Governo Draghi: ancora una riforma dei Tecnici e Professionali? Sarà sicuramente un’altra Caporetto.

Gilda Venezia

dalla Gilda degli Insegnanti della Provincia di Venezia, 21.2.2021.

In Italia mancano professionalità e tecnici richiesti dalle imprese  e dal mercato.

Ma nulla potrà cambiare senza una profonda revisione

delle scelte politiche sbagliate del passato.

Gilda Venezia

Il Presidente del Consiglio nel suo discorso di insediamento al Senato ha citato la necessità di provvedere ad una riforma degli istituti tecnici e professionali per renderli più in linea con le esigenze di trasformazione produttiva del Paese.
Sono le stesse parole dette dagli ex ministri Berlinguer, Moratti, Gelmini, Profumo, Giannini e Bussetti.
Le reiterate e erratiche riforme della secondaria di secondo grado che hanno contraddistinto tutti i governi degli ultimi trent’anni hanno lentamente portato al disastro che sta colpendo in particolare l’istruzione professionale. Questo indirizzo di studi dal 2010 al 2018 ha visto diminuire di circa il 30 % gli iscritti al primo anno di corso e solo gli istituti alberghieri hanno registrato una certa tenuta con un calo  “contenuto” al 14%. Il trend negativo continua anche in quest’anno scolastico.

Molti ricordano il “piano Moratti” che immaginava la liceizzazione degli Istituti Tecnici e la progressiva regionalizzazione dei professionali. Sarebbe inoltre opportuno ricordare le posizioni ideologiche, partorite da una parte della sinistra e dai sindacati amici, che hanno portato ad un depotenziamento dell’area professionalizzante negli istituti professionali imponendo una struttura generalista nel primo biennio e una riduzione delle ore di laboratori e di natura specificamente professionale.
I risultati sono stati disastrosi.
Paradossalmente in Italia mancano le mansioni di specializzazione e i tecnici richiesti dalle imprese  e dal mercato, figure professionali che stanno di fatto per essere sostituite da personale proveniente da altri paesi.
Tutta la politica dell’orientamento scolastico degli ultimi decenni ha di fatto accentuato l’immagine dei licei come scuole di serie A, i tecnici di serie B e i professionali di serie C. Le famiglie italiane hanno percepito questa visione classista della scuola creando nell’immaginario collettivo una serie di pregiudizi che hanno alimentato la dequalificazione dell’istruzione professionale.
Esistono purtroppo situazioni diffuse di istituti professionali che stanno diventando aree di parcheggio del disagio e dell’emarginazione sociale di fasce di giovani. La percentuale di disabili, BES, DSA, ecc. negli istituti professionali è impressionante se letta in relazione a quello che avviene nei licei. I docenti degli istituti professionali devono affrontare situazioni molto complicate e una didattica spesso difficile da gestire senza alcun riconoscimento sociale e professionale.

Il fatto eclatante di questa situazione gravissima è la penuria di docenti di materie professionalizzanti. Di fronte ai bassi livelli stipendiali dei docenti è impossibile talvolta trovare ingegneri, informatici, tecnici di settore disponibili a lavorare nella scuola. Solo con la pandemia Covid e la crisi conseguente di qualche settore produttivo alcuni professionisti si sono riavvicinati alla docenza; ma si tratta di una fase transitoria caratterizzata da “messe a disposizione” senza alcun investimento di lungo periodo nell’insegnamento.

Esprimiamo quindi preoccupazione in merito a promesse riforme dei tecnici e professionali senza una profonda revisione delle scelte politiche sbagliate del passato.
Ma gli “esperti” del ministero sono sempre i soliti e questo non fa ben sperare.
Serve una massiccio investimento in organici, stipendi, attrezzature, laboratori uniti ad una trasparenza in merito all’orientamento e alle possibilità di occupazione di studenti  che non intendono prolungare la loro formazione istituzionale dopo l’esame di qualifica (che prima era triennale e ora è confusamente triennale o quadriennale in capo alle Regioni) o  l’Esame di Stato finale.

Serve soprattutto stabilire una volta per tutte la competenza dello Stato e del Ministeri dell’Istruzione nei confronti delle Regioni e dei percorsi professionali loro afferenti (IEFP) senza cadere nelle logiche dell’autonomia differenziata e dell’inseguimento dei bisogni di breve o brevissimo periodo delle imprese del territorio.

Sembra che siano solo gli ITS (percorsi post diploma biennali) a conseguire risultati apprezzabili ed è sicuramente giusto investire nel loro potenziamento e diffusione, ma , come la Gilda da sempre ha ribadito, devono avere un riconoscimento almeno pari alle lauree triennali ed essere organizzati con personale stabile e non solo assunto a contratto.

Staremo a vedere se Draghi sarà più concreto dei parolai dell’istruzione.
Sono necessari investimenti veri sui docenti e non solo negli edifici.
Servono fatti. Non parole. Nè le solite promesse.

.

Gilda degli Insegnanti di Venezia

Governo Draghi: ancora una riforma dei Tecnici e Professionali? Sarà sicuramente un’altra Caporetto. ultima modifica: 2021-02-21T04:25:30+01:00 da Gilda Venezia

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

webmaster: Fabio Barina



Sito realizzato da Venetian Navigator 2 srl