«Un sistema nazionale per rafforzare la filiera Its»

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di Eugenio Bruno, Il Sole 24 Ore, 10.5.2021.

Gilda Venezia

Un miliardo e mezzo nel Pnrr e la riforma in arrivo ma per permettere agli Its di diventare finalmente perno della nostra istruzione tecnica superiore servono anche borse di studio e alloggi per gli studenti. E, più in generale, un sistema nazionale capace di valorizzare le specificità territoriali. Oltre alla capacità di orientare meglio i ragazzi sin dalla seconda media. È la ricetta che il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha in mente per il rilancio degli Istituti tecnici superiori.

Siamo terzi in Europa per disoccupazione giovanile e primi per Neet. Gli Its hanno un tasso di occupazione dell’80% ma solo 20mila iscritti. Come mai?

I ragazzi e le famiglie hanno spesso la percezione di una scuola rigidamente strutturata: i licei, gli istituti tecnici e poi l’università. La difficoltà di codificare l’esperienza degli Its, che è il loro punto di forza, rischia di essere anche la loro fragilità.

Come rafforzarli?

Stiamo lavorando a un sistema nazionale dell’istruzione tecnica superiore che abbia caratteristiche di unitarietà, pur lasciando la necessaria flessibilità tra le diverse esperienze. Ogni Its continuerà a essere radicato sul territorio ma diventerà un punto di riferimento in rete con tutto il sistema. Bisogna dare a tutti l’idea che gli Its sono un modo diverso di fare scuola, grazie alla capacità di coniugare la parte educativa teorica con un elemento operativo pratico che è la presenza delle imprese e del territorio. L’idea di un’educazione che metta insieme “testa e mani”.

Il Pnrr stanzia 1,5 miliardi in 5 anni per gli Its e in Parlamento si sta già lavorando alla loro riforma. Ci sono dei punti fermi?

Tutte le proposte del Parlamento e la nostra convergono su tre punti: il primo, come dicevo, è un sistema nazionale che valorizzi al massimo le presenze territoriali e le leghi sia in orizzontale, cioè tra Its presenti in una regione, sia in verticale, tra quelli che si occupano dello stesso settore. Il secondo elemento riguarda la loro capacità di interscambio. Le fondazioni devono crescere non tanto di numero quanto nella capacità di organizzarsi e di avere, ad esempio, una sede autonoma e un corpo autonomo di insegnanti e collaboratori in un interscambio continuo con le imprese e le istituzioni. Il terzo punto è quello di essere abbastanza flessibili per anticipare le tendenze dei sistemi produttivi e istituzionali e diventare il centro di iniziative formative non solo per i giovani. A partire da questi punti, è nostra intenzione avviare una collaborazione con il Parlamento.

Come le Academy aziendali?

Non va confuso il lavoro formativo che fa l’Academy aziendale con quello dell’Its. Gli Its svolgono una funzione pubblica di formazione. Le Academy aziendali possono partecipare attivamente ad arricchire l’offerta formativa degli Its.

Volete rafforzare l’istruzione tecnica e professionale. I due progetti si legano?

Assolutamente sì. Quando abbiamo scritto la seconda versione del Pnrr abbiamo messo molta enfasi sul tema della filiera complessiva. Mi consenta però una precisazione. Spesso si dice che ho una grande attenzione per la scuola tecnico-professionale ai danni dei licei e della nostra cultura umanistica. È un errore che dobbiamo respingere. Abbiamo il più basso livello di istruzione e il più alto tasso di dispersione d’Europa. Non c’è concorrenza tra Its e università o tra licei e istituti tecnici e professionali. C’è invece il bisogno di ampliare al massimo la base educativa del Paese generando ponti tra le diverse strutture.

Its e atenei possono dialogare?

Sicuramente. Its e università devono non soltanto dialogare fra di loro, ma avere ponti continui che leghino fra di loro istituzioni autonome. Le università partecipano alle fondazioni Its non solo portando competenze didattiche ma a mio avviso anche esperienze di ricerca applicata.

Gli Its possono ricevere i drop out delle università?

Il modo migliore è evitare che si arrivi a fare un’esperienza, registrarla come fallimentare e poi tornare indietro. È un problema di orientamento: non può partire l’estate dopo la maturità, parte al secondo anno di scuola media. Il lavoro di orientamento deve coinvolgere le scuole, le università, le imprese, tutta la comunità. Dobbiamo evitare dei drop out e creare dei ponti. Ma i ponti devono essere nei due sensi. Il tema degli Its è che bisogna farli conoscere di più e renderli più percebili. Dobbiamo mettere in condizione un ragazzo che vuole fare automotive di andare in Emilia Romagna oppure un ragazzo piemontese che vuole andare in Puglia di poterlo fare. Bisogna dotare anche gli Its di strutture di diritto allo studio e di accoglienza come le università e le scuole.

Ripristinerà la direzione per l’istruzione tecnica?

Stiamo riflettendo molto su questo. Tutta l’enfasi che stiamo ponendo sulla formazione tecnico-professionale, sugli Its e la formazione superiore, sulla formazione continua prevede un presidio stabile su tutte queste materie per dare coerenza e continuità a questi tre processi.

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«Un sistema nazionale per rafforzare la filiera Its» ultima modifica: 2021-05-10T06:14:09+02:00 da Gilda Venezia

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