Una rivoluzione copernicana per svecchiare l’insegnamento

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di Piergiorgio Odifreddi,  la Repubblica, 23.7.2017 

– Una  volta Andrew Wiles, il matematico più famoso del mondo per la sua dimostrazione del teorema di Fermat, venne in Italia. Un rotocalco gli chiese un’intervista, ma a una condizione: parlare di tutto, meno che di matematica. La cosa ovviamente lo lasciò perplesso e divertito, visto che quello era l’unico argomento su cui sarebbe valsa la pena di intervistarlo. Ma era anche l’unico argomento che si poteva supporre i lettori avrebbero saltato a piè pari.

Cosa spinge l’uomo comune a prendere immediatamente le distanze non solo dal matematico di professione, ma anche dal professore di matematica, confessando senza ritegno all’uno e all’altro: “Io non ho mai capito niente di matematica”? Probabilmente la paura nei confronti di una materia che ci propone ansiogenamente i suoi problemi, ci sfida bullescamente a mostrare la nostra “nobilitade” intellettuale, ci redarguisce insofferente se meniamo il can per l’aia, e ci svergogna spietatamente non appena proviamo a barare.

Come si possono dunque portare i bambini e gli adolescenti di oggi, che diventeranno gli uomini di domani, a convivere felicemente con la matematica, o addirittura ad amarla? Soltanto con una “rivoluzione copernicana” dell’insegnamento e della divulgazione, che capovolga l’anacronismo dei metodi e dei contenuti con i quali ancora essa viene insegnata e diffusa. O, per parlare più precisamente, vilipesa e martoriata.

La matematica si trova oggi nella situazione in cui era la musica decenni fa, prima dell’introduzione del metodo Suzuki: quando, cioè, l’interesse, il divertimento e il piacere del futuro esecutore erano considerati irrilevanti, o addirittura deleteri, e dovevano cedere il campo ai tecnicismi fini a sé stessi. Non a caso le scuole musicali si chiamavano “conservatori”, e conservatori rimangono troppo spesso oggi i programmi di matematica delle scuole, i metodi della sua didattica e gli aspetti che ne emergono nella narrazione mediatica.

Con queste premesse, non c’è da stupirsi che la matematica sia odiata e temuta: semmai, ci sarebbe da stupirsi che non lo fosse. L’attuale “crisi delle vocazioni” degli insegnanti di matematica riflette una consapevolezza di queste carenze, che si possono risanare soltanto mediante un “piano Marshall” che immetta risorse massicce nella diffusione di nuovi metodi di insegnamento e nell’elaborazione di nuovi programmi di studio, ormai adottati in molti Paesi meno conservatori, ma ancora lontani da venire nel nostro, che apprezza le rovine dell’antichità ma si disinteressa delle costruzioni della modernità.

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Una rivoluzione copernicana per svecchiare l’insegnamento ultima modifica: 2017-07-23T08:24:53+02:00 da Gilda Venezia
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