Un nuovo tsunami colpisce gli alunni disabili: il 52% cambia docente di sostegno

tuttoscuola_logo14TuttoscuolaNews, n. 875 del 24.9.2018

– Il ‘mostro’ dei posti in deroga: il 90% dei precari costretto a cambiare scuola.

Quest’anno nelle scuole statali sono tornati in classe 253 mila alunni con disabilità; meno della metà di loro, cioè soltanto circa 120 mila, avrà la fortuna di ritrovare il docente di sostegno dello scorso anno, mentre per tutti gli altri, circa 133 mila alunni disabili (il 52%) si dovrà ricominciare da capo con un nuovo insegnante. A loro sarà negata la continuità didattica. Eppure l’Italia si vanta di avere la scuola più inclusiva d’Europa.

A cosa è dovuta questa situazione? Benché il numero di alunni disabili per quest’anno fosse ampiamente conosciuto da tempo, secondo le stime di Tuttoscuola oltre un terzo dei 160 mila insegnanti di sostegno in servizio quest’anno (nel 2017-18, come rilevato dalla Corte dei Conti sono stati “pari a 154.432 unità, di cui 54.352 in deroga”) saranno “in deroga”, cioè precari, licenziati e riassunti ogni anno, quasi tutti nominati in una scuola diversa da quella dell’anno precedente. Lo prevedono le norme che determinano i posti fissi (il cosiddetto organico di diritto), che però non sono mai allineati al reale fabbisogno. Per quest’anno i posti fissi sono poco più di 100 mila, mentre il fabbisogno di docenti di sostegno è di circa 160 mila. Ne consegue che quest’anno circa 60 mila docenti di sostegno dovranno essere assunti “in deroga” con contratti a tempo determinato.

Assistiamo così a un paradosso: schieriamo un esercito di 160 mila insegnanti di sostegno, più dei Carabinieri, più del doppio dei medici; facciamo un grande investimento (5 miliardi di euro l’anno solo per gli stipendi), nel Paese che per primo 40 anni fa ha creduto nell’integrazione scolastica degli studenti con disabilità, superando le terribili classi differenziate: tutto in buona parte vanificato da un’insensata girandola di cattedre: 133 mila alunni con disabilità (il 52%) cambiano quest’anno docente, in molti casi ne cambieranno nei prossimi mesi anche più di uno.


Ma qual è la ratio dei “posti in deroga” per l’organico degli insegnanti di sostegno? Può essere spiegata solo per il rispetto di un vincolo economico: si frenano le assunzioni a tempo indeterminato, si risparmiano gli oneri retributivi e contributivi per i due mesi in cui le scuole sono chiuse. Criteri per così dire di prudenzialità economica nell’ambito della spesa pubblica, sui quali vigila severamente (e acriticamente) il Ministero dell’economia, ai quali il Ministero dell’istruzione deve conformarsi.

Ebbene almeno nel 90 per cento dei contratti a tempo determinato i docenti di sostegno saranno nominati in scuole diverse da quelle dove hanno prestato servizio l’anno scorso, rendendo impossibile la continuità didattica, un bene prezioso per assicurare ai ragazzi con disabilità il diritto allo studio costituzionalmente previsto. E non è detto che il nuovo docente arrivi “al primo colpo”: può esserci una sequenza di supplenti temporanei che si avvicendano, a volte per mesi. D’altronde non si possono nominare i supplenti fino a quando non sono state definite le operazioni relative ai docenti di ruolo. La conseguenza è che laddove c’è un posto di ruolo non può essere nominato il supplente.

A volte la ricerca del docente di sostegno non va a buon fine, e allora l’alunno disabile viene affidato a un docente non specializzato, che non ha una preparazione specifica e che non ha chiesto di insegnare ad alunni disabili.

A questa discontinuità didattica sui posti in deroga si aggiunge quella sui posti fissi, conseguente alla mobilità, alle nuove assunzioni in ruolo e alle supplenze annuali.

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Un nuovo tsunami colpisce gli alunni disabili: il 52% cambia docente di sostegno ultima modifica: 2018-09-24T10:26:18+01:00 da Gilda Venezia
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