Scuola, dai tutor ai coordinatori, la protesta degli insegnanti: “Per queste attività siamo pagati una miseria”

di Salvo Intravaia, la Repubblica, 8.11.2022.

In attesa del rinnovo del contratto i docenti lamentano un superlavoro per svolgere funzioni collaterali fondamentali per il funzionamento scolastico, retribuito con 10-15 euro al mese.

Gilda Venezia

Il personale della scuola resta in attesa del rinnovo del contratto. Il neoministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha recentemente dichiarato di volere racimolare una somma aggiuntiva per rendere più decorosa una tornata contrattuale che si preannuncia in perdita: a fronte di un rinnovo che dovrebbe ritoccare le retribuzioni del 3,86%, l’inflazione reale è oltre il 10%. Con i due miliardi accantonati nel triennio precedente, nelle tasche dei docenti dovrebbero entrare 60 euro medi netti al mese in più per il rinnovo 2019/2021, già ampiamente scaduto. Ma, per fare camminare la macchina della scuola, che altrimenti si fermerebbe sotto il peso di mille attività e mansioni da svolgere, gli insegnanti continueranno a svolgere ore e ore di lavoro senza una retribuzione neppure dignitosa. E per queste attività non ci sono aumenti in vista. Perché senza coordinatori, tutor, referenti e altre figure non previste dal contratto di lavoro, le scuole si fermerebbero: il dirigente scolastico e le figure del suo staff non potrebbero coprire tutti gli incarichi. E occorre qualcuno che si immoli per il bene della scuola, per gli alunni e per senso del dovere. Con compensi risibili.

I coordinatori di classe

In tutte le scuole del Belpaese, ogni classe nomina un coordinatore: un docente che tiene i rapporti con le famiglie e che si fa carico di altre incombenze perché, nel corso dell’anno scolastico, alunni, famiglie e colleghi si rivolgono a lui per i problemi che sorgono. Nelle scuole medie e superiori ci sono anche i coordinatori dei dipartimenti delle diverse discipline: Italiano, Matematica, Inglese, Scienze motorie, per fare un esempio. Dove si discutono le questioni inerenti la singola materia. Patrizia Borrelli, insegna all’istituto comprensivo Domenico Purificato di Roma. “Nella mia scuola, per il coordinamento di classe è previsto un compenso di 10 ore per la primaria e 15 ore per la secondaria di primo grado. Si tratta di un lavoraccio che nel periodo del lockdown si è trasformato in un lavoro enorme: tracciamento degli alunni, i monitoraggi, verbali, rapporto con i genitori”. Le 10/15 ore all’anno vengono retribuite dal Fondo d’istituto a 17,5 euro: 175 euro per i coordinatori di classe della primaria e 262,5 per quelli della scuola media. Che netti si riducono a 120 euro e 184 euro all’anno: 10 o 15 euro al mese. La Borrelli spiega anche quanto sia difficile oggi coinvolgere i colleghi. “Da un paio d’anni – aggiunge – per esigenze varie, c’è una scarsa propensione ad assumere incarichi per non togliere tempo all’insegnamento. Mentre altri si caricano in maniera eccessiva”.

Le figure che realizzano il Piano dell’offerta formativa

Poi ci sono le cosiddette Funzioni strumentali, figure che servono a realizzare le indicazioni del Piano triennale dell’offerta formativa. Ogni scuola decide le aree d’intervento, che dipendono dalle priorità individuate nel Piano, e i docenti. Per un lavoro che può impegnare per decine di ore in un anno, il ministero prevede cifre forfettarie: 500/600 euro lordi. Monica Grilli è docente all’istituto comprensivo Sibilla Aleramo, nella periferia nord di Torino. “Sono Funzione strumentale per la continuità e la formazione delle classi. Ogni anno svolgo colloqui con tutti i genitori delle future prime. Lo scorso anno ho quantificato il mio impegno in termini di ore: per un totale di 200 ore ho ricevuto circa 500 euro lordi. Qualcosa come un euro e mezzo netti per ogni ora di lavoro extra”. Perché un docente, potendosi rifiutare, assume questi incarichi? “Perché lo faccio? Per la scuola, la formazione delle classi è fondamentale. Se non faccio quel tipo di lavoro perdiamo alunni e posti. A fronte di un rinnovo del contratto al 3,86% – incalza – e con un’inflazione inflazione al 10% avremo di fatto un taglio del 4/5% sul salario: significa accettare un contratto in perdita”.

