Il bonus della discordia/1. Quel dialogo mai cominciato

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TuttoscuolaNews, n. 765 del  23.5.4.2016 

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– Nel documento a quattro firme (Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals) sottoscritto al termine dell’incontro svoltosi presso il Miur lo scorso 15 marzo, definito “prima informativa sindacale sul Fondo istituito dalla legge 107/2015 per la valorizzazione del merito del personale docente”, si denunciava il protrarsi di “una situazione nella quale il quadro normativo appare ancora piuttosto confuso e il processo messo in campo dalle scuole alquanto disomogeneo”.

Da allora, almeno dal punto di vista dei citati sindacati (ma anche della Gilda, che si è differenziata solo per le modalità della protesta), non sono intervenute novità significative, tanto è vero gli scioperi sono stati confermati: per il 12 maggio (Gilda) e per il 20 (le altre quattro sigle).

Il fatto che le astensioni dal lavoro siano state assai inferiori a quelle verificatesi il 5 maggio dell’anno scorso non significa però che la categoria non si riconosca più nella linea assunta dai sindacati di aspra opposizione a ogni margine di (ulteriore) autonomia del dirigente scolastico nell’assegnazione del bonus.

La normativa di riferimento fondamentale, sostengono i sindacati, non è cambiata con la legge 107: per i DS è sempre quella stabilita dall’art. 25 comma 2 del Decreto legislativo 165/2001: “Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici, spettano al dirigente scolastico autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane”.

Dunque il rispetto delle nuove norme stabilite dalla legge 107 non comporterebbe il superamento delle norme precedenti, vigenti e mai abrogate, che definiscono da una parte le funzioni del dirigente e dall’altra le prerogative e le competenze degli organi di governo della scuola e la disciplina delle relazioni sindacali.

In particolare il Collegio dei docenti dovrebbe, secondo i sindacati degli insegnanti, conservare le sue competenze, non modificate dalla legge 107, in materia di definizione dei piani formativi (il PTOF non innova rispetto al POF) e dei relativi aspetti organizzativi come l’individuazione degli incarichi e delle attività didattiche necessarie per realizzare gli obiettivi fissati. Il Comitato di valutazione e il DS non potrebbero dunque che operare a valle di quanto stabilito dal Collegio. Mentre la distribuzione del bonus (misura del compenso, distribuzione tra i diversi ordini e gradi, rapporto con altri eventuali compensi ecc.) dovrebbe essere oggetto di contrattazione con le RSU, visto che la stessa legge 107 lo definisce come “salario accessorio”.

Tutti temi sui quali il dialogo tra governo e sindacati (esclusa ANP) per ora non è neppure iniziato. Perché?

Il bonus della discordia/1. Quel dialogo mai cominciato ultima modifica: 2016-05-23T05:05:34+02:00 da Gilda Venezia
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