Scuola senza orizzonte. Azzolina all’Huffpost: “Al lavoro per colmare il deficit digitale”

di Gabriella Cerami, Huffington Post, 20.3.2020

– Nella migliore delle ipotesi al Miur si parla di rientro a maggio, ma nessuno può fare previsioni. La didattica a distanza acuisce le differenze fra aree del Paese: il racconto di tre realtà a Busto Arsizio, Como e Palermo.

Presidi, professori e tutto il personale didattico sono sulla trincea della guerra al contagio in un’Italia che va a velocità diverse e per velocità si intende soprattutto quella di Internet. L’insegnamento al tempo del Coronavirus è profondamente legato al digital divide, c’è chi ha una connessione veloce e chi invece è legato ai giga del cellulare. Cellulare che talvolta è uno solo per un’intera famiglia, per quattro, cinque figli che in contemporanea dovrebbero seguire le lezioni online o ascoltare video e audio che gli insegnanti inviano loro per riuscire, in qualche modo, a portare avanti i programmi didattici.

Tutto ciò, spesso, ha un rapporto strettissimo con le differenze di classe, di censo, di educazione e anche con le diversità tra le varie parti del Paese. Le scuole adesso sono chiuse, gli alunni a casa e incombe l’incertezza su quando si rientrerà nelle classi, su come andrà a finire l’anno scolastico e come e se saranno celebrati gli esami. Non solo. È possibile, in questo momento, dare i voti agli alunni? La circolare del Ministero dice che è possibile, ma i sindacati si sono già ribellati: “Non possiamo aggiungere un carico di stress”.

Sta di fatto che nella migliore delle ipotesi al Ministero dell’Istruzione si parla di rientro a maggio, ma nessuno è pronto a mettere la mano sul fuoco dal momento che una previsione se prima non si raggiunge il picco dei contagi è impossibile da mettere nero su bianco. Tanto è vero che si lavora per potenziare il sistema didattico digitale, preparandosi alla peggiore delle ipotesi. Ovvero il rientro a settembre. Ma in poco tempo è difficile recuperare anni e anni di arretratezza digitale, poiché un piano nazionale non è mai stato attuato.

Il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, all’Huffpost, non nasconde il problema e non è un caso se è stato attivato anche uno sportello per dare sostegno psicologico agli insegnanti e agli alunni: “C’è un deficit digitale nel paese che viene da lontano. Ma ora non abbiamo alternative. Non possiamo abbandonare gli studenti. Stiamo monitorando le realtà più problematiche per poter intervenire, consegnando i materiali a scuole e famiglie”. Sono stati stanziati 85milioni per comprare Tablet, computer portati e poterli distribuire, anche se per fare ciò ci vorrà del tempo. A questi soldi si aggiungono 8 milioni di avanzo del ministero.

Ma il mese di giugno non è mai stato così vicino. Quindi, per adesso, “cosa facciamo? Intanto combattiamo”. La preside Daniela Lo Verde della scuola Falcone, istituto che si trova nel cuore dello Zen di Palermo, uno dei quartieri più disagiati d’Europa, risponde al telefono e va subito al nocciolo della questione: “Non tutte le case sono comode e spaziose, alcune volte in casa si sta in sei nella stessa stanza. Proviamo a fare del nostro meglio per fare stare bene i nostri alunni ma qui quasi nessuno ha il computer, stiamo lavorando con i telefonini e i social. Forse nei prossimi giorni riusciamo ad attivare una piattaforma Google”.

Il Coronavirus amplifica anche il disagio sociale. “Ci sono famiglie che facciamo più fatica a seguire, il tasso di dispersione scolastica si ripercuote anche nella scuola digitale. Inoltre questo è un tessuto sociale complicato, non c’è l’attitudine a capire che andare a scuola è importante. Proviamo a fare sentire la nostra vicinanza, con messaggi e telefonate. Ma spesso alle famiglie finiscono i giga dei telefonini e quindi non sappiamo più come comunicare”. Il ministro dell’Istruzione ha chiamato la preside dello Zen per capire le necessità di questa realtà. “Ci ha messo in contatto con una scuola di Roma che aveva sperimento già la didattica digitale e ci sta aiutando”.

I presidi stanno facendo rete da Nord a Sud, talvolta anche gemellaggi, tra mille difficoltà. “So che ci sono famiglie con un solo computer per tre figli, altre che proprio non hanno strumenti digitali in casa. E poi – dice il ministro Azzolina – ci sono docenti che devono conciliare il lavoro a distanza col ruolo di genitore. È un’emergenza senza precedenti”.

In più talvolta si va a velocità diverse anche nella stessa provincia perché, per esempio, nelle valli del Nord d’Italia la connessione è molto debole. A Busto Arsizio c’è l’istituto Enrico Tosi con oltre 2000 studenti, chiuso dal 24 febbraio. Si lavora bene, su diverse piattaforme digitali, l’insegnante ha la possibilità di vedere nello stesso momento l’intera classe, ovvero ogni singolo studente sullo schermo del suo computer. L’orario scolastico è rimasto immutato. “Abbiamo fatto anche la simulazione dell’esame di Stato. Gli studenti vengono valutati”, racconta la preside, in contatto con la preside di Pozzallo, nell’ottica del gemellaggio: “Insegniamo loro come si lavora su queste piattaforme, facciamo vedere come si fa a caricare i documenti e a creare gli account per gli studenti”, Eccolo un altro nodo della questione. Gli stessi insegnanti non sono stati formati per la scuola digitale e non tutti sono al passo con le nuove tecnologie.

Un’altra testimonianza dalla provincia di Como, dall’istituto Fino Mornasco, racconta di come alcune volte le famiglie vadano contattate una per una. “Significa chiamare – dice la preside Raffaella Piatti – chiedere se si ha un computer grande, utilizzato o no da altri componenti della famiglia. È da ammirare la versatilità che hanno dovuto avere gli insegnanti. La digitalizzazione si sarebbe potuta fare prima, ma c’erano resistente sulla didattica a distanza. Ora tutti si sono dovuti adeguare per forza”.

La giornata è tutto un altro aspetto. “La mattina accogliamo gli studenti – dice ancora Piatti – proviamo a parlare con loro ma è ovvio, quello che succede in classe ce lo perdiamo. La didattica digitale non può sostituire l’andare a scuola. Questa non è la scuola, è scuola a distanza, è un tocca sana in questo momento. È resilienza. Ma dobbiamo tornare nelle classi e a guardarci davvero”. Su questo nessuno ha dubbi.

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Scuola senza orizzonte. Azzolina all’Huffpost: “Al lavoro per colmare il deficit digitale” ultima modifica: 2020-03-21T05:01:22+01:00 da Gilda Venezia
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