Giustizia in educazione/2. Potenzialità e limiti della formazione in servizio

tuttoscuola_logo14TuttoscuolaNews,  n. 734 del  25.1.2016 

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– Per vincere la battaglia dell’inclusione e rimuovere le cause della dispersione sarebbe servito un programma nazionale, con obiettivi stringenti assegnati alle scuole comprensivi di un precoce intervento organizzato quando si manifestano i primi disagi, con il coinvolgimento della famiglia, e di corsi di recupero pomeridiani ed estivi obbligatori, ha detto Vinciguerra (in allegato il testo dell’intervento http://www.tuttoscuola.com/ts_news_734-1.docx). Su questo il sottosegretario Davide Faraone ha annunciato l’intenzione di interventi mirati nelle aree con più dispersione, con invio di task force di docenti e soluzioni per incrementare il tempo pieno.

Inoltre la lotta alla dispersione non può non affrontare il problema delle bocciature con soluzioni radicalmente nuove. Il tutto supportato da uno specifico piano di formazione dei docenti.

Ma questo è un altro punto di incertezza della legge 107. Legge che ha il grande merito di rendere la formazione in servizio, per la prima volta nella storia della scuola italiana, “obbligatoria, permanente e strutturale”. E di finanziarla, sia attraverso la Carta del docente sia attraverso i fondi per le scuole.

La formazione in servizio non è affidata dalla legge a soggetti sovraordinati alle scuole (Direzioni generali centrali, Uffici scolastici regionali o provinciali), bensì alle scuole stesse, che devono programmare le iniziative di formazione in coerenza con il loro PTOF: una soluzione che se da una parte valorizza l’autonomia delle scuole, e la loro libertà progettuale, dall’altra espone al rischio – inevitabile se di vera autonomia si tratta – che le scuole non considerino prioritaria la formazione finalizzata all’inclusione e al successo di tutti gli studenti, ma quella rivolta ad altri obiettivi indicati nel PTOF, come il potenziamento dell’arte, delle competenze digitali, dell’educazione economico-finanziaria. Insomma non si hanno certezze di una robusta formazione dei docenti per prevenire e affrontare l’insuccesso scolastico, tanto meno all’interno di piano strutturale e organico, di cui non c’è traccia.

Va inoltre considerato che la formazione in servizio dei docenti finalizzata alla lotta alla dispersione per essere davvero efficace dovrebbe avere le caratteristiche della ricerca-azione, con produzione di ipotesi progettuali e materiali didattici personalizzabili da utilizzare in classe, e verifica continua dei risultati. Non sembrano molte le scuole (anche se in alcuni casi esistono ottime premesse) in grado di muoversi con competenza su questo terreno.

Giustizia in educazione/2. Potenzialità e limiti della formazione in servizio ultima modifica: 2016-01-25T06:52:06+01:00 da Gilda Venezia
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