Valutazione nella primaria, ci risiamo: lettere “buone”, numeri “cattivi”. E arriva il divieto di bocciare

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Giorgio Ragazzini,  Il Gruppo di Firenze,   27.6.2016

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– Il Corriere della Sera di ieri riporta le stupefacenti motivazioni alla base della nuova-vecchissima idea di sostituire nella scuola primaria i voti numeri con le lettere. Queste ultime sarebbero “eque e meno limitanti” (?). L’obbiettivo è quello di uscire dalla logica della scuola-calcolatrice, limitare le ansie e recuperare l’idea che il successo scolastico è un percorso e non una media delle performance. “Così restituiamo alla scuola primaria il compito di mettere bambine e bambini agli stessi nastri di partenza – spiega la senatrice Francesca Puglisi. Misurare con un numero la gioia di apprendere di un bambino è come misurare il cielo con un righello” [sic…]. E ancora, a detta degli “esperti” che seguono il progetto, “la valutazione in lettere esprime il concetto di evoluzione delle competenze e delle conoscenze, mentre il voto fotografa in maniera statica una situazione”. E qual è l’idea chiave? Fornire agli studenti gli strumenti per raggiungere una meta. In parole povere: impediamo agli insegnanti di comportarsi da ragionieri e tutto cambierà in meglio, la scuola non sarà più ansiogena e potremo apprezzare finalmente gli sforzi degli studenti per migliorarsi, invece di inchiodarli a un eventuale inizio d’anno “complicato”.

Simile a un torrente carsico, come si vede riemerge periodicamente la sfiducia, per non dire l’ostilità, verso l’insegnante medio che alberga nelle teste ministeriali, o meglio verso quelli che non si rassegnano al ruolo di maternage protettivo e indulgente che si vorrebbe riservargli; e che insistono invece nel credere che il bene dei bambini stia in una scuola esigente non meno che affettuosa. Al di là di questo nucleo insieme ideologico e psicologico, le motivazioni addotte sono semplicemente inconsistenti (quando si riesce a tradurle in italiano comprensibile), oltre che offensive per i docenti italiani. Tanto per cominciare, non è affatto vero che questi ultimi non tengono conto dell’evoluzione di un allievo e non valorizzano il suo impegno nel corso dell’anno. Spesso lo fanno anche troppo, utilizzando qualche risultato positivo verso la fine della scuola per cancellare un andamento insoddisfacente nella maggior parte dell’anno. D’altro canto proprio per equità è necessario distinguere – diciamocelo chiaramente – tra chi ha dimostrato buona volontà e ha lavorato costantemente per migliorare e chi invece ha poltrito per un quadrimestre contando di cavarsela con uno sprint finale. Non a caso tra le nostre proposte c’è anche quella di aggiungere alle valutazioni quadrimestrali anche una valutazione complessiva, che riguardi tutto l’anno scolastico. Sarebbe questo un forte incentivo a impegnarsi fin dall’inizio dell’anno.

Impossibile poi capire perché il voto “fotografi in maniera statica”, mentre le lettere, miracolosamente, no. Si manifesta qui anche una ben scarsa conoscenza della scuola nella sua concreta attività e di quella primaria in particolare. Il voto è un segnale sintetico che si accompagna, nella maggioranza dei casi, a un’analisi degli errori, a indicazioni per migliorare, alla consapevolezza del perché il risultato è negativo: scarso impegno? difficoltà dell’argomento? necessità di una nuova spiegazione? Chi lo appioppa e basta, farà lo stesso con la lettera E. Quanto a fare la media, basta attribuire un valore numerico a ogni lettera e il gioco è fatto. Con lo svantaggio, però, di avere uno strumento valutativo articolato in soli cinque livelli, quindi meno in grado di rilevare anche modesti miglioramenti.

Arriviamo all’abolizione della bocciatura nelle elementari annunciata insieme alla “riforma” della valutazione. La cosa è liquidata in quattro righe dell’articolo: “Inutile e dannosa” sentenziano gli “esperti” del ministero. Già non si comprende perché i rarissimi casi in cui questo avviene siano un problema. Ma il punto fondamentale è un altro: non è tanto l’utilità della ripetenza che è in questione, anche se, checché se ne dica, non è affatto vero che sia sempre inutile. Quella che funziona come incentivo a far meglio e quindi va difesa nell’interesse degli allievi è la semplice possibilità di bocciare. Inutile nascondersi dietro fantasie onnipotenti sui poteri di una didattica per quanto innovativa e attraente, ci saranno sempre casi in cui c’è bisogno di evocare un limite invalicabile al disimpegno e alla pigrizia.

Infine: chi l’ha detto – chiedetelo agli sportivi – che un po’ di ansia fa male? E perché allora non abolire i saggi di strumento, di danza, la prima comunione, la recita, in quanto suscitatori di ansia?

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Valutazione nella primaria, ci risiamo: lettere “buone”, numeri “cattivi”. E arriva il divieto di bocciare ultima modifica: 2016-06-28T06:47:01+02:00 da Gilda Venezia
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