Fassina insiste: o il Ddl cambia o lascio il Pd

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Tuttoscuola,  17.6.2015.

IL LAVORO NELLE RIFLESSIONI DELA CHIESA DI BENEDETTO XVI

Confermo che, senza radicali correzioni, in particolare sui dirigenti scolastici e sulle assunzioni degli insegnanti precari, lascio il Pd e mi impegno, insieme ad altri, a costruire un soggetto politico che possa rappresentare il lavoro, la scuola pubblica per un’alternativa di governo”. Stefano Fassina, esponente di punta della minoranza Pd, ribadisce ulteriormente, nell’intervista rilasciata a Eleonora Fortunato di Orizzontescuola, la sua intenzione, annunciata peraltro da tempo e già segnalata da Tuttoscuola, di legare la sua permanenza nel Pd a profonde modifiche del Ddl ‘Buona Scuola’.

L’impressione è che dopo l’esito dei ballottaggi di domenica scorsa, che hanno confermato il trend delle elezioni regionali, si sia aperta a sinistra (che comprende la sinistra interna ed esterna al Pd) la corsa a dare rappresentanza – in previsione di elezioni politiche che potrebbero essere indette anche prima del 2018 – ai due milioni di voti che secondo gli analisti dei flussi elettorali sarebbero passati dal Pd all’astensione. Nostalgici della ‘Ditta’ di bersaniana memoria ma anche molti, molti insegnanti e relative famiglie, che elettoralmente  valgono centinaia di migliaia di voti.

Non è detto – e qui sta l’azzardo della eventuale decisione di Fassina di uscire dal Pd per creare un nuovo partito più a sinistra del Pd rompendo sulla ‘Buona Scuola’ – che questi elettori ‘astensionisti’ tornerebbero alle urne, e che lo farebbero (gli insegnanti in particolare) per farsi rappresentare da un partito che guarderebbe più al passato che al futuro.

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