Tra i mille problemi della scuola italiana, Salvini sceglie il grembiule

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– Dal bullismo alla mancanza di strutture, tra le tante problematiche reali del nostro sistema scolastico, senza rischi il leader del Carroccio punta alla solita questione pseudo ideologica.

Dunque Matteo Salvini, oltre alla castrazione chimica per pedofili e stupratori e a una serie di altre cose strampalate e slegate dalle necessità del Paese ma che gli servono a distrarre gli elettori dai temi essenziali – la sicurezza, la sostanziale crisi di governo, il caso Siri, i 49 milioni della Lega – vorrebbe anche reintrodurre il grembiule a scuola. Obbligatorio, s’intende, visto che al momento è previsto alle materne e alle elementari ma in modo facoltativo, insomma decidono le scuole nella loro autonomia.

Abbiamo appena reintrodotto l’educazione civica a scuola e vorrei che tornasse anche il grembiule per evitare che vi sia il bambino con la felpa da 700 euro e quello che ce l’ha di terza mano perché non può permettersela. Ma sento già chi griderà allo scandalo ed evocherà il duce, ma un Paese migliore si costruisce anche con ordine e disciplina” ha detto sabato scorso in un comizio – uno delle decine che tiene ogni mese ma che cominciano a scarseggiare di pubblico – a San Giuliano Terme. Per poi riprendere il punto il giorno seguente chissà dove, neanche ce lo ricordiamo, senz’altro non era al Viminale. In realtà non si tratta di una novità assoluta: il vicepremier ci era già tornato a gennaio in tv, spiegando come “almeno alle elementari rimettere il grembiule farebbe bene ai bambini ed eviterebbe simboli di diversità. Rimetterlo sarebbe infatti u’n’occasione di parità “così da eliminare differenze sociali fra chi indossa ‘felpe da 400 euro’ e chi invece ‘golfini da 20 euro’”.

Non è una proposta campata in aria ma una strategia ben precisa. Già in autunno l’anonimo ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, quello che ha eliminato la prova di storia dall’esame di maturità, si era detto d’accordo al “grembiule fino alle scuole medie” e aveva lodato l’iniziativa di alcuni istituti che hanno introdotto le divise obbligatorie negli ordini superiori grazie a un regolamento interno. Perfino Mariastella Gelmini, sua omologa berlusconiana nel 2008, aveva rilanciato l’idea e si sono contate anche un paio di proposte di legge parlamentari in tal senso. L’uscita di gennaio di Salvini aveva pure trovato sponde inattese, come quella del sindaco di Bergamo Giorgio Gori: “Per la moda c’è tempo, e così per l’abito ‘espressione della personalità’. Meglio un po’ di sana uguaglianza” aveva twittato il 15 gennaio il primo cittadino del Pd.

Stavolta, sotto campagna elettorale, la sparata ha assunto tinte diverse. Perfino l’amico-nemico Luigi Di Maio, col quale il leader del Carroccio è in rotta su ogni fronte, gli ha risposto che i problemi della scuola italiana, e delle famiglie, sono altri: “Lo vedo come un dibattito che può anche scatenare un po’ di discussione nel Paese, ma allo stesso tempo facciamo in modo che le famiglie possano comprare scarpe, pastelli, quaderni ai propri bimbi quando li mandano a scuola. Lavoriamo prima al welfare familiare e poi parliamo del grembiulino” ha spiegato il superministro dello Sviluppo economico.

Fra chi lavora nel mondo della scuola, invece, le posizioni parrebbero più sfumate, visto che i docenti sembrerebbero non scartare a priori l’opzione (lo dimostra un sondaggio su Orizzonte Scuola). Il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, ha invece spiegato che “l’emergenza più importante è un’altra: abbiamo solai e controsoffitti delle scuole che andrebbero monitorati, ogni settimana c’è un crollo; a volte si tratta di fatti lievi, a volte cadono interi pezzi di soffitto: è questa una cosa molto urgente su cui intervenire e poi, se costa mettere a posto le situazioni, non costa quasi nulla fare le verifiche. Un monitoraggio andrebbe fatto subito, questa è l’emergenza numero uno”. Poi, ha detto il dirigente, se vogliamo parliamo anche dei grembiulini. Ma dopo, non prima.

E invece a Salvini serve parlarne prima, non dopo interventi che non verranno mai effettuati, perché questa come molte altre pseudoproposte – di nuovo, la castrazione chimica o l’esaltazione della leva obbligatoria – servono a trasmettere il messaggio elettorale putiniano in vista delle europee: scambiare l’ordine e la disciplina, termini che iniziano a penetrare con sempre maggiore insistenza nel vocabolario delle sue uscite pubbliche e delle sue propaggini digitali, per la democrazia. Il comizietto dal balcone del Duce a Forlì, sempre nel fine settimana, la dice lunga perfino nel battibecco riservato ai contestatori: il modello è ormai il Cremlino e un Parlamento che esegua senza se e senza ma. Per le opinioni differenti, anche quando rumorose, non c’è spazio: ma se vai in piazza, e così tanto, devi essere disposto a prenderti fischi e contestazioni.

Per questo, per la fonte della proposta e la strumentalità della stessa, non vale neanche la pena aprire il dibattitosull’opportunità o meno di reintrodurre in via obbligatoria grembiuli o imporre divise scolastiche, all’americana. Non perché l’argomento non possa avere un suo senso pedagogicamente parlando: anche se secondo molti non ce l’ha, visto che le disuguaglianze non si buttano sotto al tappeto del grembiule, si combattono col welfare e il confronto con le famiglie, il grembiulino basta sollevarlo per svelare la felpa da 700 euro. Ma, appunto, è un altro discorso.

Non vale la pena discuterne, darle dignità entrando nel merito, proprio perché la proposta è declinata in questo modo. Cioè come ennesima cartuccia di un percorso che mentre nega quel pericoloso patto – ordine in cambio di diversità, democrazia, libertà – in realtà lo costruisce passo dopo passo. Al di là che quegli scenari trovino poi un effettivo sviluppo legislativo, l’operazione di Salvini – oggi più che mai, in questa campagna elettorale ad alto tasso di xenofobia e violenza verbale istituzionale, dove poco si dice sui bullismi nelle case popolari e si lascia CasaPound in un edificio pubblico occupato – serve a iniettare sotto pelle questo rapporto fasullo: più (presunto) ordine e disciplina in cambio di meno libertà e democrazia. “Se non vi sta bene, candidatevi” risponde petulante il vicepremier a chiunque osi contestarlo.

Non c’è spazio per un confronto sul merito, in questi termini. Neanche sul grembiulino. Bisogna prima risolvere i suoi problemi di metodo democratico.

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Tra i mille problemi della scuola italiana, Salvini sceglie il grembiule ultima modifica: 2019-05-07T05:16:28+01:00 da Gilda Venezia
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