Eurostat, Italia penultima per giovani laureati. Il ritardo dei maschi

di Orsola Riva, Il Corriere della sera, 28.6.2021.

L’Italia ha il 28,9 per cento di giovani laureati contro una media europea del 40,5 per cento. Le donne fanno la parte del leone un po’ ovunque in Europa ma da noi lo svantaggio dei maschi è particolarmente pronunciato: solo il 23 per cento dei giovani si laurea contro il 35 delle femmine.

Gilda Venezia

Italia fanalino di coda

Niente da fare. L’Italia resta fanalino di coda europeo – peggio di noi solo la Romania – per numero di giovani laureati. Sfioriamo il 29 per cento contro una media Ue del 40,5 per cento. Intendiamoci: il nostro è un ritardo antico. Già dieci anni fa la Francia aveva il doppio dei nostri laureati: ma nel frattempo loro ormai sfiorano il 50 per cento mentre noi progrediamo sì, ma molto lentamente. E comunque nel medio periodo non reggiamo il confronto nemmeno con l’Austria che nel 2011 aveva appena il 20,9 per cento di giovani «dottori» ma in dieci anni li ha quasi raddoppiati (40,9 per cento) mentre noi siamo passati dal 21,1 per cento al 28,9 del 2020. Sempre meglio del 2019, per carità, che non ci eravamo mossi neanche di un decimale (27,7 per cento, proprio come nel 2018), mentre la Romania l’anno scorso è addirittura arretrata attestandosi ai livelli del 2018 (24,9 per cento).

L’università senza soldi

Che l’Italia continui a restare indietro non è certo una sorpresa, vista la cronica scarsità di investimenti nell’istruzione terziaria. Attualmente l’Italia spende per l’università meno dell’un per cento del Pil contro l’1,2 della Germania, l’1,5 della Francia, l’1,7 dell’Austria e il due per cento del Regno Unito. E’ vero che il PNRR varato dal governo Draghi prevede specifiche misure di rilancio volte a rafforzare il diritto allo studio (borse e alloggi) e a potenziare il sistema «alternativo» degli Its, gli istituti di formazione terziaria professionalizzante che fin qui hanno stentato a decollare. Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza sono previsti 500 milioni in borse di studio e un miliardo in alloggi, più un miliardo e mezzo per raddoppiare il numero dei diplomati Its (portandoli da 5 a 10 mila l’anno), ma sono misure largamente insufficienti a rendere il titolo più accessibile anche a chi è meno fortunato, visto che le tasse universitarie restano fra le più alte d’Europa e i soldi stanziati non bastano nemmeno a eliminare del tutto l’anomalia degli studenti idonei non beneficiari, cioè di coloro che per reddito avrebbero diritto a una borsa di studio ma non la ottengono per mancanza di fondi. Che si debba di fare di più e lo si debba fare subito lo ha ribadito anche la ministra dell’Università Cristina Messa: «L’Italia ha il dovere di invertire la tendenza rispetto al basso numero di laureati – ha detto a Sky Tg 24 – . Si tratta di un percorso lento e progressivo che dobbiamo iniziare a fare immediatamente. Ci sono due azioni che dobbiamo mettere in campo subito. La prima è quella di ampliare il numero di studenti e l’offerta formativa degli atenei, aiutando le famiglie che non hanno mezzi sufficienti per far studiare i propri figli. La seconda azione è quella di legare di più l’aspetto formativo con il mondo del lavoro».

Lo svantaggio dei maschi

A determinare il pessimo risultato italiano contribuisce anche il ritardo dei maschi rispetto alle femmine. Che le donne abbiano più probabilità di laurearsi è un dato comune ormai a tutta l’Europa, ma da noi lo svantaggio degli uomini è particolarmente accentuato: solo il 22,9 per cento si laurea contro il 35 per cento delle donne. Un dato riconducibile almeno in parte al diverso percorso scolastico imboccato da ragazzi e ragazze dopo le medie: i maschi infatti rappresentano solo il 40 per cento degli iscritti ai licei, da cui provengono la maggior parte dei laureati (il 75 per cento, stando all’ultimo rapporto AlmaLaurea), mentre sono il 70 per cento degli iscritti agli istituti tecnici che sfornano appena il venti per cento dei laureati.

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Eurostat, Italia penultima per giovani laureati. Il ritardo dei maschi ultima modifica: 2021-06-29T05:45:29+02:00 da Gilda Venezia
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