Tutoraggi, commissioni e referenze

Nell’anno scolastico 2018/2019, sotto il ministero Bussetti, viene lanciato il progetto Studenti atleti di alto livello: un progetto che prevede, tra le altre, condizioni agevolate per le verifiche degli studenti impegnati in competizioni sportive nazionali. Per ogni studente è necessario nominare un tutor che lo segua e che tenga i contatti con la federazione sportiva e l’allenatore. Per gli studenti atleti viene redatto un Progetto formativo personalizzato. Ma non solo. L’elenco dei tutoraggi è lungo. I docenti neo immessi in ruolo, nel corso dell’anno di prova, vengono affiancati da un tutor. E ancora. Nelle classi terze, quarte e quinte della scuola superiore, occorre nominare ogni anno un tutor di classe per le attività di Pcto (l’ex alternanza scuola-lavoro). E per gli studenti che frequentano un anno all’estero in mobilità internazionale è previsto un tutor e un tutor è anche necessario per i tirocinanti di Scienze della formazione primaria che arrivano dalle università. “Molteplici attività non vengono remunerate – ammette Luigi Di Maio, docente di Economia aziendale all’istituto superiore Pantaleo di Torre del Greco – tra questi il tutor Pcto. Per diversi anni ho fatto parte della commissione elettorale, ma non credo ci sia un compenso. E spesso – conclude – svolgiamo lavoro che spetta alle segreteria: le schede da mandare alle famiglie relative alle carenze da recuperare le stampiamo noi per esempio”. Le scuole, inoltre, promuovono una serie di educazioni: Ambientale, Interculturale, Educazione emotiva. E per ogni educazione occorre un referente. Nel corso dei due anni e mezzo di pandemia, in più, è stato necessario nominare un referente Covid con un carico di lavoro e responsabilità non indifferenti. Discorso a parte è quello dell’Educazione civica, introdotta dallo stesso Bussetti, ma a costo zero, come quasi tutte le novità citate in precedenza. E per il quale occorre un coordinatore di classe ad hoc. Per rendere meno umiliante lo svolgimento delle attività in questione si attinge al Fondo d’istituto che nel corso degli anni si è ridotto. Oggi, si parla di circa 390 milioni, quasi 49mila euro ad istituto. Con questo piccolo tesoretto occorre pagare, si fa per dire, anche i componenti delle commissioni che fanno funzionare la scuola: elettorale, orario, per l’inclusione, per la lotta alla dispersione, per la redazione del Ptof. E tanto altro. Per tutti, qualche ora di compenso a 17,50 euro. E a volte neppure quella.

I tuttofare

 “Quest’anno – racconta Monia Gorgioli, docente presso l’istituto comprensivo Torgiano-Bettona, di Perugia – ricopro i seguenti ruoli: Funzione strumentale per l’Intercultura e la Formazione, componente della commissione Ptof, componente del Niv (Nucleo interno di valutazione), componente della commissione Didattica, coordinatore di plesso, tutor docenti neo immessi in ruolo, tutor tirocinanti di Scienze della formazione primaria. Ovviamente sono sottopagata e stressatissima. Con ritmi insostenibili”. L’attività d’insegnamento è sempre più complessa, come testimoniano i tanti fatti di cronaca a carico degli insegnanti. “Si registra inoltre – continua la docente – la fuga dei colleghi da qualsiasi incarico con ricaduta su chi resta”. Ecco perché. “Le segreterie scolastiche hanno avuto sulle spalle molte funzioni che un tempo erano in capo agli Uffici periferici del ministero (pensionamenti e ricostruzioni di carriera), in capo all’Inps e addirittura all’Asl. Questo comporta – spiega – una delega di molte funzioni ai docenti: organizzazione, uscite di vario tipo, calcoli importi attività di vario tipo, sostituzione docenti assenti, addirittura supporto nel calcolo delle ripartizioni spettanti col fondo d’istituto. E ancora: progetti di tutti i tipi, reti di scuole, Erasmus. Tutto gratis – conclude – o con pagamenti forfettari che non coprono nemmeno un decimo del lavoro svolto”. E tanto stress da indurre spesso al burnout.

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