“Il problema adesso non è più se riaprire o non riaprire la scuola questa mattina, 7 gennaio”

Gilda Venezia

di Vincenzo Brancatisano, Orizzonte Scuola, 7.1.2021.

Riflessioni di un docente.Gilda Venezia

“Il problema adesso non è più se riaprire o non riaprire la scuola questa mattina, 7 gennaio, ma ritrovare il senso di un’istituzione”. A dirlo è Andrea Bevacqua, docente calabrese e coautore del libro “Registro (s)connesso”, un titolo che richiama volutamente le criticità della Didattica a distanza. Ed è il titolo del primo libro sulla Dad, e scritto assieme ad Alessandro Sebastiano Citro e Giorgio, per la casa editrice Edizioni Dignità del Lavoro, con la prefazione dello scrittore Christian Raimo.

“Appare evidente”, spiega ora Bevacqua, “che ci serve una bussola più di ogni altro strumento. Serve ad una società intera capire bene cosa si sta sacrificando in questi mesi di pandemia. Cavarsela con la solita retorica della Scuola e dell’Istruzione fondamentali e basilari per un Paese civile e democratico ormai non aiuta e rischia di trascinare il corposo dibattito nel solito ginepraio di parole tra fazioni opposte”. Bisogna recuperare una visione di senso, una prospettiva, “rintracciare un sentiero oggi più che mai andato perduto e sepolto da quintali di arbusti e roveti”.

È tra le missioni più difficili che attende la Scuola dalla sua istituzione ad oggi, insiste Bevacqua. “Forse al pari dei conflitti mondiali e la lotta all’alto tasso di analfabetismo. La pandemia ha messo in evidenza tutte le crepe esistenti così come è successo per altri settori del welfare, Sanità in testa.

In fondo ce lo ha ricordato il Papa che siamo una società malata che pensava di essere indistruttibile. Sulla Scuola nessuno pensava che fosse sana, allo stato attuale però, la situazione è precipitata in un baratro da cui nessuno riesce ad uscire e trovare soluzioni. Necessiterebbe una politica con la p maiuscola capace di guardare oltre ma evidentemente si chiede troppo”.
Invece il dibattito è incentrato su aprire sì o aprire no: “Ma questo è solo un falso problema o comunque affrontato male, prosegue Bevacqua. “C’è un discorso sicurezza che pare non riguardare il comparto Scuola. Insegnanti e amministrativi non paiono esserne toccati per un governo che addirittura ne calendarizza il vaccino dal mese di aprile.

Ciò significa che la Scuola, lasciando da parte le percentuali di presenza, potrebbe anche riaprire il 7 gennaio ma come accaduto ad ottobre chiuderà a macchia di leopardo dal giorno dopo. È altrettanto evidente che i genitori sono spaccati tra chi quasi arriva a negare la brutalità del virus e chi invece sostiene che bisogna restare a casa fin quando tutto sarà finito. Il tema di fondo però è proprio non pensarsi come un unico corpo fatto di presidi, amministrativi, insegnanti, genitori e alunni. Non riuscire ad esprimersi con una visione che provi ad andare oltre l’inevitabile scontro e dibattito sulla chiusura e apertura è sintomo dell’assenza della bussola. Serve aprire un dibattito che sappia scavare le crepe, distruggere anche se serve per poi ricostruire in modo prospettico. Se la Scuola in questi mesi è andata avanti lo ha fatto grazie agli insegnanti e alla loro buona volontà. A quella dei genitori e dei ragazzi anche. A quella di dirigenti illuminati che si sono reinventati. Ora però questo non basta più. A sgretolarsi giorno dopo giorno davanti ai nostri monitor è tutto il contesto.

La Scuola più che estinguersi sembra diventata un fantasma. C’è come l’impressione di assistere alla frantumazione di un edificio con la stessa sensazione di impotenza provata davanti all’attacco alle Torri Gemelle. Chiusi i monitor mi pare di avvertire un senso misto di rassegnazione e incapacità di reagire. Il rapporto costante creatosi con i nostri alunni, per i più piccoli anche con i loro genitori, rappresenta una relazione alta dal punto di vista quantitativo. Bisognerebbe adesso puntare sulla qualità. In alcune municipalità più virtuose si sono sottoscritti patti educativi tra istituzioni, scuole, genitori, alunni e associazioni. Un modo per provare a ripartire dopo la pandemia. Un modo per esserci, per impegnarsi, per dire: abbiamo qualcosa da cui cominciare, qualcosa di scritto per ripartire”.

La bussola potrebbe orientarsi verso questa direzione. “La bussola – prosegue il docente – non ci indica infatti un ritorno alla normalità ma un cambio di rotta. Ripartire non significa infatti continuare sulla stessa strada ma battere sentieri nuovi. Su questo però ora più che mai serve la Politica. Da una parte rilanciare un piano di investimenti strutturali sugli edifici e la loro messa in sicurezza, affrontare strategicamente e pianificare un piano di assunzioni; dall’altra alzare la qualità del contesto socio-educativo impegnando tutti i soggetti dei territori a stringere patti educativi. In poche parole serve riprendere a vivere la Scuola ora virtualmente e fra un po’ di tempo nuovamente in presenza.

Quando il Ministro Profumo qualche anno fa parlava di scuole hub sul territorio aveva probabilmente inquadrato la questione. Ma alle parole non sono seguiti i fatti. Per far diventare una scuola un perno del territorio servono investimenti e una grande capacità di coesione e questa non può essere lasciata alla volontà generale di alcune realtà associative virtuose. Serve ripartire da qui con la bussola in mano. Su questo gli insegnanti dovranno avere un ruolo fondamentale e non può non essere così. Per non stare a guardare le macerie, per ritrovare un senso ora, per ripartire verso altre direzioni”.

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“Il problema adesso non è più se riaprire o non riaprire la scuola questa mattina, 7 gennaio” ultima modifica: 2021-01-07T07:47:25+01:00 da Gilda Venezia
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