Buona scuola, correttivi a rischio

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di Alessandra Ricciardi,  ItaliaOggi  6.12.2016

– Chiamata diretta e bonus, per il 2017 partite in bilico –

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Il voto di domenica, con la vittoria del fronte del no al referendum costituzionale, rischia di mettere su un binario morto le deleghe attuative della riforma della Buona scuola, uno dei cavalli di battaglia del governo Renzi. Ma anche i correttivi alla stessa riforma su cui l’esecutivo, proprio nelle ultime settimane, aveva deciso di trattare con i sindacati al tavolo aperto al ministero dell’istruzione.

Tutto congelato, se non peggio, dopo che il premier Matteo Renzi ha rassegnato le sue dimissioni. È saltato per esempio l’incontro previsto per domani a viale Trastevere tra il gabinetto del ministro Stefania Giannini e i segretari sindacali sulla mobilità. Obiettivo delle sigle è di ripristinare il trasferimento su sede per i docenti. Senza quel contratto, e senza quelle aperture, lo scenario che si profila, con un governo tecnico o politico ma di breve durata, è che sulla mobilità si proceda come prevede la normativa e con atto unilaterale dell’amministrazione, dicono da viale Trastevere, e dunque che restino in vigore gli ambiti.

C’è poi da scontare la mancata controriforma della legge Brunetta: l’accordo sottoscritto solo mercoledì scorso tra governo e sindacati, a firmare Cgil, Cisl, Uil e Confsal, sul rinnovo dei contratti del pubblico impiego aveva tra i suoi cardini lo smantellamento del potere legislativo in materia di rapporto di lavoro a favore della contrattazione. Per i sindacati della scuola significa sulla carta poter rivedere, per esempio, la chiamata diretta dei docenti e il bonus al merito, ripristinando la contrattazione e togliendoli dalla discrezionalità del dirigente scolastico.

Sempre per i sindacati quell’intesa va comunque rispettata, a prescindere dal governo che sarà. Ma è evidente che, cambiando esecutivo e clima politico, la partita ora è molto più complicata. E senza modifiche alla Brunetta, chiamata diretta e bonus rischiamo di restare come sono, così come prevede la riforma della Buona scuola.

Tra i dossier su cui regna l’incertezza, ci sono gli stessi aumenti contrattuali, 85 euro in media al mese, previsti dall’intesa del 30 novembre. È vero che la Corte costituzionale ha di fatto imposto il rinnovo dei contratti, ma non ha detto a quanto hanno diritto i dipendenti pubblici. La legge di bilancio che sarà approvata nelle prossime ore, senza modifiche al senato, stanzia per i contratti poco meno di 2 miliardi di euro. Per assicurare 85 euro di aumento ne servono 5 di miliardi, ha detto il ministro ella funzione pubblica, Marianna Madia. Per un governo tecnico o politico di transizione, difficile assumere impegni così onerosi in una prossima legge di Bilancio.

E poi ci sono le deleghe, i decreti attuativi della Buona scuola: dal nuovo sistema di valutazione degli studenti alla revisione della formazione tecnica e professionale, dal canale di educazione e istruzione per la fascia di età 0-6 anni dei bambini al reclutamento dei docenti. Con le relative pendenze per sanare le graduatorie a esaurimento non ancora svuotate. Titoli che adesso sono in attesa di autore.

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Buona scuola, correttivi a rischio ultima modifica: 2016-12-06T09:04:53+00:00 da Gilda Venezia

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