Scuola, disabili: il valzer dei prof

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di Paolo Ferrario  Avvenire,  22.12.2015.  

L’Istat: il 41,9% degli alunni cambia insegnante ogni anno. 

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MILANO. Aumenta la presenza di alunni con disabilità nella scuola italiana, ma la continuità didattica resta un obiettivo ancora da raggiungere in tante realtà locali e sono ancora molte le famiglie che devono ricorrere ai Tribunali per vedere riconoscere ai propri figli tutte le ore di sostegno cui hanno diritto. Questi, a grandi linee, i principali risultati del report “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado”, pubblicato ieri dall’Istat.
Nell’anno scolastico 2014-2015, cui si riferisce l’indagine, gli alunni disabili sono stati 153.848 (pari al 3,4% del totale), di cui 86.985 nella scuola primaria e 66.863 nella secondaria di primo grado. Rispetto all’anno scolastico 2001-2002, gli allievi disabili alla primaria sono cresciuti dal 2,1% al 3,1% del totale degli alunni e alle medie inferiori dal 2,6% al 3,8%. Secondo le ultime stime, il 7,4% degli alunni disa- bili delle elementari e il 5,7% delle medie, non è autonomo in tutte e tre le aree indagate dall’Istat (spostarsi, mangiare e andare in bagno) e necessita, quindi, della presenza dell’assistente educativo-culturale, o assistente ad personam. In entrambi gli ordini scolastici oggetto della rilevazione, il numero medio di ore settimanali di presenza di questi assistenti è di circa 10, anche se al Sud è di meno (8,5 ore in media).
Nonostante gli insegnanti di sostegno siano aumentati di 5mila unità rispetto all’anno scolastico precedente, arrivando a 79.462, in molte classi è ancora elevato il numero di supplenti che cambiano nel corso dell’anno. Secondo l’Istat, il 14,7% degli alunni disabili delle elementari e il 16,5% di quelli delle medie, ha cambiato insegnante di sostegno durante l’anno. Da un anno con l’altro, invece, ha cambiato docente di riferimento il 41,9% dei bambini disabili delle elementari e il 36,5% dei ragazzi delle medie.
«È un dato vergognoso – commenta Salvatore Nocera, esperto di inclusione scolastica della Fish, la Federazione italiana per il superamento dell’handicap –. La continuità didattica, che è anche tra gli obiettivi della riforma della Buona scuola, si realizza prevedendo un ruolo apposito per il sostegno per ciascun ordine di scuola. Gli insegnanti di sostegno – prosegue Nocera – devono essere assunti in ruolo al termine di un periodo di formazione di almeno tre anni».
Sul tema della continuità didattica è intervenuta anche la rivista specializzata Tuttoscuola, proponendo di «correggere il vincolo quinquennale di permanenza nel sostegno», previsto dalla Buona scuola, facendolo coincidere «con la permanenza del docente sulla medesima scuola», proprio per garantire un rapporto continuativo con l’alunno disabile.
Intanto, però, le famiglie sono ancora costrette a rivolgersi ai Tribunali per vedersi riconosciute tutte le ore di sostegno per i propri figli. Secondo l’Istat, si stima che circa l’8,5% alla primaria e il 6,8% alle medie inferiori abbiano presentato ricorsi sia alla magistratura ordinaria che ai Tar. Infine, rileva sempre l’Istat, soprattutto nel Mezzogiorno, un terzo circa delle scuole presenta ancora barriere architettoniche, con scale e servizi igienici non a norma. «Le scuole sono poco accessibili in tutto il territorio nazionale – si legge nel report – se si considera la presenza di segnali visivi, acustici e tattili per favorire la mobilità all’interno della scuola di alunni con disabilità sensoriali, oppure la presenza di percorsi interni ed esterni accessibili ». Sotto questo aspetto, soltanto un terzo delle scuole è a norma.
Scuola, disabili: il valzer dei prof ultima modifica: 2015-12-23T07:35:33+00:00 da Gilda Venezia

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