Dopo Giannini, via Faraone. Buona Scuola in soffitta?

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Orazio Niceforo,  Tuttoscuola, 31.12.2016

– C’è una certa simmetria tra la decisione del nuovo premier Gentiloni (e del segretario del Pd Renzi) di non confermare Stefania Giannini alla guida del Miur – unico ministro non rientrato nel nuovo Governo – e quella della nuova inquilina di viale Trastevere di non confermare Davide Faraone nell’incarico di sottosegretario, unico tra i tre uscenti.

Faraone aveva difeso, come e per certi aspetti più della Giannini, la legge 107, ne aveva interpretato l’anima decisionista, l’affermazione del primato della politica (e della legge) rispetto alla contrattazione anche per quanto riguarda il ruolo, i compiti e la retribuzione dei docenti, legata alla qualità delle loro prestazioni.

L’uscita dalla scena, almeno di quella scolastica, di entrambi i protagonisti e interpreti della Buona Scuola, accompagnata dall’ingresso a viale Trastevere di una ex sindacalista della Cgil (il sindacato più aspramente ostile alla 107), che ha immediatamente ripristinato il dialogo con i sindacati, significa in buona sostanza che la forte autocritica fatta da Renzi negli ultimi mesi, prima del referendum, sulla Buona Scuola, riguardava soprattutto l’inadeguatezza della gestione politica delle legge da parte di Giannini e Faraone: quella rottura con tutti i sindacati che aveva certamente pesato anche sull’esito del referendum, e l’evidente impossibilità di scaricare sulle spalle di soli dirigenti scolastici l’onere di gestire gli aspetti innovativi della riforma, senza il consenso e la partecipazione attiva degli insegnanti.

E dunque, come ha subito messo in chiaro Valeria Fedeli, il primo problema da risolvere era (è) quello di riprendere il dialogo con i sindacati, abbandonando l’idea di una gestione della 107 tutta affidata all’azione amministrativa, all’imperio della legge, e al ruolo dei dirigenti scolastici come occhiuti esecutori della norma.

La Buona Scuola aveva giocato la carta della dis-intermediazione, ma i fatti hanno dimostrato che nella scuola (e nel Paese, come ha osservato Giuseppe De Rita con riferimento all’alta partecipazione al referendum) esiste una forte volontà di partecipazione, coinvolgimento, condivisione. Da questo punto di vista la Buona Scuola, almeno nella sua dimensione decisionista e a-contrattuale, è già finita in soffitta. Per essere sostituita da cosa?

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Dopo Giannini, via Faraone. Buona Scuola in soffitta? ultima modifica: 2016-12-31T14:48:20+01:00 da Gilda Venezia
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