Scuola 2.0/3. Ma l’Ocse mette in guardia dalla bulimia tecnologica

tuttoscuola_logo14TuttoscuolaNews,  n. 729 del  21.12.2015.  

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Nel numero di dicembre del mensile Tuttoscuola l’autorevole pedagogista e matematico Michele Pellerey dà conto dei risultati ai quali è pervenuto un vasto studio dell’Ocse relativo alle ricadute dell’uso della ICT nell’apprendimento della matematica, delle scienze e della lettura basato sui risultati dell’indagine PISA del 2012.

La conclusione di questo ampio studio comparativo, evidenziata recentemente dallo stesso Andreas Schleicher, responsabile del Directorate for Education and Skills dell’Ocse, in una serie di webinar, sembra destinata a spegnere gli entusiasmi dei sostenitori della digitalizzazione integrale della didattica: i dati raccolti mostrano che gli studenti (si tratta dei quindicenni che hanno preso parte all’indagine PISA) che fanno un uso moderato delle tecnologie a scuola ottengono risultati migliori rispetto a quelli che non le usano, ma anche che quelli che invece le utilizzano massicciamente peggiorano le loro performance in tutte e  tre le aree indagate: lettura, matematica e scienze.

Studi recenti, citati da Pellerey, suggeriscono che la soluzione migliore sarebbe quella di utilizzare le tecnologie digitali a sostegno, e non in sostituzione delle metodologie didattiche tradizionali, e soprattutto con l’obiettivo circoscritto “di sviluppare ulteriori attività pratiche, di aiutare a gestire se stessi nell’apprendimento, di favorire la collaborazione tra compagni”.

Per quanto riguarda l’Italia, per una volta, il ritardo accumulato sembra giocare a favore del nostro Paese perché paradossalmente non si sono (ancora) potuti riscontrare da noi gli effetti negativi prodotti sui livelli di apprendimento dall’impiego eccessivo di tecnologie digitali.

Il ritardo ci offre l’opportunità di non ripetere l’errore fatto da altri Paesi nei quali, come nota Paolo Ferri, docente di tecnologie didattiche e tecnica dei nuovi media presso l’università Bicocca di Milano, nella fase iniziale della digitalizzazione dei sistemi scolastici si è dato troppo spazio al  “determinismo tecnologico” e “non si è investito a sufficienza sull’innovazione didattica e metodologica, oltre che sulla formazione in grado di aumentare (e non diminuire) il ruolo degli insegnanti”.

È su questo terreno, quello di una corretta ed efficace formazione tecnologica degli insegnanti, che si giocherà nei prossimi anni, a nostro avviso, la partita della comunque inevitabile transizione alla scuola digitale.

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