole». «Noi riteniamo che questo rischi di diventare un modo attraverso il quale la scuola delega ad altri i propri compiti e sosteniamo invece che la scuola debba assumersi le proprie responsabilità, portando gli studenti alla consapevolezza che le regole vanno rispettate attraverso un processo educativo basato sulla partecipazione e la condivisione e non su un’imposizione autoritaria calata dall’alto». Tra i firmatari del documento c’è Ludovico Arte, dirigente dell’istituto tecnico Marco Polo, Marco Paterni del liceo Gramsci, Angela Pecetta del Rodolico e altri dirigenti di scuole primarie e istituti comprensivi. «Le strade che conducono a risolvere i problemi inasprendo i regolamenti e facendo continuo ricorso alle forze dell’ordine sono scorciatoie pericolose e illusorie. Il rapporto con le forze dell’ordine deve rimanere su un piano di collaborazione e nel rispetto della reciproca autonomia. Riteniamo quindi fondamentale accettare fino in fondo la difficile sfida educativa, privilegiando il lavoro sulle relazioni e sulla didattica».
E’ stato un altro blog fondato da professori e dirigenti scolastici, il Gruppo Firenze a chiedere alle scuole di approvare nuovi regolamenti di istituto per garantire ai docenti di far lezione anche in caso di occupazione e di punire una serie di trasgressioni del tipo: rimanere nell’edificio scolastico al di fuori delle ore di lezione, interrompere lo svolgimento della didattica, entrare a scuola forzando porte o finestre, impedire l’ingresso al personale della scuola o ad altri studenti. «Ma noi non chiediamo l’intervento della polizia – precisa Giorgio Ragazzini del Gruppo Firenze – però deve esserci una sazione per chi non rispetta le regole, educare al dialogo non basta».

Eccoci alla spaccatura su come affrontare la questione della protesta studentesca. Il documento dei sedici presidi che apre alle sottoscrizioni non soltanto di altri dirigenti ma di tutte le componenti scolastiche allarga il dibattito: «La nostra scuola deve essere libera e autonoma, accogliere le idee di tutti e favorire la più ampia partecipazione ai processi educativi. Una scuola dove si lavori secondo il principio della comunità educante, nella convinzione che il processo di trasformazione della società coinvolga ognuno di noi. (…) Devono essere garantiti spazi di autonomia per la scuola e per le persone che operano al suo interno». La raccolta delle firme è appena cominciata, il documento lo si può trovare online e sottoscriverlo sul sito www.lascuoladitutti.com

Scuola: con la protesta si dialoga, anzi no. E i presidi si dividono ultima modifica: 2015-10-21T05:21:13+00:00 da Gilda Venezia

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