Altri 50mila prof pronti a cambiare scuola

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di Eugenio Bruno e Claudio Tucci, Il Sole 24 Ore, 12.4.2021.

Gilda Venezia

Non c’è pandemia che tenga. Il prof era e resta mobile. Specialmente se è emigrato al Nord per occupare una cattedra libera e, alla prima occasione utile, vuole tornare al Sud. Potremmo averne una prima conferma già domani quando scadranno i termini per la mobilità 2021/22 degli insegnanti e il ministero dell’Istruzione deciderà se comunicare il numero di richieste di trasferimento avanzate dal corpo docente. Mentre per sapere quanti movimenti, da scuola a scuola o da provincia a provincia, sono stati autorizzati bisognerà aspettare il 7 giugno. Ma le stime sindacali già parlano di 40-50mila prof in predicato di spostarsi. Un numero che, se confermato, sarebbe sì inferiore ai 55mila che, anche allora in epoca di coronavirus, hanno cambiato scuola o provincia l’anno scorso, ma complicherebbe comunque la ripartenza di settembre.

Il doppio vincolo

Fatta la premessa che i posti disponibili per i trasferimenti sono tutti quelli “vacanti” – vale a dire la somma dei posti attribuiti nell’organico di diritto per ciascuna tipologia o classe di concorso meno quelli occupati dai docenti già titolari della scuola – va innanzitutto ricordato che la mobilità può essere territoriale (cambio di sede) o professionale (passaggio di cattedra o di ruolo, ad esempio medie-superiori). E la girandola di docenti si annuncia sostenuta anche quest’anno, nonostante la “ferma prolungata” di 5 o di 3 anni, a seconda dei casi, nella sede di titolarità. Il vincolo di permanenza quinquennale – che è stato reintrodotto dall’ex ministro Lorenzo Fioramonti nel 2019 (con il Dl 126, convertito nella legge 159) e che i sindacati hanno chiesto invano all’attuale titolare di viale Trastevere, Patrizio Bianchi, di eliminare – vale sia per i docenti immessi in ruolo per effetto del Ddg 85/18 sulle classi di concorso delle secondarie di primo e secondo grado nell’anno scolastico 2019/2020, che per tutti i nuovi assunti del 2020/2021. Con poche eccezioni: professori dichiarati in soprannumero (obbligati a presentare domanda di trasferimento) o tutelati dalla legge 104, acquisita dopo la domanda di partecipazione al concorso o di inserimento nelle graduatorie ad esaurimento. Secondo fonti sindacali, questo blocco interessa circa 20mila insegnanti neo assunti. Altri 60mila prof sarebbero invece stoppati dal vincolo triennale sulla stessa sede introdotto con la contrattazione integrativa per chi ha avuto trasferimento su sede richiesta.

Si muove un prof su tre

L’effetto di queste regole, sempre secondo fonti sindacali, comporterà una riduzione delle domande di mobilità (in tutto se ne aspettano 80-90mila, di cui 40/50mila probabilmente accolte). Ma il turnover totale sarebbe comunque vorticoso. Sommando il 2018/2019, il 2019/2020 e il 2020/2021, sulla base dei dati del ministero dell’Istruzione, risultano infatti inoltrate oltre 373mila domande di mobilità, di cui quasi 311mila territoriale. Di queste ne sono state accolte 177.599, il 48% (58.594 nel 2018/19, 63.997 nel 2019/20, 55.008 nel 2020/21). I trasferimenti accordati dentro la regione sono stati 153.589, quelli fuori regione, soprattutto sull’asse Nord-Sud, sono stati invece 24.010. Se si eccettua il 2016/2017, quando il deflusso è stato maxi (158mila spostamenti di cui 32mila oltre i confini regionali) per effetto della mobilità obbligatoria prevista per tutti gli assunti della Buona Scuola, ogni anno ha cambiato cattedra circa l’8% del corpo docente.

Aggiungendo ai 177mila trasferimenti effettuati negli ultimi tre anni i circa 40/50mila stimati per settembre 2021, avremmo che in 4 anni, nonostante i blocchi normativi, si è mosso il 30% dei professori totali (calcolato sui 680mila docenti di ruolo). Un dato enorme, che non ha eguali nel resto del pubblico impiego. E che rende ancora più complicato il puzzle sulle assunzioni di settembre, con annessa maxi-sanatoria per 50-60mila precari (su cui si veda Il Sole 24Ore di lunedì 29 marzo). Specialmente se si vuole evitare, come il premier Mario Draghi e il ministro Bianchi sembrano intenzionati a fare, il bis dei 200mila supplenti in cattedra già sperimentato quest’anno. Con gli effetti deleteri sulla continuità didattica che alunni e famiglie hanno già vissuto sulla loro pelle.

Altri 50mila prof pronti a cambiare scuola ultima modifica: 2021-04-12T06:33:57+02:00 da
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