I soldi, tanti, che la scuola butterà via in estate

Gilda Venezia

di Salvatore Salerno, lo scrigno di Pandora, 5.5.2021.

Ci sono da sfatare anche i luoghi comuni della mancata socializzazione e del deficit di apprendimenti durante la pandemia.
Gilda Venezia
C’è modo di evitare di sprecare oltre mezzo miliardo di euro mantenendo disponibili dopo l’estate le risorse europee e nazionali dai Pon, stanziamenti richiesti e ottenuti da ogni Ministro Istruzione dal bilancio dello Stato? Si’ c’è modo, anzi sarebbe una buona occasione per parlare di sprechi dei progetti Pon nei sei anni precedenti e presumibilmente di quelli successivi. 
Il Pon è quel Progetto Operativo Nazionale partorito dal Ministero Istruzione, parcellizzato e distribuito a pioggia nelle istituzione scolastiche, tre miliardi di euro con quest’ultima tranche annunciata e poi ci sono altri stanziamenti del Ministero Istruzione sulle quali bisognerà interrogarsi e che riguardano costi dell’apparato interno ed esterno, spese inutili o dannose senza controllo e senza verifiche.
Sono intanto, in questo momento, dentro quel mezzo miliardo e passa che l’attuale Ministro vuole spendere in estate e sono stati dentro e molti di più nei DPCM e decreti dell’ex Ministra, altri soldi nell’ultimo decreto. Ricordare i banchi a rotelle sarebbe come sparare sulla croce rossa, lasciamo perdere. Quel che conta è che queste spese sono diventate enormi con gli ultimi due Ministri e non lasciano niente o quasi di strutturale e di utile nella scuola pubblica. Allora parliamone, entriamo dentro ai Pon, entriamo dentro alla socializzazione che sembra mancata solo ad alunni e studenti in pandemia, parliamo del presunto deficit di apprendimenti dalla dad e dalla scuola in presenza. 
Quest’ultimo dato, la scuola regolarmente svolta in presenza in Italia, sempre dimenticato dai media e dalla propaganda politica nella polemica, creata ad arte, delle scuole chiuse e scuole aperte, delle scuole sicure o invece no. 
Intanto nessuno dice o scrive che la metà di alunni scolarizzati, cioè quelli dall’infanzia alla primaria e alla prima classe dell’ex scuola media, sono stati regolarmente a scuola con i relativi insegnanti ogni santo giorno (tranne pochissimi giorni ed eccezioni in zone rosso scuro o interventi impropri dei Presidenti di regione, nuovi pedagoghi) dall’inizio dell’anno scolastico e lo saranno fino alla sua conclusione. 
L’altra metà degli otto milioni di soggetti interessati lo è stata in didattica a distanza, anche questa tutti i giorni, tranne e forse comprese domeniche e festivi, con docenti regolarmente in servizio nelle ore canoniche dell’orario scolastico e anche di più. 
Parlare dunque di scuole chiuse, chissà da quando e chissà per quanto tempo, non ha senso. 
Veniamo brevemente a questa “socializzazione” che sarebbe mancata con danni irreversibili nel quarto o quinto di una giornata fatta di 24 ore, cioè le ore scolastiche da lunedì a venerdì o sabato di ogni settimana (24 o al massimo 30 ore su 168 ore che fanno una settimana di vita) e che il Ministro vuole recuperare con il grest estivo, le associazioni del terzo settore, le cooperative e soggetti indistinti a luglio ed agosto nelle scuole e con le scuole.
Siccome non è il caso di scrivere un libro, la chiudiamo così, con i dati reali, a quattro milioni e passa di scolarizzati fino ai 12 anni non è mancato niente e la scuola italiana è quella che ha fatto più ore in presenza e in piena pandemia, per altri tre milioni e passa, quelli dai 12 ai 18 anni c’è stata la didattica a distanza. 
Per tutti ci sono stati, come sempre, gli altri tre quarti o quattro quinti della normale giornata fuori dalle aule scolastiche o dal collegamento online con i loro docenti. 
Si immagina che questi quattro quinti o tre quarti delle 24 ore siano stati trascorsi in famiglia, con amici o in qualsiasi altro modo ma la scuola non c’entra niente o molto poco. Sul deficit di apprendimenti non c’è alcuna misurazione e dato disponibile, sarebbe il caso di dire meno male altrimenti avremmo l’Invalsi e i suoi dati sempre denigratori per docenti e discenti.
Allora, è certo che bisogna ridimensionare, non smentire al 100% certo, questa storia del deficit scolastico e della socialità per causa della scuola è una fandonia, se un problema c’è e certamente c’è per tutti e anche alunni e studenti, non è causa esclusiva della scuola e divenire “centrali” a parole e su questo sarebbe meglio non esserlo.
Hanno fatto interi mesi di lockdown in tutti i Paesi europei scuole comprese e nessuno ha gridato allo scandalo, l’Inghilterra ne è uscita così. Per non dimenticare da dove siamo partiti, cioè Pon e spese inutili annunciate dal Ministro per l’estate, dovremo rinviare alla prossima puntata. Ma qualcosa bisogna dire sul modo di utilizzare le risorse europee, quei fondi che in altri Paesi diventano strade e infrastrutture, tecnologia permanente, recuperi di spazi ed edifici, che restano e si vedono. Cosa succede invece in Italia?
Il primo dato è non spenderli, spenderli male e il ritardo su ogni cosa. Nella scuola uguale. I Pon, anche questa volta, giungono a scadenza (discutibile) e si fanno i progettini, tanti, inutili e c’è posto a tavola per tutti i dirigenti, dsga e staff dei privilegiati delle prime file del collegio docenti, bravi a scrivere e progettare, da verificare nel loro lavoro principale che dovrebbe essere insegnare. Si scrive qualcosa di bello, accattivante, fantasioso, corsi e ricorsi di formazione mirata, inservibile, presenze di alunni e studenti ipotetiche e poi si finanzia per archiviare il nulla e rifare un nuovo progettino.
Succederà anche quest’estate a meno che non si fermi l’intendimento del Ministro, l’occasione di uno stop è oggi, alla vigilia di un incontro Bianchi-Sindacati e di uno sciopero proclamato da quelli di base, precari in agitazione. Ascolti, signor Ministro e faccia un passo indietro. Si lascino i mercanti fuori dal tempio, rinunci alla sua scuola di comunità indistinta, non è il caso e non è il momento, che tutto si rinvii al prossimo anno scolastico il cui regolare avvio (con docenti in cattedra e con la dignità o prospettiva immediata di abilitazione e ruolo, il nuovo contratto di lavoro, spazi ed edifici, meno alunni per classe, personale ata sufficiente, controllo sanitario, etc.) dovrebbe essere la priorità di tutti. O no? 
Il 6 maggio sarà una giornata importante per rimettere al centro i veri problemi della scuola o per un’ulteriore delusione e rassegnazione. Ne parleremo.
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I soldi, tanti, che la scuola butterà via in estate ultima modifica: 2021-05-05T21:50:35+02:00 da Gilda Venezia
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