Sindrome Hikikomori, coinvolti 120mila adolescenti

dal blog di Gianfranco Scialpi, 3.8.2019

– Sindrome Hikikomori, abbiamo un dato autorevole: 120mila adolescenti ne sono coinvolti. Gravi le conseguenze. Sorge la solita domanda: e i genitori?

Sindrome Hikikomori, il coinvolgimento dei ragazzi

Sindrome Hikikomori , esprime un disagio a vivere il mondo. M. Heidegger definiva l’uomo come un esser-ci, un ente che vive nel mondo e proiettato nel futuro. Oggi non è più così. Almeno per 120mila adolescenti  che preferiscono vivere dodici ore della loro giornata in un’altra dimensione (Società italiana di pediatria, 2019)
Sicuramente più gratificante, piacevole, e maggiormente vicina alle loro esigenze. In altri termini preferiscono uscire dalla complessità del mondo concreto e vivere un contesto a loro immagine e somiglianza. Qui  la comunicazione è più semplice e rapida, ma priva del corpo (metacomunicazione) e sottoposta all’intermediazione del dispositivo. La fuoriuscita dal mondo rimanda anche al fenomeno del Phubbing che significa essenzialmente nell’ignorare il proprio interlocutore fisico, perché proiettati  nell’altro mondo.

Gravi, ovviamente le conseguenze

Per questi  migranti dipendenti e compulsivi le conseguenze sono gravi. Riguardano la riduzione delle ore di sonno, dell’attenzione della capacità visiva.
Scendendo nello specifico la perdita di ore di sonno  favorisce  malattie cardiovascolari, disfunzioni metaboliche e diabete. Il multitasking, invece comporta evidenti problemi di attenzione e di approfondimento. Si rimane sempre in superficie su tutto.
A questo occorre aggiungere anche ” i dati dei CDC americani (Centers for Disease COntrol and Prevention). Gli Stati Uniti hanno registrato nel 2018 un aumento del 5% degli incidenti mortali che coinvolgono gli adolescenti: tra le cause, un utilizzo improprio dello smartphone da parte dei ragazzi impegnati ad ascoltare musica, giocare o rispondere ai messaggi mentre camminavano o attraversavano la strada.”
Potrei continuare, ma qui mi fermo.

La situazione rimanda sempre alla stessa domanda

Lo scenario rimanda a una situazione di solitudine, dove gli adulti e in particolare i genitori risultano compiacenti (spesso obtorto collo) o inconsapevoli dei rischi ai quali stanno andando incontro i propri figli. Tutto questo, però non alleggerisce la loro responsabilità genitoriale.

I consigli della Società Italiana di Pediatria

Quindi cosa dovrebbero fare i genitori? La Sip (Società italiana di pediatria) propone i seguenti consigli che devono sempre tener presente l’età del figlio:
Parla con tuo figlio – è importante favorire una comunicazione aperta tra genitore e adolescente, spiegando ai ragazzi cosa vuol dire un utilizzo positivo e intelligente dei media device, prestando attenzione ai contenuti che vengono pubblicati e letti e ricordando loro che è indispensabile proteggere la privacy online per tutelare se stessi e la propria famiglia.
Comprendi, impara e controlla – il genitore dovrebbe monitorare il tempo che il proprio figlio spende su tablet, smartphone e pc, imparando per primo le tecnologie a disposizione per poterle comprendere per quanto è possibile, giocando insieme a lui e condividendo per quanto possibile le attività sui media device.
Stabilisci limiti e regole chiare – occorre limitare il tempo di utilizzo di smartphone, tablet e pc durante il giorno o nei fine settimana, stabilendo orari precisi di divieto per esempio durante i pasti, i compiti e le riunioni familiari. Considerare i media come un’opportunità per tutta la famiglia per vedere insieme film o condividere contenuti social o messaggi in chat e video.
Dai il buon esempio – come genitore l’esempio è fondamentale, per questo mamme e papà dovrebbero limitare per primi l’utilizzo di smartphone quando si è in famiglia e durante i pasti; è importante inoltre che i genitori scelgano sempre contenuti appropriati e linguaggi adeguati sui social network.
Fai rete – è indispensabile la collaborazione tra genitori, pediatri e operatori sanitari per tutelare e sostenere i ragazzi attraverso campagne di informazione che forniscano una maggiore consapevolezza degli aspetti positivi ma anche dei rischi che presenta l’uso eccessivo dei media device”.

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Sindrome Hikikomori, coinvolti 120mila adolescenti ultima modifica: 2019-08-04T05:55:29+01:00 da Gilda Venezia
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