Scuola, i docenti bocciano Draghi sul recupero a giugno delle ore perse

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di Alex Corlazzoli, Il Fatto Quotidiano,  18.2.2021.

Piace la citazione degli Its: “Bisogna farli conoscere di più”.

Gilda Venezia

Il premier Mario Draghi non conquista il mondo della scuola. Nonostante il discorso programmatico abbia dato parecchia importanza all’Istruzione, professori e presidi sono decisamente indispettiti dal ragionamento dell’ex presidente della Bce sulla didattica a distanza. Le parole chiave pronunciate da Draghi sono state recupero delle ore perse, Its ovvero Istituti tecnici superiori – da “innovare” perché “è stato stimato in circa 3 milioni, nel quinquennio 2019-23, il fabbisogno di diplomati di istituti tecnici nell’area digitale e ambientale” – e formazione delle donne “negli ambiti su cui intendiamo rilanciare il Paese”, dunque digitale, tecnologia, ambiente.

Per la prima volta nella storia, un presidente del Consiglio ha parlato alla sua prima uscita in Parlamento di Its e di “investire, economicamente ma soprattutto culturalmente, perché sempre più giovani donne scelgano di formarsi negli ambiti su cui intendiamo rilanciare il Paese”. Alcuni passaggi hanno irritato i docenti e i dirigenti scolastici e persuaso, invece, le organizzazioni sindacali che insieme alla fondazione Agnelli e al mondo digitale plaudono al nuovo inquilino di palazzo Chigi.

Professori delle superiori e capi d’istituto se la sono presa con Draghi per aver chiesto di “allineare il calendario scolastico con le esigenze della pandemia”. Un richiamo spiegato così dal premier: “I ragazzi hanno avuto la didattica a distanza che, sebbene garantisca il servizio, non può non creare disagi ed evidenziare disuguaglianze: su circa 1 milione e 600 mila studenti di scuola secondaria di secondo grado, nella prima settimana di febbraio solo il 61% di studenti ha avuto assicurato il servizio della didattica a distanza”. Fatta l’analisi ecco la ricetta: “Non solo dobbiamo tornare a un normale orario scolastico ma dobbiamo fare il possibile per recuperare le ore di didattica in presenza perse nello scorso anno, soprattutto nelle zone del Mezzogiorno dove la didattica a distanza ha trovato maggiori difficoltà”.

Una diagnosi che non piace per nulla ai presidi. Roberta Mozzi, dirigente dell’istituto “Torriani” di Cremona spiega: “Il messaggio che passa è uno: quello che è stato fatto non vale nulla. Recuperiamo come abbiamo sempre fatto chi ha dei debiti formativi ma non possiamo generalizzare. Così sembra solo una punizione agli insegnanti. E poi se si allungasse l’anno scolastico, gli esami di Stato quando si faranno?”.

A sostenere la collega di Cremona è Laura Biancato a capo dell’istituto “Einaudi” di Bassano del Grappa: “Ci sono state difficoltà per i ragazzi più fragili ma non viene riconosciuto che la scuola ha fatto moltissimo. Nel mio istituto ho un progetto con tutor individuali per 130 ragazzi. Ogni scuola ha trovato le sue strategia. Quello di Draghi è un messaggio in buona fede ma fa intuire che le scuole non hanno fatto abbastanza”.

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Scuola, i docenti bocciano Draghi sul recupero a giugno delle ore perse ultima modifica: 2021-02-18T14:55:14+01:00 da Gilda Venezia
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