Dispersione implicita: è misurabile?

tuttoscuola_logo14TuttoscuolaNews, n. 926 del 11.11.2019

– Invalsiopen.it, il sito ufficiale dell’area delle prove nazionali Invalsi, ha fatto il suo esordio nel mese di ottobre 2019 pubblicando un editoriale del responsabile nazionale di tali prove, Roberto Ricci, dedicato al tema della dispersione scolastica implicita o nascosta, che a differenza di quella esplicita non rientra nelle statistiche ufficiali ma è egualmente rilevabile analizzando l’esito delle prove previste al termine della scuola secondaria di primo e di secondo grado.

Sul tema è poi intervenuta la presidente dell’Istituto, Anna Maria Ajello, con un articolo su Tuttoscuola.com, che ha evidenziato lo stretto rapporto che intercorre tra il fenomeno della dispersione nascosta e l’elevato tasso di analfabetismo funzionale che si registra tra gli adulti italiani, studiato da Tullio De Mauro già negli anni ottanta dello scorso secolo.

La grande quantità di dati resi disponibili dalle prove Invalsi consente ora per la prima volta di quantificare la dispersione implicita, che riguarda gli studenti che pur conseguendo il diploma di scuola secondaria superiore “non raggiungono livelli di competenze di base nemmeno lontanamente sufficienti per esprimere scelte e comportamenti in grado di interagire consapevolmente nella società” (Ricci) avendo accumulato nel tempo “acquisizioni carenti o addirittura quasi inesistenti” (Ajello).

Una quota non trascurabile di studenti che conseguono il diploma – afferma l’Invalsi – non raggiungono nemmeno lontanamente i livelli di competenza che ci si dovrebbe aspettare dopo tredici anni di scuola. Le criticità messe in evidenza dai risultati delle rilevazioni nazionali già nel primo ciclo d’istruzione potrebbero permettere una identificazione precoce di questo problema e consentire quindi azioni preventive efficaci. Ai nostri ragazzi non è richiesto di avere “un’infarinatura” delle nozioni studiate a scuola, ma di possedere competenze. E invece – ricorda la Ajello – “un genitore se il figlio evita la bocciatura ‘strappando il 6’, non se ne rammarica ma considera la promozione uno scoglio superato”.

Questo scarto tra i dati statistici relativi alle promozioni e ai diplomi e il livello effettivo degli apprendimenti, più basso rispetto a quello dichiarato dai “pezzi di carta” rilasciati, era stato notato già negli anni settanta da Aldo Visalberghi con riferimento agli esami di maturità e da Roberto Giannarelli per quanto riguarda la licenza di scuola media: furono condotte limitate ricerche empiriche, rese difficili dalla riluttanza delle scuole e degli insegnanti a fornire informazioni e dati. Solo con la graduale diffusione della cultura e degli strumenti della valutazione di sistema si è potuto dare una base quantitativa alla rilevazione oggettiva dei dati relativi ai livelli di apprendimento, anche se non mancano le riserve, e il dibattito, sul carattere non neutrale delle scelte effettuate: dal tipo di items impiegati, che privilegerebbero intelligenze di tipo esecutivo sottovalutando creatività e pensiero divergente al condizionamento delle scelte didattiche con sollecitazione al teaching to the test, e al limitato numero delle competenze delle quali si effettua la misurazione: lingua materna, inglese, matematica.

Insomma, se la dispersione esplicita è misurabile ma ingannevole perché non tiene conto di quella implicita, quest’ultima verrebbe misurata con criteri discutibili perché circoscritti. Intendiamoci: la nostra non è una critica del merito ma una problematizzazione del metodo, in linea con quanto emerge anche nel dibattito internazionale sulla ‘soggettività’ dei parametri utilizzati nella valutazione di sistema basata sul testing. Metodologia che può offrire, comunque, informazioni utili e importanti, come vediamo nella successiva notizia.

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Dispersione implicita: è misurabile? ultima modifica: 2019-11-11T05:25:54+01:00 da Gilda Venezia
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